Ogni dolore è una prova di maturità

17 novembre 2016 in Psicologia 12 Condivisi

Siamo abituati a sentir parlare del dolore come il tempo necessario a riprenderci emotivamente dalla perdita di una persona cara. Di solito lo si tratta da questo punto di vista, ma forse non siamo del tutto consapevoli che viviamo ogni giorno dei dolori, forse meno scioccanti, ma più frequenti. In questo modo, cresciamo e maturiamo affrontando diverse perdite e integrando i sentimenti che suscitano nella storia della nostra vita.

Oggi vogliamo parlare di un tipo diverso di dolore, quello che proviamo quando finisce un rapporto di coppia con un’altra persona. Un processo in cui ci sentiamo impotenti, indifesi o senza voglia di andare avanti, sentimenti che proviamo anche in altre circostanze, come la perdita di una persona cara.

Fasi del dolore relazionale

È ovvio che ciascuno di noi vive il dolore relazionale a modo proprio. Questa sofferenza non è la stessa se è uno dei due a prendere la decisione di porre fine al rapporto, se uno dei due ha tradito o ancora se la decisione è comune. In generale, possiamo parlare di fasi distinte del dolore che di solito attraversiamo con maggiore o minore intensità:

  • Quando un amore finisce, le nostre emozioni generano uno scudo di protezione contro il dolore, in altre parole neghiamo quanto successo. Non accettiamo ciò che è accaduto, ci limitiamo a pensare che qualcosa non sta andando come dovrebbe. L’incapsulamento non ci permette di percepire la realtà in maniera oggettiva.

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  • Mano a mano che iniziamo ad essere più consapevoli di quanto è successo, lo scudo lascia il posto alla battaglia, una lotta interiore e personale, fatta di ira e rabbia. Quello che prima non quadrava ora risulta inspiegabile e sorgono domande del tipo: “Cos’ho fatto di male?”, “Come ha potuto farmi questo?”, “Forse ho preso la decisione sbagliata”, ecc.
  • In questo momento, iniziamo ad assimilare i nostri ragionamenti e a sentire la mancanza della persona idealizzata, più che del partner, e comincia la tristezza associata alla rottura. La battaglia interiore è terminata, non c’è niente contro cui lottare. Il sentimento di dolore emotivo sarà più forte che nelle altre fasi, ma servirà solo a passare alla fase successiva.

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  • Dopo la tristezza, la vita inizia a riprendere senso. L’altra persona esiste e ne siamo consapevoli, ma non per questo soffriamo. È una verità oggettiva che sappiamo essere immutabile e che, quindi, non è più un problema. Cominciamo a ricordare le persone che ci amano e che ci hanno trasmesso il loro affetto più che mai. Accettiamo il fatto che la situazione ora è migliorata e siamo pronti all’ultima fase.
  • In questa fase arriva il meglio: ci guardiamo indietro e capiamo che abbiamo solo da imparare. Un insieme di situazioni che abbiamo vissuto insieme e che ci hanno dato un nuovo io (ego), nuove qualità. All’improvviso siamo consapevoli del fatto che quanto  successo non è stato distruttivo, anzi, siamo persone più sagge e auguriamo al nostro ex solo cose belle perché non è un nemico, ma un vecchio compagno nel viaggio della vita.

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Il dolore serve a imparare qualcosa

Alla fine, la vita non smette di essere un percorso in cui impariamo ad affrontare quello che ci capita, per quanto sia difficile, nel miglior modo possibile. Ogni cosa ha due facce e almeno una delle due è bella. In questo passaggio del libro Uomini senza donne, Murakami descrive alla perfezione l’ultima fase di questo dolore:

– È stata dura?
– Cosa?
– Ritrovati da solo all’improvviso quando prima eravate in due.
– A volte – risposi con sincerità.
– Ma non credi che quando si è giovani in qualche modo sia necessario vivere periodi tristi e difficili come quello? Cioè come parte del processo di maturità.
– È questo che pensi?
– È come un albero: per crescere forte e robusto, ha bisogno di passare inverni rigidi. Se il clima fosse sempre caldo e mite, non avrebbe nemmeno anelli.

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