Gioco e sviluppo infantile: quale relazione?

· 15 febbraio 2018

L’attività del gioco viene sviluppata in modo naturale fin da piccoli. La capacità di giocare, a semplice vista, può sembrare avere come unica funzione quella di divertire e passare il tempo. Tuttavia, da qualche decennio gli psicologi hanno cominciato a mettere in discussione questo dato; sono ormai vari – se non addirittura molti – gli psicologi educativi che hanno studiato la relazione esistente tra gioco e sviluppo infantile.

Un aspetto chiave da tenere a mente e che può sembrare scioccante, è che dal punto di vista evolutivo è sempre possibile trovare ulteriori ragioni, oltre al mero piacere, per realizzare le azioni che ci fanno stare bene. Tralasciando i casi patologici, dunque, se qualcosa provoca piacere è evolutivamente utile. Secondo questo ragionamento, il gioco ha effettivamente una funzione o utilità. Gli studi, inoltre, dimostrano che una limitazione restrittiva delle ore di gioco durante l’infanzia corrisponde ad adulti dalle scarse abilità sociali.

Per quanto riguarda la relazione tra gioco e sviluppo infantile, bisogna aprire la mente a diverse teorie, non sempre sostenute dalle stesse idee di fondo. Ad ogni modo, per comprendere il complesso ruolo che assume il gioco nel nostro sviluppo, occorre adottare una prospettiva ampia e osservare tutti i dati disponibili.

Bambino che gioca

Prospettive teoriche su gioco e sviluppo infantile

Uno dei primi autori a studiare l’argomento fu Karl Groos, il quale vedeva il gioco come un pre-esercizio: una tappa fondamentale per raggiungere la maturità psico-fisiologica come fenomeno legato alla crescita. Il gioco consisteva per lui in un esercizio preparatorio per lo sviluppo di determinate funzioni. I giochi motori facilitano lo sviluppo fisico, quelli psicologici preparano il bambino alla sua vita sociale. Inoltre, se il gioco è realizzato in un ambiente sicuro, il bambino può allenare una moltitudine di abilità senza incappare in alcun tipo di rischio.

Un altro punto di vista del tutto differente è quello di Freud. Dalla prospettiva della psicoanalisi, il gioco sarebbe intimamente legato all’espressione delle pulsioni incoscienti. Ciò permetterebbe all’essere umano di soddisfare i propri desideri insoddisfatti nella realtà. Questa prospettiva teorica, sebbene possa sembrare interessante, manca di prove scientifiche evidenti che la supportino, oltre al fatto che viola il criterio della massima parsimonia su cui si regge la scienza.

Bambini che fanno le bolle di sapone

Secondo Vigotsky, il gioco è un’attività sociale la cui chiave è la cooperazione tra i partecipanti. Grazie a questa cooperazione, ciascun giocatore impara ad adottare un ruolo (assunzione dei ruoli), aspetto fondamentale nella vita adulta. Vigotsky si concentrò unicamente sul gioco simbolico, segnalando come all’interno del gioco gli oggetti assumano un significato proprio (un bastone fra le gambe può diventare un cavallo). Si può scorgere una prospettiva sociocostruttivista, basata su una funzione primordiale del gioco legata all’apprendimento e alla condivisione di ruoli e significati.

Un altro autore che teorizzò sul gioco fu Jerome Bruner – secondo il suo punto di vista il gioco sarebbe vincolato all’immaturità con la quale nascono gli esseri umani. Ciò porta le persone a produrre una serie di condotte che consentono di adattarsi in modo flessibile. Il gioco sarebbe dunque utile per sperimentare ciascuna di queste condotte e scoprire come ci permettono di adattarci al contesto culturale-ambientale. Realizzando questa sperimentazione in un contesto ludico, la persona è libera da pressioni e non teme le conseguenze negative.

Anche Piaget, uno dei grandi psicologi dello sviluppo, si pronunciò sulla relazione tra gioco e sviluppo sociale. La sua visione considerava il gioco come un’attività non diversa dalle attività non ludiche. A suo parere, si tratta di un’azione adattativa con la quale il bambino apprende caratteristiche della realtà e, in un certo senso, le controlla. Questo pensiero è altamente legato ai concetti di assimilazione e accomodamento sviluppati dallo stesso Piaget.

L’importanza del gioco

Nonostante esistano moltissimi punti di vista relativi alla funzione del gioco, è chiaro che risulta sempre importante per lo sviluppo infantile. È interessante notare anche come le varie teorie esistenti non siano tra loro incompatibili: la relazione tra gioco e sviluppo infantile può essere multipla e arricchente.

Bambino aviatore

Adesso che conosciamo le varie funzioni attribuite al gioco, possiamo immaginare quanto  sia importante. La scomparsa del gioco dalla vita del bambino, può generare conseguenze per quanto riguarda il suo sviluppo fisico, psicologico e sociale. Per questo motivo, è fondamentale che le attività ludiche (senza pressioni e con una forte motivazione intrinseca) siano presenti nella vita quotidiana dei nostri bambini.

Un’educazione basata sul gioco darà loro le opportunità necessarie a crescere sotto ogni aspetto. In questo senso, è bene non cadere nell’errore di sostituire il gioco con altre attività intellettuali o cognitive che riteniamo potenzialmente migliori: senza il gioco, infatti, lo sviluppo cognitivo e intellettuale potrà risentirne. Non dimentichiamo, inoltre, che ancor prima di nascere siamo già in fase di crescita e di sviluppo, e che per continuare a crescere una volta nati è fondamentale poter contare sul gioco, quale inclinazione naturale e piacevole che è.