Dovrei: quella parola che tanto spesso ci ostacola

· 26 maggio 2016

“Dovrei iniziare la dieta”, “dovrei chiamare mia madre”, “dovrei dire al mio capo che mi merito un aumento”, “dovrei fare sport come mi ha consigliato il dottore”. Sono molti i dovrei che ci tormentano tutti i giorni, trasformandosi in veri e propri muri che ci imprigionano e che restano in piedi grazie a quella possibilità che non arriva mai.

Quei “dovrei” diventano una specie di utopia, un sogno incompiuto, una legge infrangibile e una barriera che ci impedisce di avanzare. Senza alcun dubbio, “dovrei” è una parola che ci ostacola e ci incatena alle paure, alle insicurezze e alla mancanza di azione. È per questo che è necessario liberarsi di quel peso che chiamiamo “dovrei” e che ha il potere di rendere qualsiasi strada molto più tortuosa.

Dovrei + completare con l’opzione più appropriata

Negli ultimi giorni, quante volte avete pronunciato la parola “dovrei”? Probabilmente non le avete contate, ma, senza paura di sbagliare, siamo pronti a scommettere che sono state più del necessario. Senza alcun dubbio, “dovrei” è una delle parole più frequenti nei nostri dialoghi interni.

Questa coniugazione del verbo “dovere” è collegata alle idee irrazionali, quelle convinzioni che ci turbano e che ci impediscono di vivere una vita soddisfacente. Queste idee hanno radici molto profonde che scendono fino al nostro profondo e che guidano la nostra esistenza. Tuttavia, invece di essere un punto di partenza dal quale ottenere qualcosa di più grande, in realtà bloccano la nostra tendenza all’azione.

Il “dovrei” è spesso accompagnato dal “sempre” o dal “mai”. Non c’è niente di più aguzzo e severo. Sono in molti a usare queste parole per mentire a se stessi. Pensano che, imponendosi un compito al condizionale, lo stiano scrivendo con il pennarello rosso nella propria agenda, in realtà usano il dialogo interno per rafforzare la possibilità di non portarlo a termine.

Dal dovrei non nasce l’azione, bensì la negazione

Quando decidiamo di dover fare qualcosa in concreto, nella maggior parte dei casi non gli diamo la forma di un’azione ricorrente. Tutto resta sotto forma di promessa incompiuta, di idea detta a caso o persino come un modo incosciente di “convincerci” che cambieremo qualcosa.

Per esempio, se diciamo “dovrei perdere peso, perché il medico ha detto che alcuni dei valori degli ultimi esami sono sballati”, stiamo pensando al problema. Ottimo, ma non è la soluzione. Forse la frase continua con un “dovrei mettermi a dieta” o “dovrei andare in palestra”. Tuttavia, entrambe sono presunte azioni, che hanno una probabilità maggiore di essere rifiutate, piuttosto che accettate.

Dita che indicano

Se invece di esprimere tante idee al condizionale dicessimo “inizierò la dieta” o “mi iscriverò in palestra”, forse sarebbe più facile rispettare queste promesse. Nonostante ciò, nemmeno questo è l’ideale. La cosa migliore in queste situazioni è fare il primo passo: tirar fuori dal frigorifero tutto ciò che non è incluso nella dieta o mettersi le scarpe da ginnastica e iniziare a fare attività fisica.

Liberarsi dei dovrei per vivere con più leggerezza

Il vocabolario Treccani della lingua italiana, definisce il verbo “dovere” (in tutte le sue coniugazioni) come un obbligo. Un impegno che possiamo comprendere o meno, ma dal quale non possiamo sfuggire. Se ci ritroviamo ad avere l’obbligo di fare qualcosa che non capiamo e impariamo a memoria quegli “ordini divini”, sarà sempre più difficile iniziare ad agire.

Torniamo all’esempio del paziente che va dal medico e al quale viene consigliato di adottare alcune misure per perdere peso; questi ne mette in dubbio l’efficacia, poiché non comprende la logica di ciò che gli viene proposto dallo specialista, dunque non può gestire la situazione come dovrebbe. Forse, se il dottore gli spiegasse nei dettagli la scienza che si cela dietro la relazione tra lo sport e la salute, il paziente direbbe “devo”, invece di “dovrei… ma non trovo un motivo valido per farlo, oltre all’ordine che ho ricevuto”.

Le pressioni e i pensieri irrazionali che iniziano con la parola “dovrei” si installano nella nostra mente sin dalla tenera età: “Devo prendere buoni voti”; “Devo ubbidire ai miei genitori e ai professori”; “Devo diplomarmi”; “Devo avere una famiglia”, etc.

Perché “dovremmo” fare tutte queste cose? Perché così ci dice la nostra cultura, la società o le consuetudini! Tuttavia, questa risposta non basta. Perché non comprendere che passare un esame, dire sempre di sì ai genitori, scegliere il corso giusto all’università o sposarsi non “dovrebbero” essere dei fardelli che ci pesano sulle spalle?

Quando il dovrei ci fa paura e ci fa sentire in colpa

Le regole della società esistono da moltissimo tempo ed è per questo motivo che non mettiamo in dubbio la maggior parte di esse. Quei “dovrei” che ci vengono imposti come legge morale o culturale, non sono stati adottati per darci fastidio o per nuocerci, eppure esistono e spesso interferiscono con la possibilità di prendere le nostre decisioni personali.

Simboli della giustizia

Cosa succede se non rispettiamo i “dovrei” che ci vengono inculcati sin da piccoli? Ci fa paura, persino quando seguire uno di quei doveri ci impedisce di essere felici. I “dovrei” che non rispettiamo ci fanno sentire in colpa. Sapevate che questo sentimento esiste solo negli esseri umani e negli animali domestici, perché sono le persone che glielo hanno trasmesso?

Se facciamo i compiti, siamo liberi dal peso, ma non dal senso di colpa. Molto spesso, il pensiero secondo il quale “se non ascoltiamo un dovere imposto dalla società, nuociamo alla società stessa” non è vero. Decidere di non andare all’università, non significa che smettiamo di essere brave persone. Se decidiamo di non sposarci, non rappresentiamo una minaccia per la comunità.

Ricordate che ci sono azioni che vi renderanno felici, anche se non rispondono agli impegni dei “dovrei”. Mettetevi all’opera e passate dal pensiero all’azione. Le idee irrazionali o ereditate sono spesso l’ostacolo principale che ci impedisce di vivere una vita piena e solo perché, senza volere, ne coltiviamo l’esistenza.