L'esistenzialismo di Jean-Paul Sartre

Jean-Paul Sartre è un filosofo che ha segnato un prima e un dopo nella storia della psicologia. Oggi ci avvicineremo al suo pensiero prestando particolare attenzione alla sua idea di esistenzialismo.
L'esistenzialismo di Jean-Paul Sartre

Ultimo aggiornamento: 06 marzo, 2021

La frase “L’uomo è ciò che egli fa per essere” ci dice molto sul pensiero di Jean-Paul Charles Aymard Sartre. Possiamo dire, di fatto, che esprime le basi dell’esistenzialismo sartriano.

L’essere umano è definito, tra le altre cose, dalla sua capacità di vivere il tempo. Ogni uomo ha un passato, un presente e un futuro. La concezione di questa temporalità è ciò che rende l’esistenzialismo di Sartre così speciale. Il suo modo di concepire l’esistenza è uno dei più importanti del XX secolo.

L’esistenzialismo sartriano: la coscienza è intenzionale

La teoria di Marx spiegava la coscienza umana come una coscienza riflessiva e passiva di fronte al condizionamento del mondo che la circonda. La coscienza, secondo questa linea di pensiero, era riflessiva e totalmente separata dal mondo. Sartre negherà le teorie marxiste postulando un materialismo umanista.

La coscienza umana è attiva e il suo rapporto con il mondo non è di passività, ma piuttosto, essendo proiettata nel futuro, lo costruisce. La coscienza e il mondo sono inseparabili ed esiste la “coscienza di Sé” solo perché si ha la “coscienza del mondo”.

Testa di donna trasparente con luce all'interno.

Che significa che la coscienza è proiettata verso l’esterno?

Sartre distingue due modalità di essere: “l’essere in sé” e “l’essere per se stessi”. La prima modalità dell’essere si riferisce a ciò che è immobile e che lo sarà sempre. Esempi dell’“essere in sé” possono essere una pietra o una piuma. Sono fatti in un certo modo e la loro natura non è il cambiamento.

“Essere per se stessi” è invece quella modalità di essere che consiste nell’aprirsi al mondo e proiettarsi nel futuro. È l’essere in uno stato coraggio ed è, quindi, un puro progetto.

Nel caso degli esseri umani, queste due modalità coesistono. L’“essere in sé” della coscienza umana sarebbe rappresentato da quelle scelte che un un uomo ha fatto per tutta la sua vita. Gli esseri umani si costruiscono facendo delle scelte durante la loro vita. Il passato è il volto di ciò che si è ed è immobile. In parte, noi siamo ciò che abbiamo scelto nel corso della nostra vita.

L’“essere per se stessi” dell’uomo è la coscienza proiettata verso il futuro e verso le decisioni che prenderà, ma che non ha ancora preso. È puro progetto. Ecco perché Sartre postula il suo famoso apoftegma:

“Essere per se stessi è quell’essere che non è quello che è.”

E non è quello che è perché, essendo proiettato nel futuro, è mutevole e, potenzialmente, diventerà le decisioni che prenderà. Inoltre, non è quello che è perché, sebbene sia costruito a partire dall’“essere in sé”, non possiamo dire che sia esattamente questo (il suo passato).

Secondo l’esistenzialismo sartriano, l’uomo è nulla?

La realtà dell’uomo ha alle spalle un passato inamovibile. Noi siamo il nostro passato. Tuttavia, il futuro non è ancora e la coscienza si proietta verso di esso.

La coscienza presente guarda alle sue possibili scelte. Pertanto, l’esistenzialismo sartriano sostiene che l’essere umano del presente sia un puro progetto verso il futuro.

Per questo motivo, Sartre sostiene che l’essere umano del presente è niente. Siamo il nostro passato, ma non siamo solo quello. Il presente ci conduce verso quello che saremo e quindi, come tale, è nulla.

Uomo all'entrata di una caverna.

“L’uomo è ciò che egli fa per essere”

Forse adesso possiamo capire meglio questa frase che esprime così bene l’esistenzialismo di Sartre. Il mondo e la coscienza, essendo una cosa sola, si plasmano a vicenda. Il mondo fa dell’uomo ciò che egli sceglie di essere tra le tante possibilità sua disposizione, ma che, tuttavia, è limitato dalle condizioni esterne.

In questo senso, il nostro passato è ciò che abbiamo scelto tra le possibilità che il mondo ci ha dato. Tuttavia, come abbiamo detto in precedenza, non siamo solo il nostro passato perché viviamo in un mondo del “qui ed ora” dove possiamo scegliere tra le varie possibilità che abbiamo a disposizione.

L’uomo è condannato a essere libero! E se ce lo concedete, aggiungiamo volentieri un po’ di psicologia a tutta questa teoria citando l’imperativo pindarico: “Osa diventare ciò che sei”. Avete il coraggio di osare?

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