Emozioni afflittive: il peso che frena la felicità

09 marzo, 2020
Le emozioni afflittive o negative non possono essere soffocate né messe in un angolo come se non esistessero. Accettare la loro presenza ci permette di capire cosa vogliono dirci.

Le emozioni afflittive, o negative, fanno parte del nostro bagaglio emotivo, ma possono agire come una zavorra che ci impedisce di crescere. Occupano la nostra mente con pensieri cupi e poco utili, facendoci deviare verso un pericoloso sconforto. Dare un nome a questi stati d’animo e privarli di potere ci aiuta ad avanzare con maggiore equilibrio.

L’invidia, la frustrazione, la rabbia, il rancore, il senso di colpa, la delusione… Chi non conosce questi stati emotivi, cosa si prova a convivervi e quanto spazio possono occupare se li alimentiamo? Le emozioni afflittive sono cattivi viticci che crescono nelle zone più buie della nostra anima, come le definisce James Gross, psicologo all’Università di Stanford ed esperto in gestione delle emozioni.

I viticci sono quegli organi delle piante rampicanti che si aggrappano a tutto ciò che cresce intorno. Più potere diamo a questi stati emotivi, afferma lo psicologo americano, più viticci cresceranno intorno a noi, immobilizzandoci. È intuibile che non è facile liberarsi dei viticci cattivi, e non è sufficiente strapparli.

Le emozioni negative smettono di crescere quando cessiamo di nutrirle. Funziona così. Riuscirci, imparare a muoverci attraverso questo iter interiore richiede un lavoro di autoregolazione.

“Non può esserci arcobaleno senza una nuvola e una tempesta.”

– John H. Vincent –

Le emozioni afflittive sono come viticci cattivi

Le emozioni afflittive occupano un posto importante nella nostra vita

In riferimento alla psicologia emotiva, è comune attribuire alle emozioni afflittive un ruolo negativo, quasi patologico. Non mancano, quindi, articoli o libri di auto-aiuto che ci guidano su come eliminare o sradicare questi stati. Si tratta, però, di un’idea non del tutto corretta.

Come abbiamo detto, queste dimensioni fanno parte del nostro registro emotivo. Non possiamo semplicemente strappare i viticci cattivi se la stessa terra, nella sua provvida diversità, nutre ogni tipo di pianta. In questo modo, dimensioni elementari come la tristezza, la paura, la delusione o la rabbia sono parte di ciò che siamo, dunque non sono sradicabili. Non possiamo negare quegli aspetti che definiscono in modo così intimo la nostra essenza. 

La soluzione risiede in due meccanismi basilari: comprendere e regolare. Sapere che l’emozione esiste, attribuirle un nome, capirla e gestirla è quanto di meglio possiamo fare per regolare il nostro mondo psichico.

Strega della bella addormentata

La strega che aveva diritto di essere invitata

La Bella addormentata nel bosco è una delle favole più note. Nella versione tradizionale, il re e la regina organizzano una festa per celebrare la nascita della loro bambina. Nel regno vivono tredici sagge, tredici donne dotate di arti magiche e di grande potere. I sovrani scelgono, tuttavia, di invitarne al ricevimento solo dodici. La tredicesima ha, infatti, un carattere irascibile e bizzoso.

Per quest’ultima non parte l’invito e nessuno nel regno sospetta che la fata ne resti ferita. E invece lei, esperta di magia nera, si offende e reagisce lanciando la maledizione che tutti ben conosciamo. Una delle morali di questa favola classica è che è facile convivere con le fate buone, con dodici dame amabili, ottimiste e allegre che hanno sempre ricevuto un trattamento di riguardo. 

Così, invitare alla tavola la strega più ombrosa, dare una sedia anche a questa figura complicata, sarebbe stato un atto di inclusione e responsabilità. È ciò che facciamo spesso con le nostre emozioni negative: le neghiamo, come se non avessero diritto di esistere. Il risultato di questa scelta va, quasi sempre, a nostro danno.

Dimentichiamo che le emozioni, buone o cattive che siano, sono semplici invitate. Alcune ci fanno visita, altre se ne vanno. A volte arrivano quelle meno piacevoli, ma siamo comunque costretti a riceverle, a conviverci. Certo, senza dare esse troppo potere e senza permettere che soggiornino a lungo.

Controllare le emozioni afflittive come chiave del benessere

Le emozioni devono avere un valore adattivo, ossia devono facilitare il nostro adattamento alle situazioni quotidiane. Studi come quello condotto presso l’Università del Maryland, ad esempio, ci ricordano che la capacità di regolare le emozioni consente di muoverci con efficacia in qualunque contesto.

Donna circondata da nuvole

Conviene, quindi, imparare a gestire bene queste complesse dimensioni interiori. Conviverci senza negarle o cancellarle dal nostro registro emotivo è il segreto del benessere. Vediamo come si fa.

  • Le emozioni negative compaiono spesso con un indicatore somatico: dolore fisico, malessere... Imparate a identificarle. Imparate anche a distinguere il rumore di fondo generato dai pensieri negativi a cui si accompagnano.
  • Capite perché sono emerse e cosa vogliono dire.
  • Prendete tempo: muovetevi con queste emozioni in modo rilassato. La meditazione può aiutare.
  • Canalizzate ed esprimete. Parlate con qualcuno, sfruttate la scrittura terapeutica, fate sport per allentare la tensione.
  • Cercate un strategia per risolvere il problema. Non lasciate a domani il malessere che sentite oggi, siate proattivi nei confronti delle vostre emozioni.

Infine, non dimenticate il consiglio più importante: le emozioni afflittive sono semplici ospiti. Così come arrivano, molte se ne andranno. Non lasciamo una stanza fissa a chi, in poco tempo, potrebbe appropriarsi di tutta la casa.

Gross, J. James (2015). Handbook of Emotion Regulation. Guilford Press