Effetti della lettura sul cervello umano

· 2 ottobre 2018

La lettura di romanzi, testi fittizi e saggi funge da supporto per immaginare situazioni, scenari e personaggi. Percorrendone le pagine, immaginiamo volti, indumenti, paesaggi, spazi e distanze. È così che hanno inizio gli effetti della lettura sul cervello.

La lettura è una perfetta opportunità per staccare la spina e rilassare il nostro dialogo interiore, frenando i rimproveri, le accuse o i cicli di pensiero rivolti ai problemi che non riusciamo a risolvere. In questo modo si attivano le aree cerebrali connesse ai nostri sensi.

Scopriamo in questo articolo gli effetti della lettura sul cervello umano.

Il linguaggio nell’emisfero destro

Il neurologo Guillermo García Ribas sostiene che siano due gli aspetti facilitati dalla lettura: la decodificazione del linguaggio e il pensiero simbolico.

Alex Huth fa parte del team che si è occupato di mappare il sistema semantico del cervello. Sorprendentemente, ha scoperto che il linguaggio non coinvolge solo l’emisfero sinistro, come creduto finora. A quanto pare quest’area è sì predisposta alla produzione del linguaggio, ma che gran parte della comprensione si produce nell’emisfero destro.

“Esiste una connessione tra le aree di interpretazione dei simboli (parole) e le altre, come quella del movimento, che finora non conoscevamo.”

-G. Ribas-

Gli effetti della lettura sul cervello umano

Gli effetti della lettura sul cervello

Leggere attiva il nostro GPS mentale

Il neuroscienziato Aidan J. Horner sostiene che la rappresentazione di immagini mentali incida sul sistema nervoso centrale e sottocorticale. Attiva inoltre una rete di cellule grid, o cellule a griglia, nella corteccia entorinale. Dalle cellule grid dipende la localizzazione nello spazio, ovvero aiutano il cervello a capire il posto che occupiamo nell’ambiente.

Si attivano di fronte a immagini mentali create a partire dalla lettura e dalla descrizione di personaggi in un determinato ambiente, così come quando immaginiamo noi stessi in un luogo. Quando leggiamo, si attivano come se si trovassero di fronte a stimoli visivi o auditivi.

Queste cellule a griglia mostrano una forte regolazione di onde theta, ovvero impulsi elettrici ad alta ampiezza, caratteristica legata alla riorganizzazione della struttura cerebrale. Sono onde a bassa frequenza, dunque molti studiosi ritengono che facilitino l’accesso a contenuti inconsci.

Le onde theta sono proprie delle fasi 1 e 2 del sonno negli adulti. Al contrario, nei primi anni di vita i bambini sperimentano uno stadio di onde theta durante la veglia. Quando ciò accade in fase di veglia negli adulti, si produce qualcosa di simile allo stato di coscienza ottenuto con l’ipnosi o con la meditazione.

Per riassumere il tutto, uno degli effetti della lettura sul cervello umano sarebbe uno stato di coscienza che dà accesso al contenuto dell’inconscio. Allo stesso tempo, si produce una riorganizzazione delle strutture cerebrali e delle reti neuronali.

Uno specchio in cui guardarsi

Robert Harris dell’Università Emory ha realizzato un test di risonanza magnetica su un gruppo di persone dedite alla lettura di un romanzo. I risultati sono stati sorprendenti.

È emerso infatti che i movimenti realizzati dai personaggi dei libri attivavano nel cervello dei lettori le stesse aree che si sarebbero attivate se avessero svolto in prima persona quei movimenti. È stato rilevato anche un importante rinforzo nelle connessioni neuronali del solco centrale, area vincolata alle sensazioni corporaree e all’empatia.

Donna che legge

L’impronta lasciata nel cervello

Gli esperimenti di Robert Harris hanno portato alla luce anche alcuni effetti collaterali di questa preziosa attività, ovvero un’impronta neuronale presente fino a qualche giorno dopo la fine della lettura.

I partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica a distanza di qualche giorno dalla fine della lettura, provando così che la connettività aumentata durante il periodo di lettura si manteneva attiva per vari giorni, anche se non si stava più leggendo.

Questo fenomeno fu chiamato “ombra di attività”. L’impronta della lettura permane nel cervello fino a cinque giorni dopo che la lettura è finita, ma può rimanere più a lungo se il libro è piaciuto particolarmente.

L’ombra di attività che la lettura produce nel nostro cervello forse può spiegare la magia dei libri, la stessa che permette che personaggi e storie rimangano con noi anche dopo aver raggiunto la fine della storia.