La verità sui libri di auto-aiuto

20 maggio 2015 in Psicologia 0 Condivisi

Spesso in certi blog o forum viene trattato il tema dei libri di auto-aiuto. Abbiamo letto le opinioni di alcune persone che ci hanno lasciati un po’ sorpresi e ci hanno fatto riflettere sull’argomento.

Possiamo dire di aver letto centinaia di libri, alcuni di noi sono psicologi quindi hanno avuto modo di leggere testi specifici per professionisti che per molti possono risultare difficili da comprendere. Da più di una decina d’anni, però, hanno cominciato a diffondersi anche testi scritti da professionisti rivolti alle persone comuni con l’obiettivo di mettere la propria esperienza a disposizione di chiunque, senza che il lettore senta il bisogno di rivolgersi ad uno psicologo, ma impari a gestire e risolvere (o quasi) da sé i propri problemi.

Di questi libri ne esistono di tanti tipi, alcuni sono veramente eccellenti, altri discreti e altri di pessima qualità.

Il dibattito sui libri di auto-aiuto che è stato sollevato in diversi forum del web ci ha portato a riflettere veramente su questi testi e sulla loro funzione.

Conviene puntualizzare due cose:

Innanzitutto, tutti i libri che leggiamo possono aiutarci, in un modo o nell’altro: ci permettono di capire meglio le situazioni, le sfide, gli atteggiamenti, le relazioni, le paure e alla fine finiamo per identificarci nei personaggi protagonisti dei racconti e scopriamo nuovi modi di vedere noi stessi. Apprendiamo nuove informazioni nell’ambito della geografia, della geopolitica, della storia, della fisica quantistica o di qualsiasi altro tema ci interessi.

Il secondo punto è che esiste solamente un aiuto efficace: il nostro. Possiamo rivolgerci allo psicologo migliore del mondo o all’esperto di problemi come quello che dobbiamo risolvere, ma se non prendiamo noi la decisione di trovare una soluzione, di affrontare la situazione dal punto di vista emotivo e materiale, di metterci in gioco e rischiare (la nostra persona, i nostri soldi, etc.), di essere disposti a fare qualsiasi cosa, allora il risultato sarà un fallimento.

Ognuno è artefice del proprio destino, perché è la nostra percezione, la nostra, non quella di un altro, a creare la realtà e di conseguenza a condizionare le nostre scelte in ogni momento.

Vi facciamo un esempio: immaginate di andare al cinema con altre centinaia di persone che vanno a vedere lo stesso film e di dover rispondere tutti ad alcune domande su questo film una volta usciti dal cinema. Quante versioni credete che ci saranno? Beh, non meno di cento. Questo perché tutto ciò che vediamo nel film viene associato dalla nostra mente ad altri elementi attivi nella nostra memoria.

La mente è associativa, vale a dire, unisce informazioni in maniera aleatoria, seguendo una logica che solo essa comprende. Attribuisce significati e simboli che ricava da ciò che ci ha emozionato, colpito, appassionato, terrorizzato e stabilisce una connessione che funziona automaticamente e che può essere disattivata solamente con un processo volontario.

Quando si tratta di un libro, di qualsiasi genere si tratti, la mente fa la stessa cosa. Associa gli input che riceve, i dati, le informazioni, ai nostri referenti e li unisce. Se una persona crede (è una credenza, ciò significa che non viene messa in discussione) che i libri di auto-aiuto siano spazzatura, anche se trovasse quel libro che potrebbe davvero aiutarla, è molto probabile che non scateni in lei alcun effetto.

Un’altra persona che, invece, pensa, crede che questi libri possano essere di aiuto, anche se ne leggerà uno mediocre, saprà sempre trarre vantaggio dalla lettura: la storia le farà rendere conto che deve cambiare il suo modo di vedere le cose, gli esercizi che propone richiameranno la sua attenzione e questo segnerà la differenza tra il prima e il dopo.

Ed è qui che ritroviamo i punti chiave del successo o del fallimento dei libri di auto-aiuto, che in realtà riguardano qualsiasi forma di apprendimento, cioè il fatto di mettere subito in pratica quanto si è appreso, essere perseveranti e ripetere le azioni apprese nonostante non ci siano stati ancora risultati positivi, incorporare questi nuovi comportamenti al repertorio già esistente. Questi comportamenti possono essere esterni, come alzarsi un’ora prima, oppure interni, come ripetersi una frase per ridurre l’intensità dello stress o della paura e poter quindi tranquillizzarsi e riflettere su una decisione da prendere o qualcosa da fare.

Molte volte libri, seminari e corsi finiscono nel dimenticatoio perché quanto si è appreso non è stato messo in pratica e, quindi, non è servito a nulla. Non certo a causa dei libri o dei corsi in sé, è colpa del recettore dei contenuti, l’alunno, il lettore che non ha saputo sperimentare veramente quanto ha imparato o letto.

Per esempio, “Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson” di Selma Kagerlof è un libro per bambini, di tipo fiabesco e non propriamente di auto-aiuto, ma può essere davvero un ottimo strumento di apprendimento. Nelle avventure raccontate c’è sempre una soluzione per risolvere un problema; le azioni hanno sempre delle conseguenze; la felicità dipende dal sentirsi in armonia con se stessi e con gli altri. È un libro che aiuta i bambini a coltivare certe attitudini e a far scoprire loro la strada del loro futuro.

Ovviamente intervengono altri fattori, ma la lettura ha un ruolo significativo nella crescita personale di ogni individuo.

Per una persona che vuole diventare psicologa o psicoterapeuta, i libri sono significativi per comprendere la vita, propria e altrui. Non solo i libri da studiare all’università, ma anche quelli di altri colleghi psicologi o psichiatri, perché consentono di capire com’è il lavoro di un professionista che lavora nell’ambito della psiche e delle emozioni umane.

E perché no? Anche i libri di auto-aiuto possono aprire le porte a nuove cose da imparare, a capire meglio le persone, a imparare dagli altri, a farsi domande sulla propria vita e riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

Che cosa può significare per una persona “fidarsi” di un libro di auto-aiuto?

Beh, dipende. Dipende da come lo prende, con quale atteggiamento lo legge, se lo capisce, se è disposta a mettere in pratica ciò che il libro propone, se si identifica nelle soluzioni o nelle cause dei problemi individuate dal libro. Dipende anche dal momento, cioè se è pronta ad andare avanti concretamente, se la paura del cambiamento è troppo forte e blocca le soluzioni, se crede, nel profondo, di poter perdere qualcosa di prezioso e preferisce sopportare le difficoltà.

Precisamente, riguardo alla reazione e alla risposta di una persona al contenuto di un libro di auto-aiuto, è come agirà a fare la differenza. Perché anche in un libro di auto-aiuto non proprio eccellente una persona può trovare il pezzo che le mancava per superare le difficoltà ed andare avanti.

In conclusione possiamo dire che sì, i libri di auto-aiuto aiutano e aiutano chi vuole essere aiutato.

Alcuni dei migliori libri di auto-aiuto sono presentati in questo blog, non perdeteveli!

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