Essere antifragile per muoversi nell'incertezza

23 agosto, 2020
Chi è antifragile si muove con sicurezza anche tra le difficoltà. Non teme l'incertezza perché ha imparato dalle avversità e sa come rifiorire nel caos. Sa gestire lo stress e vede opportunità lì dove gli altri vedono solo problemi. 

Caos, incertezza, instabilità, imprevisti, iperconnessione, solitudine, ansia. La società attuale potrebbe essere definita da questi e molti altri sostantivi. In questo scenario, una delle strategie di sopravvivenza è imparare a essere antifragile, un concetto interessante introdotto dal saggista libanese Nassim Nicholas Taleb nel 2012.

Sopravvivere e rifiorire in uno scenario mutevole e pieno di sfide è quanto mai complicato. Tuttavia, non solo è possibile, ma vi sono persone che riescono addirittura a prosperare nei periodi turbolenti.

Si è soliti associare il termine “antifragile” alla figura dell’Idra, il mitico serpente quasi impossibile da annientare perché non appena le si tagliava una testa, dalla ferita ne nascevano altre due. È una metafora che ben si adatta a quelle personalità che riescono a reagire nonostante lo stress, il dolore e le difficoltà.

Ovviamente non è facile adottare un atteggiamento simile. È necessario attraversare prima una fase di debolezza per poter conoscere la sconfitta, la caduta, toccare il fondo.

Solo quando impariamo dalle avversità, le nostre fratture psicologiche guariscono rivestendosi di un nuovo materiale, forte come il grafene; diventiamo così, come dice Taleb, antifragile.

Donna con occhi chiusi e sfondo roccioso.

Imparare a essere antifragile: cosa vuol dire?

Nel 2007 Nassim Taleb ci parlava nel suo libro Il cigno nero di eventi mondiali, inaspettati e imprevedibili. Taleb, ricercatore newyorchese, esperto in matematica e finanze, ci spingeva a prendere coscienza di quanto siamo abituati a dare troppe cose per scontate, a lasciare poco spazio al fattore caos che, invece, di tanto in tanto altera gli aspetti della nostra realtà.

Un cigno nero può essere, ad esempio, una crisi economia o sanitaria; oppure una perdita personale, un fallimento improvviso. Accettare che non è possibile tenere tutto sotto controllo è senz’altro la principale lezione di questo libro illuminante. Ebbene, 5 anni dopo, Taleb ci ha sorpreso con una parola nuova, un altro concetto arrivato per completare l’idea precedente.

Per muoverci in questo lago di acque incerte, dove ogni tanto si avvista un cigno nero, la cosa migliore è imparare a essere antifragile. Cosa vuole dire? A cosa serve? È semplice: a gestire lo stress causato dagli imprevisti, a sviluppare un atteggiamento calmo, attento e capace di sopravvivere in tutte le situazioni caotiche, a tutte le esperienze dure, inaspettate e complicate.

Si può essere fragili, robusti o antifragili

Nassim Taleb ci descrive tre diversi comportamenti di fronte alla sfida:

  • Essere fragile. Uno stato che chiunque prova almeno una volta nella vita. Significa vivere in una costante e insopportabile angoscia. L’esempio riportato è quello di Damocle, la cui testa è minacciata da una spada appesa a un filo. Lo stress che accumuliamo al sol pensiero che possa capitarci qualcosa di brutto e non riusciremo a venirne fuori, ci immerge in uno stato di perenne sofferenza.
  • Restare forti, luminosi e resistenti. L’esempio è quello della fenice: rinascere dopo esser stati distrutti e risorgere ancora più forti… ma senza mostrare grande intelligenza o saggezza.
  • Infine, Taleb, propone di imparare a essere antifragile. Di diventare come l’Idra, qualcuno a cui si può tagliare una testa, ma capace di farne sorgere altre due dalla ferita ricevuta. Per riuscirci, occorre muoversi con intelligenza nel caos, sfruttare lo stress o le difficoltà per riemergere, crescere, ritrovare il proprio potere.
Essere antifragile come l'Idra.

Antifragilità e resilienza sono sinonimi?

L’antifragilità è fondamentalmente un concetto economico. La resilienza, invece, proviene dal mondo della fisica. Entrambe queste idee sono state adottate in psicologia, soprattutto in merito alla crescita personale. Viene dunque da chiedersi se i due termini non descrivano la stessa realtà. La risposta è no.

La resilienza definisce la nostra capacità di adattarci alle avversità, di imparare da esse e di uscirne più forti. Essere antifragile va al di là del semplice adattarsi ai momenti più difficili, in cui si avvertono incertezza o sfida. Significa trarne giovamento, gestirli con abilità vedendo nell’incertezza un’occasione di crescita e potere.

L’antifragilità nasce in modo indiscutibile dalla stessa fragilità. Solo quando abbiamo vissuto di persona gli effetti del caos o del destino, riusciremo a indurire la pelle, il cuore, la mente e capire che è indispensabile reagire. Ma non basta proteggerci dalle difficoltà. Occorre agire con intuito per poter prosperare durante la tormenta. 

Come si impara a essere antifragile?

Nessuno di noi nasce Idra, e forse nessuno vorrebbe esserlo. Imparare a essere antifragile significa diventare mostri dalla pelle dura e dal sangue freddo. Questo concetto non ha nulla a che fare con l’aggressività. Si tratta, piuttosto, di lavorare sulle seguenti dimensioni:

  • Imparare a gestire lo stress. 
  • Capire e accettare tutte le nostre emozioni.
  • Usare l’ansia a nostro favore e non contro di noi: per iniettarci motivazione, capacità di superamento, spinta verso il successo.
  • Essere creativi per fornire diverse risposte allo stesso problema.
  • Accettare l’incertezza, capire che la vita può cambiare, che ciò che oggi diamo per scontato domani potrebbe non esistere più.
  • Ridurre la paura del cambiamento. Significa anche sapere di cosa abbiamo bisogno di volta in volta e di concedercelo, saper vedere le opportunità di crescita e sfruttarle senza esitare.

Imparare a essere antifragile potrebbe rivelarsi una strategia di sopravvivenza ideale in molti momenti della vita. È un’interessante proposta da valutare per fare un passo avanti nel nostro progetto di vita.

Taleb, Nassim (2012) Antifragil, las cosas que se benefician del desorden. Paidós: Madrid