Essere noi stessi, sempre

· 23 Gennaio 2019
Se non potete essere voi stessi dove vi trovate ora, prendete le distanze. Guadagnerete in equilibrio mentale e proteggerete il prezioso tessuto della vostra autostima.

Essere noi stessi, sempre. Dove non possiamo esserlo, è meglio non restare. Essere fedeli alla propria identità, valori e dignità richiede forza nel cuore e coraggio nelle decisioni. Dopo tutto, la vita è già abbastanza complicata per lasciare che altri spengano i nostri valori e la nostra autostima. Troppo complicata per lasciarci incastrare in spazi e dinamiche che non ci appartengono, che ci fanno stare male, che ossidano l’anima.

Questa riflessione – su cui certamente siamo tutti d’accordo – contiene una domanda importante. Cosa significa essere noi, noi stessi? Per strano che possa sembrare, sono molte le persone che non sono riuscite ancora a dare forma a questo muscolo, al cuore della propria personalità.

Definire noi stessi, capire quali sono i nostri limiti, le nostre passioni, compiere una buona riflessione sul nostro vissuto, avere chiaro cosa vogliamo… sono piccoli esempi di questa pietra angolare che è la nostra salute mentale. Perché proteggere la nostra essenza e apprezzare ciò che siamo ci porta benessere e vitalità.

È facile definire noi stessi in base a quello che facciamo: “sono un poliziotto”, “sono un’insegnante”, “sono un operaio”, “sono una madre”. Ebbene, siamo più di quello che facciamo o che non siamo riusciti a fare. Non siamo soltanto le nostre attività, siamo quello che sogniamo, che abbiamo vissuto, che desideriamo o speriamo dalla vita.

Tutto questo merita di essere definito e protetto, ogni giorno.

Le persone reali sono affollate di esseri immaginari”

-Graham Greene-

Donna sotto ombrello luminoso

La difficoltà di essere noi stessi ogni giorno

La fame di autenticità si fa sentire ogni giorno. Vorremmo vedere noi stessi in ogni decisione, creare armonia in tutte le nostre relazioni, senza cadere nella falsità, senza cedere su cose che non hanno niente a che vedere con noi. Siamo ansiosi, in sostanza, di salvaguardare l’epicentro in cui risiede la nostra identità e di fare in modo che niente spezzi questo equilibrio.

Eppure succede. Senza sapere come, smettiamo di essere noi stessi quando al lavoro accettiamo ruoli che odiamo o che non ci identificano. Smettiamo di essere noi stessi quando diciamo “sì” al partner, a un familiare o a chiunque altra persona, quando quello che abbiamo in gola è “no”.

Arriva, però, il momento in cui ci guardiamo allo specchio. E, sebbene riconosciamo i tratti a noi familiari, i nostri gesti e dettagli, concludiamo con grande dispiacere che abbiamo smesso di essere noi stessi per diventare quello che la vita ha fatto di noi.

Ragazzo seduto davanti alla finestra

Non essere noi stessi è doloroso e ci porta alla deriva

Lo psicologo Mark Leary, docente alla Duke University ci avverte: quando una persona percepisce in se stessa mancanza di autenticità, prova un’intensa sofferenza. Vale a dire, se smetti di essere te stesso, giorno dopo giorno e in modo continuo, arriva la frustrazione da cui può facilmente nascere la depressione.

Uno studio condotto dall’Università di Harvard pone l’accento sul fatto che una parola di moda in molti contesti lavorativi è “essere autentici”. Come conciliare questo termine con il fatto che siamo obbligati a far parte di gruppi di lavoro complessi, a seguire le direttive e gli ordini, a lavorare su obiettivi concreti? Si tratta di un’arma a doppio filo.

È difficile essere noi stessi in un ambiente rigido, competitivo, definito. Gradualmente compaiono l’ansia, lo stress, il malessere portati dalla consapevolezza di essere molto lontani dall’essere autentici. Siamo subordinati e alienati.

Quando viene meno l’autenticità, che lo vogliamo o no, siamo costretti a cercare un equilibrio tra quello che facciamo e quello di cui abbiamo bisogno, tra quello che siamo e quello che realizziamo. Dobbiamo ammettere che essere fedeli a noi stessi non è facile; dobbiamo imparare a prendere decisioni convincenti e coraggiose.

Osate essere voi stessi, ne guadagnerete in salute e benessere

Dove non potete essere voi stessi, prendete le distanze. Dove non vi permettono di esprimervi, di dimostrare le vostre capacità, dove osano spegnere la vostra luce, le vostre risate, il vostro valore, fuggite. A cosa serve vivere con questo dolore? Non è logico né ammissibile. Se sentite pungere l’autostima o la dignità, fermatevi a riflettere.

Decisioni basate sulla conoscenza di sé

Attualmente, la psicologia attinge molto dalle idee che appartengono alle correnti esistenzialiste. Una di queste ci ricorda che per godere di una vita autentica è necessario prendere un impegno con noi stessi.

Ciò implica concederci adeguati spazi di riflessione per valutare se quello che facciamo o decidiamo di fare, diciamo, rispondiamo ogni giorno, è in accordo con il nostro Io.

Per cominciare, basterebbe chiederci tutti i giorni: “quello che faccio mi fa stare bene?”. Risposte sincere dovrebbero guidare le nostre decisioni più coraggiose.

Donna con le braccia alzate in un campo di grano

Ricordate: lo meritate

Se volete essere voi stessi ogni giorno della vostra vita, ricordate: lo meritate. Tenete a mente i vostri valori, imparate dal passato, non perdete di vista le mete all’orizzonte e soprattutto, non mettetevi mai in secondo piano. Non siete comparse, siete i protagonisti della vostra vita.

Tutti abbiamo diritto a vivere un’esistenza piena, a essere soddisfatti e in linea con i nostri interessi, le nostre passioni. Rifioriamo ogni giorno e nessuno ha diritto di toglierci il nutrimento o appassirci. Si tratta, quindi, di scegliere bene dove allargare le nostre radici senza dimenticare che meritiamo di vedere realizzati i nostri sogni.

  • Strobel, M., Tumasjan, A., & Spörrle, M. (2011). Be yourself, believe in yourself, and be happy: Self-efficacy as a mediator between personality factors and subjective well-being. Scandinavian Journal of Psychology52(1), 43–48. https://doi.org/10.1111/j.1467-9450.2010.00826.x
  • Rosh, L., y Offermann, L. (2013). Sé tú mismo, pero con cuidado. Harvard Business Review , (OCT).