Essere coerenti e dare l’esempio

8 Agosto 2019
Essere coerenti e dare l'esempio sono concetti che si sovrappongono e che, allo stesso tempo, sono distinti. In questo articolo scoprirete in cosa differiscono.

Essere coerenti può essere concepito come un tratto della personalità, una posizione in merito a una questione in particolare o a una proprietà di ragionamento. È provato che allineare i nostri pensieri e le nostre esperienze di vita è una riserva positiva per la nostra salute psicologica.

Oggigiorno si sentono spesso personaggi pubblici fare dichiarazioni in merito al dare l’esempio, con i complimenti che seguono. I social network hanno alimentato vertiginosamente la materializzazione o l’esternazione di valori che sono, per loro stessa natura, invisibili.

Tuttavia, la materializzazione di una condotta premiata dal punto di vista morale può camuffarsi sotto un repertorio di valori o di altri comportamenti che possono risultare poco etici. Ad esempio, la donazione di denaro alle fasce di popolazione meno abbienti può essere una buona azione. Tuttavia, questa donazione può essere messa in dubbio se il denaro è frutto di attività poco etiche (ad esempio, traffico di droga).

Giovane pensierosa con la testa abbassata

L’importanza della contestualizzazione

Alla luce di quanto detto, bisognerebbe riformulare la domanda: cos’è l’esempio? È qualcosa che dipende da un’azione concreta, una valutazione esteriore o da un’azione prestabilita? Disponendo di più risorse per dare l’esempio, è più d’esempio chi dà l’esempio? La risposta è no. Dare l’esempio dovrebbe avere a che fare più con il significato primordiale di coerenza.

Secondo i modi di dire raccolti dal Dizionario dei modi di dire della lingua Italiana, edizione Hoepli, dare l’esempio significa “fare ciò che si vorrebbe facessero gli altri”, mentre l’espressione fare attraverso l’esempio – che probabilmente deriva da una similitudine tra i verbi dare e fare- non sembra essere contemplata nel corpus della nostra lingua.

D’altra parte, la parola coerenza, deriva etimologicamente dal latino coaherentia, che significa legame interiore e indica la qualità di ciò che presenta un legame o una relazione interna e globale delle diverse parti tra loro.

Questa definizione mette in risalto la sfumatura interna come indispensabile nella sua concettualizzazione. Tuttavia, “dare l’esempio” sembra dare maggiore risalto alla componente esteriore, che è la condotta, come se fosse una condizione necessaria o sufficiente.

Un comportamento o un repertorio di comportamenti “esemplari” non determina la coerenza, visto che la componente cognitiva – come il punto di riferimento per accettare valori etici- risulta una condizione indispensabile.

La coerenza può essere valutata attraverso la relazione che le nostre stesse esperienze o la nostra storia mantengono con i nostri pensieri e decisioni. Per il suo carattere, si relaziona interamente o globalmente alla frase di Aristotele, ripresa successivamente dalla psicologia della Gestalt, Il tutto è più che della somma delle parti.

La verità è essere coerenti

Questa differenza di sfumature nel concetto di coerenza tende a essere dimenticata nel linguaggio quotidiano, visto che vengono impiegate entrambe le accezioni indistintamente. Questo è successo anche negli studi di filosofia della Teoria della coerenza. Secondo Rescher, tale teoria non è stata storicamente una dottrina monolitica, bensì si è manifestata in forme significativamente distinte.

La teoria della verità come coerenza è stata studiata dal celebre Circolo di Vienna, risultando un approccio convenzionalista. Questa teoria ha ricevuto critiche a causa del pensiero circolare alla sua base, che mette in dubbio cosa significa davvero essere coerente.

Le critiche a questa teoria furono partorite dal filosofo tedesco Shlick, mentre Otto Neurath e Carnap si impadronivano di una teoria neopositivista della verità, affermando che si trattasse di un approccio circolare e insistendo sulla presenza dell’etica nella verità. 

Essere coerenti seconda la psicologia del pensiero

A partire dalla psicologia del pensiero, vengono studiate le forme valide di ragionamento, così come le fallacie più frequenti del pensiero. Una di quelle che mettiamo in atto secondo la forma induttiva è credere che la verità delle premesse garantisca la verità della conclusione. Al contrario, si produce una fallacia anche quando traiamo le conclusioni senza conoscere le premesse, o persino conoscendole.

Queste distorsioni nel pensiero sono osservabili in recenti fenomeni sociali come la posteriorità o il populismo. Quest’ultimo può essere un esempio di ragionamento sillogistico, in cui la conclusione viene tratta a partire dall’inadeguatezza della premessa maggiore con la minore, che dà luogo a un pensiero fallace.

La posteriorità può essere contemplata come un tipo di fallacia formale e incondizionata, denominata affermazione del conseguente. Questa fallacia si verifica perché si afferma un secondo elemento e si conclude erroneamente che il suo antecedente sia vero.

Quando si tratta di elaborare qualunque giudizio, valutazione o di prendere misure, conviene ricordare l’apporto di Einstein sull’esistenza di variabili occulte. Per il famoso scienziato tedesco, in realtà, i risultati delle misure dovrebbero essere prevedibili, e se non lo sono è perché non siamo a conoscenza di alcune informazioni. A queste informazioni diede il nome di “variabili occulte” della realtà.

Uomo che riflette se essere coerenti

La coerenza e la salute

Nel 1987, Antonovsky propose il concetto di senso di coerenza (SOC) come una variabile salutogenica, ovvero mediatrice della salute in situazioni di stress. Questo costrutto è stato elaborato come una misura della capacità di resilienza ed è associato all’autostima e a una migliore resistenza allo stress.

Il valore positivo dell’essere coerenti è stato studiato da una terapia costruttivista che porta il nome di terapia della coerenza. Questa terapia integra in modo interessante ciò che è stato efficace nella pratica clinica della psicologia, secondo quanto confermato dalla neuroscienza.

La terapia della coerenza ottiene risultati efficaci, riuscendo a intervenire sull’esperienza emotiva bloccata e a integrarla alla memoria per dare un significato cosciente. In altre parole, si tratta di restituire all’individuo -o di ripristinare- la sua coerenza personale e globale.

Questo carattere intero o globale, che plasma la verità dell’esperienza dell’individuo, è caratteristica fondamentale della coerenza. La verità funge da guida o da luce per muoverci lungo un percorso, a volte buio, altre luminoso.

Ogni persona ha vissuto diverse esperienze e ciononostante conosciamo la realtà in una certa misura, per cui più che insistere nel perseguire un particolare esempio, è necessario conoscere la nostra pietra miliare, che è la coerenza. 

Essere coerenti: un valore invisibile, ma fondamentale

Il valore della coerenza, proprio perché invisibile, sembra essere passato inosservato negli ultimi tempi o aver perso valore rispetto a una condotta o a un comportamento esemplare, che fanno più rumore. E tuttavia, nel silenzio, può darsi che vi stiate dimostrando più coerenti di chi predica o ostenta l’esempio.

Sapere che ci sono più realtà di quante non possiamo immaginare per mezzo di una semplice relazione esteriore ci permette di avvicinarci alla verità, di sviluppare una maggiore apertura mentale e di comprendere il senso etico dell’essere coerenti.

  • González Labra (1998). Introducción a la Psicología del Pensamiento. Madrid: Trotta.
  • Jasiński, Michał, Paz, Clara, & Feixas, Guillem. (2016). La terapia de la coherencia: un enfoque constructivista apoyado por la neurociencia contemporánea. Acción Psicológica13(1), 131-144. https://dx.doi.org/10.5944/ap.13.1.16137
  • Moreno Jiménez Bernardo (1997). Sentido de Coherencia, Personalidad Resistente, Autoestima y Salud. Revista de psicología de la salud. Vol.9, Nº2,. 115-138