Effetti dei pesticidi sul cervello

· 13 Febbraio 2019
A causa degli alti livelli di tossicità, gli effetti dei pesticidi sul cervello possono essere particolarmente dannosi dopo un'esposizione prolungata.

Ogni anno l’industria chimica ritira centinaia di prodotti che fino a quel momento sembravano sicuri. La scienza sembra confermare gli effetti dei pesticidi sul cervello e i danni che possono provocare.

I pesticidi costituiscono un ampio gruppo di composti chimici eterogenei. Nonostante i grandi benefici che apportano all’agricoltura, rappresentano anche un grande rischio per la salute. In questo articolo cercheremo di capire quali sono gli effetti dei pesticidi sul cervello umano.

Usati in agricoltura per debellare insetti, erbacce, funghi o roditori, i pesticidi favoriscono l’incremento della produzione. Ma esiste un rovescio della medaglia: gli effetti dei pesticidi sul cervello e l’enorme rischio per la salute.

Al giorno d’oggi siamo continuamente esposti a numerosi prodotti chimici. Spesso non vengono condotti studi di laboratorio abbastanza approfonditi che possano scartarne gli effetti tossici. A volte, infatti, il pesticida in sé non è dannoso, ma lo diventa in combinazione con altre sostanze. A lungo termine, questi composti hanno conseguenze devastanti per l’organismo.

Gli effetti dei pesticidi sono particolarmente gravi nei bambini. L’esposizione a prodotti chimici contaminanti, anche a basso livello, può influire sullo sviluppo cerebrale. Ciò avviene anche durante la gestazione. Ovviamente, a un maggior tempo di esposizione corrisponde un danno maggiore.

Alcune di queste sostanze contribuiscono alla comparsa di disturbi permanenti, tra cui i deficit di attenzione. Il cervello in fase di sviluppo è molto vulnerabile agli effetti dei prodotti chimici.

Uso dei pesticidi in agricoltura

Effetti dei pesticidi sul cervello: i primi studi

Nel 1962, la biologa conservazionista Rachel Carson pubblicò il libro Primavera silenziosa. Da allora, viene considerato il primo libro che ha contribuito alla formazione della moderna coscienza ambientale. Per la prima volta venivano trattati gli effetti dannosi dei pesticidi sull’ambiente. Il tema allarmò la popolazione statunitense, tanto che il governo americano si vide obbligato a proibire l’uso del DDT.

Negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, numerosi studi affrontarono gli effetti dei pesticidi sul cervello. Un gruppo di scienziati riuscì a dimostrare che l’esposizione prolungata ai pesticidi organoclorurati produce alterazioni nel sistema nervoso centrale (SNC).

Conseguenze dell’esposizione prolungata ai pesticidi

I pesticidi sono tossici sia per gli umani che per gli animali. Alcune tossine, infatti, sono talmente forti che è sufficiente una dose minima perché siano fatali. Esistono anche tossine meno aggressive che non provocano danni immediati. In questi casi, però, il rischio è costituito dall’esposizione prolungata alla sostanza.

Le tossine dei pesticidi possono rimanere nell’organismo per molto tempo, causando reazioni diverse. Queste reazioni dipendono da vari fattori: la durata dell’esposizione, il tipo di pesticida e la resistenza personale ai prodotti chimici.

Pesticidi e Alzheimer

Numerosi scienziati in tutto il mondo si dedicano allo studio di questa difficile malattia neurodegenerativa. Grazie alle loro ricerche, la conosciamo sempre meglio.

La rivista JAMA Neurology ha pubblicato uno studio in cui si sottolinea la relazione tra l’ambiente e l’Alzheimer. Lo studio ha potuto determinare che l’esposizione a pesticidi come il DDT aumenta il rischio di comparsa della malattia. Usato negli Stati Uniti fino al 1972, il DDT venne proibito anche in Italia nel 1978. Veniva impiegato di solito contro i parassiti e per elaborare una sostanza detta dicofol.

Per confermare la relazione tra Alzheimer e pesticidi, vennero analizzati 2 gruppi di pazienti che soffrivano di tale malattia neurodegenerativa. Lo studio dimostrò che i pazienti con alti livelli di pesticidi nel sangue avevano subito un deterioramento cognitivo più grave rispetto agli altri. Mentre i componenti del secondo gruppo, pur manifestando la malattia, non presentavano tossine nel sangue.

Si tratta di dati molto interessanti per quanto riguarda gli effetti dei pesticidi sul cervello, ma che possono spiegare solo alcuni casi di Alzheimer. Tuttavia, mettono in evidenza la relazione diretta tra i pesticidi e questa temuta malattia neurodegenerativa.

Relazione tra pesticidi e Alzheimer

Pesticidi e autismo

Pur avendo un’importante componente genetica, l’autismo è influenzato anche dall’ambiente. Uno dei fattori di rischio che aumenta le probabilità di soffrirne è l’esposizione ai pesticidi durante la gravidanza. Uno studio dell’Università della California ha messo in evidenza la relazione tra l’esposizione a queste e altre sostanze tossiche e la gravidanza

Secondo gli studi, i pesticidi possono alterare soprattutto la metilazione del DNA della placenta. Ciò altera lo sviluppo del feto. Inoltre, le possibilità di soffrire di autismo aumentano in maniera esponenziale.

Pesticidi e Parkinson

Anche il Parkinson è un disturbo neurodegenerativo cronico. Si verifica a causa della distruzione dei neuroni che agiscono nel sistema nervoso centrale, e le sue cause sono tuttora sconosciute. L’importanza di questi neuroni consiste nel fatto che utilizzano la dopamina come neurotrasmettitore primario. Ed è proprio grazie alla dopamina che il nostro corpo riceve le informazioni necessarie per muoversi.

Durante uno studio, il dottor Francisco Pan-Montojo e il suo team di scienziati hanno confermato quanto già si ipotizzava: uno degli effetti dei pesticidi sul cervello è l’aumento delle possibilità di soffrire di Parkinson. Ma numerosi altri studi epidemiologici sono giunti alle stesse conclusioni. In sintesi, esistono alcune sostanze tossiche in grado di provocare i sintomi di questa malattia.

Risulta evidente che l’utilizzo dei pesticidi è un argomento che genera dibattito. Inoltre, sembra che gli studi portino a confermare sempre di più gli effetti dannosi di questi prodotti. Da un lato, si tratta di sostanze indispensabili per l’agricoltura moderna. Dall’altro, è ormai riconosciuto che provocano gravi malattie. Ma allora, vale la pena utilizzarli? Il dibattito è sempre acceso, così come le ricerche sull’argomento.