Mi sono frantumata in mille pezzi, come se fossi fatta di vetro

· 25 novembre 2016

Mi sono frantumata in mille pezzi, come se fossi fatta di vetro. Come se fingere di essere forte mi avesse spezzato dentro, e adesso, consapevole del dolore che provavo, avessi perso tutto ciò che mi rendeva me stessa.

Adesso triste, vuota e sola, consapevole della verità che si nascondeva dietro l’ombra di un universo che avevo creato per vivere il mio sogno, per proteggermi, ho compreso il vero significato della parola dolore. Una parola che ha smesso di essere muta, per produrre un suono terrorizzante.

Dolore non sono più 6 lettere, né ferite visibili. Dolore sono le speranze sotterrate nella tomba della realtà. Per questo mi sono frantumata in mille pezzi, perché la realtà ha lacerato il mio animo e i miei sogni sono lontani dal poter alimentare le mie ambizioni.

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Di illusioni non si vive, si muore

“Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.”

Dicono che di illusioni non si vive, anzi, a volte si muore. Si muore perché ci si dedica alla fantasia di quel mondo che si crea; quel mondo in cui, in un futuro non troppo lontano, ciò che ora è un’illusione, sarà realtà. Ma non si tiene mai conto delle pietre che si trovano sul proprio cammino o, se se ne tiene conto, ci si crede molto più grandi, le pietre molto più piccole o quantomeno meno affilate.

Le pietre del cammino, gli ostacoli che nascondiamo e che fanno parte di noi, del nostro Io interiore. Sì, sono barriere, ma spesso siamo noi stessi a crearle. Perché qualsiasi illusione nasconde un lato oscuro che non vuole mostrarsi, come se si trattasse dell’altra faccia della luna. 

Parliamo di quella parte buia, quella parte che tormenta, ma di cui non si è consapevoli, quella parte incosciente che vi trattiene contro la vostra volontà. Quella parte di voi che non vi permette di andare avanti. Quella parte che ferisce, uccide e tormenta di fronte a qualsiasi difficoltà.

Perché non sono solo le illusioni, ma anche i sogni e i progetti, e il futuro incerto, quello che volete rendere realtà. Per questo uccide, per questo di illusioni si muore, perché non sempre possiamo trasformarle in realtà, e diventano veleno quando ci crediamo troppo. È in momenti come questi che ho aperto gli occhi e mi sono frantumata in mille pezzi, consumata dall’ansia.

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Il mostro della paura è venuto a farmi visita

Sono stata consumata dall’ansia perché il mostro della paura è venuto a farmi visita. Ma non era un mostro qualsiasi, era il peggiore dei mostri, la peggiore delle paure, la paura del fallimento. E, di fronte a questo, riuscivo solo a tremare.

Tremavo perché il mio mondo cadeva a pezzi, perché non esisteva più un futuro al quale ambire. Tremavo perché niente di ciò che sognavo, nessuna ambizione, si sarebbe avverato. Per questo motivo, mi sono rotta più volte in mille pezzi, quelli che mi rimanevano. Mentre costruivo una potente arma, pensai che era tanto dissuasiva da allontanare qualsiasi minaccia.

Che illusa! Distrutta e spezzata, invece di continuare a lottare, avrei dovuto imparare a curarmi. Non è più forte chi meglio si difende, ma chi si ricostruisce e cammina giorno dopo giorno, con passo fermo, di fronte a tutto ciò che può trovare sul suo cammino.

Tuttavia, se mi ero frantumata in mille pezzi e mi trovavo di fronte al mostro della paura del fallimento, come potevo mostrarmi debole e chiedere aiuto per guarire? E se avessi perso un altro pezzo di me? E se non si fosse trattato di ricomporre i pezzi, ma di imparare a lottare?

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Mi sono frantumata in mille pezzi, ma ho imparato a ricompormi

Sì, mi sono frantumata in mille pezzi e ho tardato ad ammetterlo. Non ero debole, non lo sono mai stata e, tuttavia, mi ferivo da sola. Mi sono convinta di essere un fallimento e per questo il fallimento è diventato il re delle mie paure. Ma non era tutta colpa mia, era anche la paura di ciò che gli altri avrebbero detto sapendo che avevo paura.

Non è coraggioso chi non guarda mai indietro, ma chi riconosce le sue paure e impara da esse. Lo è chi chiede aiuto, alla ricerca di armi per combatterle. È colui che chiede aiuto per ottenere armi che lo aiuti a conoscerle. Coraggiosa sì, ho chiesto aiuto, e lo sono.

Chiedendo aiuto ho imparato che ero io il mio ostacolo e il mio limite, perché ero io a creare i miei mostri. Sì, mi sono frantumata in mille pezzi, perché pretendevo di dare un’immagine irreale di me e così ho creato un mondo pieno di illusioni e di sogni, un mondo in futuro estraneo. Per quanto lo desiderassi, era solo un ponte sicuro per attraversare gli abissi dell’incertezza.

Adesso, e grazie a quello che ho appreso, poco a poco mi sono ricomposta. Anche se, come le brocche rotte e poi ricomposte, conservo cicatrici e imperfezioni, continuo ad essere me stessa. Ma una nuova me stessa, libera dalle pressioni e senza paura. Il fallimento ha il significato che ognuno di noi gli dà. Io ho imparato da questo, e ormai non mi spaventa più.