Provare rabbia e non sapere perché

26 luglio 2016 in Psicologia 9 Condivisi

È una sorta di fastidio che pervade il vostro stato d’animo, ma anche il vostro corpo. Siete infastiditi. Avete caldo e avvertite una sensazione di pesantezza alla testa. È possibile anche che manifestiate tensione alla gola e un senso di oppressione al petto. Si tratta della rabbia, che spesso vi assale e a volte non sapete esattamente perché.

Quando l’ira si sviluppa a partire da uno stimolo concreto, come un’azione offensiva o una situazione sgradevole, è molto più semplice stabilire una condotta da seguire. Avete varie alternative: arrabbiarvi, digerire l’accaduto e lasciar correre oppure gestire in modo civile la questione. Quando, però, la rabbia non è rivolta verso qualcosa o qualcuno in particolare, ma semplicemente impregna tutto il vostro mondo emotivo, allora è più difficile tenerla sotto controllo.

Aggrapparsi alla rabbia è come afferrare un carbone ardente con l’intenzione di tirarlo contro qualcuno: sei tu a bruciarti.
Buddha

All’inizio, la rabbia è un’emozione positiva, nel senso che permette di opporre resistenza a circostanze che per voi sono fonte di frustrazione o rappresentano una minaccia. Si tratta semplicemente di una reazione di difesa o di attacco, che consente a una persona di riaffermare se stessa. Quando questa rabbia diventa sorda e costante, ovvero quando si trasforma in irritabilità permanente e vi paralizza, a causa di eventi insignificanti, allora è necessario analizzare la situazione.

La rabbia che persiste e cresce sempre di più

Tutti conosciamo persone che sembrano essere sempre arrabbiate. Sembrano tese e significativamente preoccupate ogni giorno, non importa se si verificano fatti positivi o negativi. Sembrano essere immuni a ciò che accade attorno a loro, perché continuano a rimanere arrabbiate. Si dice siano come “scintille” che al minimo stimolo sgradevole scoppiano in un incendio di enormi proporzioni.

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Cosa succede a queste persone che provano rabbia e non sanno spiegarne il perché? In generale si tratta di individui che hanno appreso una lezione sbagliata, ovvero credono che scatenare un conflitto sia un modo efficace per raggiungere un obiettivo. Dato che hanno difficoltà a tollerare o a capire chi pensa o agisce diversamente da loro, si arrabbiano e recriminano agli altri il fatto di non comportarsi come loro vorrebbero, a torto o a ragione.

Per gli irascibili cronici c’è un solo modo di vivere, un solo modo di sentire e un solo modo di agire, che loro considerano “corretto”. Sentono di dover reagire con l’ira quando “beccano” qualcuno fare qualcosa che non va bene. Non sopportano la sensazione di caos nel mondo perché, molto probabilmente, loro stessi provano un caos interiore che possono tenere sotto controllo mostrandosi “psicorigidi”. 

Di solito sono anche persone che incontrano difficoltà al momento di esprimere le proprie emozioni. È frequente che reprimano quello che provano dentro e che siano in grado di manifestarlo solo attraverso un attacco di rabbia. Questa emozione dà loro l’impulso necessario a dire ciò che hanno sempre taciuto. Per questo motivo, le loro parole sono esagerate e quasi sempre riflettono una visione estrema o sproporzionata di una situazione.

Un mostro che finisce per divorare il suo creatore

Ci sono momenti in cui la rabbia è davvero un fattore che mette ordine, che pone dei limiti e che evita mali più gravi. Una buona verità, detta al momento giusto e “senza anestesia”, permette di mettere i puntini sulle “i” e di evitare circostanze nocive.

L’ideale sarebbe avere sempre il controllo sufficiente per dire ogni cosa con moderazione e misura. Ma non è sempre possibile, il nostro cervello istintivo ed emotivo è molto più vecchio di quello razionale e non possiamo evitare che all’improvviso prenda il controllo. Di fatto è un bene che, a volte, si sappia che anche noi abbiamo il nostro bel caratterino.

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Quando si tratta di irritabilità costante, però, invece di favorire una situazione sana, può scatenarsi una dinamica che finisce per compromettere il benessere proprio di chi si arrabbia. L’irascibile vuole ordine, correzione o comunque lo si voglia chiamare. Ma quello che ottiene con le sue grida e le sue lamentele è tutto l’opposto: più disordine, più errori, meno soluzioni.

Queste persone finiscono per contaminare tutte le loro relazioni con tensioni e conflitti. Prima o poi si finisce sempre per ricevere ciò che si dà. È molto probabile, dunque, che chi si arrabbia diventi vittima delle proprie azioni. Gli altri diventano più esigenti ed intolleranti nei confronti dell’irascibile e sono maldisposti in sua presenza. Diventa una persona che dà fastidio, che viene costantemente giudicata, che nessuno sopporta.

Non è insolito che questa irritabilità costante sia accompagnata da depressione e da ansia. Tristezza per la frustrazione che comporta il sentirsi impotenti di fronte all’impossibilità che tutto vada nel modo desiderato. Ansia per lo stesso motivo e per la molteplicità di conflitti in cui ci si ritrova coinvolti.

Alla fine, questi atteggiamenti sono solo un modo per sprecare il lato migliore della vita. È chiaro che se si prova rabbia di continuo e non si sa nemmeno il perché, questo non farà altro che causare paralisi emotiva e serve più che un nuovo stimolo per sbloccare la situazione. Si rende necessario chiedere l’aiuto di un professionista.

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