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Dormire fino a mezzogiorno da adolescenti

Così come ci sono persone mattiniere, c'è chi invece dorme soprattutto di giorno, in particolar modo da adolescenti. Perché succede?

Dormire fino a mezzogiorno da adolescenti

Ultimo aggiornamento: 09 dicembre, 2020

Per molti genitori vedere i figli dormire fino a mezzogiorno è sinonimo di pigrizia e negligenza. Significa non avere ambizioni nella vita o persino sprecare la propria vita. Spesso questa azione viene associata ad altri comportamenti tipici dei giovani, come non mettere in ordine la propria camera o lasciare tutto in giro.

La pigrizia è motivo di rabbia e irritazione per i genitori, soprattutto quando notano che i loro figli brontolano quando provano a farli alzare prima di mezzogiorno. Controvoglia, spettinati e con il segno del cuscino sul viso, con fare sgarbato e di malumore, durante il fine settimana si siedono a tavola a mangiare con la famiglia.

Quello che molti genitori non sanno è che dormire più del solito è assolutamente normale per gli adolescenti e fa parte di una serie di squilibri oggetto di studio in molti manuali dedicati a questa fase dello sviluppo. Nelle prossime righe analizziamo più in dettaglio l’argomento.

Adolescente che dorme.

Gli ormoni e la tecnologia influenzano il sonno degli adolescenti

Lo stravolgimento ormonale nel maschio adolescente altera il ciclo sonno-veglia. Il suo cervello si riprogramma all’incirca intorno agli 11 o ai 12 anni e i recettori androgeni modificano il ritmo circadiano. Questo induce l’adolescente ad andare a dormire più tardi, di conseguenza ad alzarsi più tardi.

Così, dormire fino a mezzogiorno o anche oltre non è solo questione di piacere o ribellione, bensì dipende anche dall’attività ormonale dell’organismo del ragazzo adolescente.

Oltre agli ormoni, l’uso (e l’abuso) della tecnologia è un altro fattore che contribuisce a questa alterazione del ritmo circadiano. Sono diversi gli studi sulla tecnologia (computer e videogiochi) con la quale l’adolescente trascorre ore e ore; le conseguenze di questa abitudini vanno al di là della dipendenza, arrivando a provocare disturbi da deficit dell’attenzione.

Spesso dopo la scuola e le ore dedicate ai compiti, i ragazzi iniziano una battaglia per l’uso dei dispositivi elettronici e rimangono svegli fino a tarda notte. Se consideriamo che la scuola richiede di alzarsi molto presto al mattino, il risultato sono poche ore di sonno (6 al massimo) in un periodo della vita che richiede almeno 10 ore di sonno notturno.

Ciò suggerisce che poiché l’adolescente tende ad alzarsi più tardi (e non perché fa uso del computer, bensì per via del suo ritmo biologico), la scuola dovrebbe iniziare dopo per garantire un apprendimento più efficace.

Dormire fino a mezzogiorno e fare uso dei videogiochi

I videogiochi sono dinamici, fatti di azione, colori, concorrenza, rivalità e stimolano i ragazzi, inducendoli a continuare a oltranza fino a battere l’avversario o a raggiungere un altro obiettivo. In poche parole: la tecnologia ludica accelera l’adrenalina, il cortisolo e la dopamina, ormoni che provocano sovraeccitazione e senso di potere, oltre a dare piacere.

L’adrenalina accelera i riflessi e permette reazioni rapide. Il cortisolo mantiene lo stato di veglia e di attività, mentre la dopamina stimola il piacere della ricompensa.

Ciò si deve alla luce artificiale che riduce le quantità di melatonina prodotta (indispensabile per indurre il sonno). Per questo motivo, alla fine l’adolescente non sente il bisogno di andare a dormire quando dovrebbe, bensì molto più tardi.

Ma bisogna tenere conto anche di un altro aspetto importante: gli adolescenti, a prescindere dal sesso, non hanno il controllo sui propri limiti. Per questo spesso non sanno quando è meglio smettere di giocare o di navigare su internet per riposare. Spetta ai genitori indirizzarli al riguardo e far capire loro qual è il limite sano in merito all’uso di consolle e computer.

Come il testosterone nei ragazzi, anche gli estrogeni delle ragazze sconvolge emozioni, abilità cognitive e l’organismo da molti punti di vista, anche per quanto riguarda il sonno. I recettori estrogeni si attivano nei neuroni, agendo sul nucleo soprachiasmatico, e organizzando il ritmo ormonale, l’umore, il sonno e la temperatura.

Ebbene, gli estrogeni non solo influiscono sui neuroni responsabili della respirazione, bensì attivano anche il ritmo sonno-veglia e gli ormoni della crescita. Tra gli 8 e i 10 anni di età le bambine iniziano a manifestare cambiamenti riguardo le abitudini del sonno.

Il regolatore del sonno e l’ipofisi

Il nucleo soprachiasmatico è un centro che regola il ritmo circadiano per mezzo della melatonina, attraverso l’ipofisi, composta da un gruppo di neuroni situati nell’area mediale dell’ipotalamo.

Il nucleo soprachiasmatico rappresenta l’orologio interno ed endogeno che riceve informazioni sulla luce ambientale attraverso gli occhi, e in particolare mediante la retina. Quest’ultima contiene i fotorecettori, che permettono di distinguere forme e colori.

Oltre a essi, contiene anche cellule gangliari retiniche in cui è presente un pigmento noto come melanopsina e che trasportano le informazioni fino al nucleo soprachiasmatico e attraverso il tratto retino-ipotalamico.

Il nucleo soprachiasmatico prende queste informazioni sul ciclo luce-buio dall’esterno, le interpreta e le invia al ganglio cervicale superiore e da lì il segnale raggiunge l’ipofisi che risponde rilasciando melatonina. La secrezione di melatonina è bassa nell’arco della giornata e maggiore durante la notte.

La serotonina è l’ormone precursore della melatonina e in quanto neurormone responsabile della tranquillità e del benessere, più siamo rilassati e di buonumore di sera, più saremo predisposti alla produzione di melatonina.

Se ci troviamo, invece, in una situazione di stress emotivo o di difficoltà, l’ormone che avrà la meglio è il cortisolo. Al contrario della serotonina, quest’ultimo ritarda la produzione di melatonina, rendendo più difficile conciliare il sonno. Gli adolescenti si attivano con i videogiochi e nel loro organismo prevale il cortisolo, che ostacola il sonno.

Adolescente davanti al pc.

Le onde cerebrali e il sonno tra l’infanzia e l’adolescenza

Uno studio ha dimostrato che a 9 anni il cervello delle bambine e dei bambini presenta la stessa attività cerebrale durante il sonno. Tuttavia, a 12 anni nelle bambine si osserva un cambiamento del 37% delle loro onde cerebrali rispetto a quelle dei bambini (Brizendine, 2006).

Gli scienziati sono giunti alla conclusione che il cervello delle bambine si evolve più in fretta di quello dei bambini. Campbell segnala che la riduzione delle sinapsi extra nel cervello delle bambine inizia prima. Questo aspetto induce una maturazione più rapida dei circuiti cerebrali.

Un altro dettaglio non meno importante è il ritmo circadiano che regola i livelli di cortisolo nell’organismo. Nello specifico:

  • Ci sono le persone “allodole”, il cui ritmo è diurno e che quindi si svegliano per natura presto. Fanno fatica a restare fuori fino a tardi.
  • E le persone “gufi”, che possono dormire fino a mezzogiorno o oltre e che rinascono la sera, quando riescono a trascorrere molte ore svegli.

Dormire fino a mezzogiorno non è sempre sinonimo di pigrizia

Sulla base di quanto detto, possiamo dedurre che non possiamo dare sempre per scontato che gli adolescenti siano pigri perché dormono fino a mezzogiorno o oltre. Va tenuto conto dei naturali aspetti biologici.

Al di là della classificazione allodole-gufi, esistono ragazzi apatici, pigri e irresponsabili. Per questo motivo non tutto si può giustificare con la tempesta ormonale, con il ritmo del gufo o con l’uso della tecnologia fino a tardi.

Oltre a ciò, è fondamentale trattare ogni caso come a sé stante. Di volta in volta, saranno i genitori a dover porre dei limiti, a controllare e a regolare l’uso della tecnologia da parte dei figli.

Dormire fino a mezzogiorno non è un crimine adolescenziale, soprattutto se succede di rado. Se però succede troppo spesso, bisogna indagare sulle cause e prendere le misure opportune per risolvere la situazione.

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