Effetto Matilda: donne, scienza e discriminazione

· 26 maggio 2018

Sapete quanti Premi Nobel sono stati consegnati agli uomini in più di 120 anni di storia? E quanti invece ne hanno ricevuto le donne? La proporzione è spaventosa: 817 per gli uomini e solo 47 alle donne. L’effetto Matilda è sorto per riconoscere le discriminazioni sessiste in ambito scientifico.

Emerse per denunciare il fatto che le scienziate ricevono meno premi, riconoscimenti e gratificazioni rispetto ai loro colleghi uomini, pur realizzando lo stesso lavoro o persino migliore. È curioso anche il fatto che l’origine di questo termine provenga dal corollario maschile.

L’origine dell’effetto Matilda è biblico

Per comprendere meglio l’effetto Matilda, è utile spiegare la nascita del suo analogo maschile: l’effetto San Matteo (o effetto Matteo). Robert K. Merton, il sociologo che coniò questo termine, citò le parole di San Matteo per fare riferimento a un fenomeno riguardante molteplici sfaccettature della vita. Nella parabola dei talenti, l’evangelista Matteo offre una lezione che ci spinge a riflettere.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.”

-Matteo 25: 14-30, La parabola dei talenti-

Rappresentazione di San Matteo

L’effetto San Matteo

L’effetto San Matteo si riferisce alla minore attenzione, considerazione o riconoscimento che ricevono i lavori che non sono realizzati da professionisti rinomati rispetto all’attività di eguale importanza realizzata da professionisti già conosciuti e famosi.

Cerca di spiegare perché le opere anonime non sono altrettanto citate come quelle di autori famosi, nonostante queste ultime possano risultare di peggiore qualità.  In tal modo, si penalizza e rimane in secondo piano chi non ha un “tutore” o quei giovani promettenti che non sono ancora conosciuti. Restano all’ombra dei grandi autori che godono già di fama e successo.

Adattamento femminile alla scienza: l’effetto Matilda

Il cosiddetto effetto Matilda ha origine nel 1993, grazie a Margaret W. Rossiter. Questa storica prese spunto dall’effetto San Matteo per denunciare e dare finalmente un nome alla poca importanza data al lavoro scientifico delle donne rispetto a quello degli uomini.

Volle denunciare le situazioni in cui le scoperte e le ricerche delle donne venivano condannate all’ostracismo, per una semplice questione di genere e non di qualità. Il merito e il riconoscimento che spetterebbero alle scienziate è minore rispetto a quello ottenuti dai loro colleghi uomini.

In tal senso, l’integrazione della donna in ambito scientifico è avvenuto molto lentamente. In molti paesi, le donne continuano a non potersi iscrivere all’università o a non poter guidare. Oggigiorno, in Occidente le donne possono iscriversi all’Università o a un dottorato di ricerca, ma le loro condizioni lavorative continuano a essere svantaggiose rispetto a quelle degli uomini.

Donna in laboratorio

In che modo vengono penalizzate le donne?

Il beneficio ottenuto dagli uomini non si limita ai premi che questi ricevono. Oltre a ricompense, remunerazione, posti di lavoro, finanziamenti o pubblicazioni, sono diverse le varianti nelle quali gli uomini, per il semplice fatto di essere tali, partono avvantaggiati.

A causa di ciò, menti brillanti di fisiche, chimiche, sociologhe o dottoresse sono rimaste indietro. Hanno visto il loro lavoro sottovalutato rispetto a quello degli uomini, abbandonato in un cassetto o disprezzato senza spiegazioni. È stato a lungo negato loro il riconoscimento che meritavano.

La suffragista che ispirò l’effetto Matilda

Rossiter denominò tale situazione come effetto Matilda in onore di Matilda Joslyn Gage. Attivista, pensatrice, autrice prolifica e pioniera della sociologia nordamericana, fu una delle prime donne a lottare per le uguali opportunità di uomini e donne.

Tra le sue tante iniziative, risalta quella in cui sostenne Victoria Woodhull, una delle prime donne a candidarsi come presidente della Casa Bianca. Madre di una famiglia numerosa, pubblicò molte opere di denuncia sulla mancanza di libertà, rivendicando l’uguaglianza dei diritti delle donne.

Il suo lavoro la portò a ricoprire il ruolo di presidente della American Woman Suffrage Association. Da quel momento, si usa il termine effetto Matilda per riferirsi a tutti quei casi in cui le donne, nel loro sviluppo professionale, devono affrontare queste ingiustizie.  

Matilda Gage

Effetto Matilda: verità nel mondo odierno

I casi evidenziati dall’effetto Matilda non si limitano solo ai secoli passati. Oggigiorno, è nota la situazione ingiusta alla quale sono esposte molte donne in molteplici ambiti della vita quotidiana. Il lavoro è solo un esempio in più dei contesti nei quali vengono discriminate.

Facciamo un esempio, riferendoci ai premi Nobel, i riconoscimenti più prestigiosi. L’apporto di Lise Meitner e Rosalind Franklin fu decisivo. Rispettivamente, riguardo alla scoperta della fissione nucleare e della struttura a doppia elica del DNA.

Indovinate un po’? Nessuna ricevette il premio Nobel. Tuttavia, i loro colleghi uomini vennero premiati, usufruendo delle scoperte di entrambe. Difatti, quello di Meitner è uno dei casi maggiormente illustrativi di come le scoperte scientifiche realizzate dalle donne sono totalmente ostacolate dal comitato di questi premi.   

In tal senso, vi consigliamo di leggere il libro “Storie e vite di super donne che hanno fatto la Scienza” di Gabriella Greison. L’opera, pubblicata nel novembre del 2017, parla di tutte le donne dalle menti libere, dalla grande forza di volontà, impegno e intelligenza, che sono passate alla storia e che possono essere fonte di ispirazioni per ognuno di noi. La parte buia, e al contempo brillante, dell’avventura della scienza.

I progressi fatti sono notevoli e speriamo che un giorno, non troppo lontano, le uguali opportunità diventino una realtà. Quel che è certo è che il cammino da intraprendere affinché i progressi scientifici non siano una questione di genere, è ancora lungo. Come tutti saremo d’accordo, dovrebbe darsi maggiore importanza a ciò che si fa e non a chi lo fa.