Errore di giudizio retrospettivo, cos'è?

15 ottobre, 2020
"Lo sapevo che sarebbe successo, era evidente!", è una trappola nella quale tutti, almeno una volta, siamo caduti. Sostenere di essere stati in grado di anticipare il corso degli eventi, sebbene non sia andata proprio così. Perché tendiamo a farlo?

Decidiamo di fare una gita in una giornata di sole splendente, ma giunti a destinazione vediamo profilarsi all’orizzonte alcune nuvole minacciose che preannunciano un temporale. Uno dei compagni di viaggio esordisce con: “me l’aspettavo, sapevo che questa giornata sarebbe finita male”. Ma più che avere la sfera di cristallo o un qualche potere di divinazione, il nostro amico è incorso in un errore di giudizio retrospettivo o bias del senno di poi.

Non mancano certamente tra i nostri familiari, amici, colleghi di lavoro e anche tra i nostri contatti dei social network, persone a cui piace atteggiarsi a oracoli, affermando di aver sempre saputo che certi eventi sarebbero accaduti.

“Sapevo che sarebbe andata così”, “te l’avevo detto, no? È successo proprio come dicevo io”… Frasi del genere non smettono di stupirci, ma per un semplice motivo: le persone che affermano di aver sempre saputo in anticipo questo o quello, in realtà, non l’hanno mai saputo.

L’errore di giudizio retrospettivo è il prodotto di un errore della memoria, ovvero credere che quanto si verifica nel presente sia già stato previsto: eppure, non è così. Pensare di conoscere l’epilogo di un evento ancor prima che accada è, in sintesi, un falso ricordo. Vi è mai capitato?

Cavo con lampadine.

L’errore di giudizio retrospettivo si riscontra più frequentemente in contesti negativi

Siamo fatti di carne, ossa, sogni, desideri e una miriade di bias psicologici. Tuttavia, non ne siamo consapevoli. A seguito di questi meccanismi, che presuppongono errori di analisi della realtà, formuliamo con una certa frequenza giudizi erronei o interpretazioni illogiche.

Ebbene, più che dispiacerci o praticare l’introspezione per individuarli, possiamo riflettere un attimo. Tutti ne facciamo uso, in quanto rappresentano un’esigenza evolutiva, una risorsa del cervello che abbiamo sviluppato nel tempo. Il motivo? Lo scopo? Risparmiare tempo.

Non siamo in grado di elaborare tutti i dati o le variabili che ci giungono dall’esterno; la mente ha bisogno di reagire in maniera accurata, ma anche con rapidità.

Con quali conseguenze? Errori, inferenze erronee, la tipica tendenza ad avvalorare dati che confermano le nostre convinzioni (bias di conferma) o a pensare che le nostre idee siano le più accettate e diffuse (bias di falso consenso). In tal senso, l’errore del giudizio retrospettivo è un fenomeno psicologico che aumenta in modo esponenziale nei periodi di cambiamento sociale e di crisi economica.

Il Watergate e il bias del senno di poi

La psicologia ha iniziato a interessarsi allo studio dei bias psicologici o cognitivi nei primi Anni ’70. Le figure più rappresentative in questo campo sono indubbiamente il Dottor Amos Tversky e lo psicologo e premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman.

Grazie alle loro ricerche sull’euristica, si è constatato che gran parte della popolazione presenta un ulteriore bias oltre a quelli di conferma e di falso consenso.

Il Dottor Baruch Fischhoff è andato oltre conducendo un esperimento tra il 1974 e il 1975. Qualche tempo prima delle dimissioni di Nixon, fu chiesto a un ampio gruppo di persone se il presidente sarebbe stato rieletto.

La maggior parte rispose di sì. Tuttavia, dopo lo scandalo del Watergate, molti affermarono di aver sempre saputo come sarebbe andata a finire. A quanto pare, avevano dimenticato tutti la loro prima risposta.

Quando le cose vanno male: cosa avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto nonostante le presunte informazioni preliminari

L’errore di giudizio retrospettivo si manifesta più spesso quando ciò che affermiamo di sapere ha conseguenze negative o è di per sé negativo. L’inizio di una crisi, un licenziamento, un evento negativo globale… È in questo contesto che emergono maggiormente quelle voci che anticipavano ciò che sarebbe successo.

È accaduta la stessa cosa durante la crisi finanziaria del 2008. Molti economisti non l’avevano prevista, ma una volta verificatasi, la maggior parte ha insistito sull’esistenza di indicatori che la preannunciavano.

A questo si aggiunge anche un altro fenomeno, ovvero la ricerca dei colpevoli. In queste situazioni sono comuni frasi del tipo: “sapevo che sarebbe accaduto, ora bisogna citare in giudizio chi ha causato questo disastro”.

Ragazza con nuvole a fumetto.

Perché incorriamo nell’errore di giudizio retrospettivo?

Tutti conosciamo almeno una persona che cade in questo bias. Si tratta di profili poco graditi, ai quali si attribuisce il potere di prevedere gli eventi. Ma perché lo fanno? Perché le loro menti divagano in queste cause perse quando, in realtà, non hanno mai previsto nulla?

Quando accade un evento spiacevole o sfavorevole (una crisi economica, un disastro naturale, ecc.), l’inganno della mente che suggerisce “lo avevi predetto” fornisce potere di controllo sulla propria realtà. Ci fa star bene, smorza la paura e ci dà un nuovo impulso.

È una sorta di meccanismo di difesa, un: “va beh, si mette male, ma dato che avevo già previsto tutto, non mi tange più di tanto”. Quando poi si trova anche un colpevole, il senso di potere è maggiore e ci si solleva da ogni colpa.

Questo meccanismo per cui cambiamo le nostre convinzioni passate per adattarle alla realtà presente – al fine di eliminare le possibili dissonanze – è di fatto piuttosto frequente.

Siamo tutti incorsi talvolta in questo bias, come negli altri di cui parla Daniel Kahneman nel suo libro Pensieri lenti e veloci, senza renderci conto della trappola tesa dalla nostra mente.

  • Tversky, A.; Kahneman, D. (1973). “Availability: A heuristic for judging frequency and probability”. Cognitive Psychology5 (2): 207–232. doi:10.1016/0010-0285(73)90033-9