Forse un giorno troveremo ciò che cerchiamo…o forse no

10 gennaio 2017 in Psicologia 802 Condivisi

Come disse Saadi de Shiraz, un poeta persiano del XII secolo, “ogni essere viene al mondo con un determinato scopo”. Possiamo impiegare anni per trovare la ragione di tale obbiettivo, in ogni caso prima o poi troveremo quello che tanto stavamo cercando…o forse no: forse troveremo qualcosa di molto meglio.

Dobbiamo ammetterlo, non è necessario essere religiosi per domandarsi spesso “perché siamo qui”. È la nostra coscienza che agisce da sensore emotivo e ci spinge ad aspettarci qualcosa di più dalla nostra esistenza, qualcosa di speciale, di trascendete, che dia un senso più forte ed autentico alla nostra vita.

Lungi dal vedere questa dimensione come una semplice inquietudine di un giovane che cerca di raggiungere la maturità o di un adulto etichettato come immaturo perché nonostante il passare del tempo prova ancora un forte vuoto esistenziale, dobbiamo vederla per ciò che è realmente: un viaggio mediante il quale raggiungere i nostri propositi vitali. È  simile a quello che Bono, leader degli U2, ci trasmette nella sua canzone  “I still haven’t found what I’m looking for” (non ho ancora trovato quello che sto cercando).

Prima di ossessionarci per non aver ancora ottenuto la pietra filosofale, quel proposito o motivo d’ispirazione, dobbiamo vedere le cose in un’altra prospettiva: come una ricerca grazie alla quale arricchirci ad ogni passo, ad ogni montagna scalata, ad ogni persona amata, ad ogni conoscenza acquisita.

La difficoltà di raggiungere il nostro obbiettivo vitale nel luogo sbagliato

Prima o poi lo troveremo: ciò che il nostro essere brama, ciò che il nostro cuore sente come un inesorabile vuoto che, a volte, ci fa stare male e ci fa disperare. Tuttavia, nonostante tutti i dubbi, le croci che incontreremo sul nostro cammino e le voci contrastanti, bisogna avere ben chiara una cosa: a volte cerchiamo il nostro obbiettivo nel luogo sbagliato.  

Ralph Waldo Emerson, un famoso filosofo e poeta del XIX secolo, una volta disse che, qualsiasi idea, sogno o obbiettivo ci prefisseremo, ci sarà sempre qualcuno pronto a dimostrarci che ci stiamo sbagliando. Questo ci fa riflettere sul fatto che spesso passiamo gran parte della nostra vita immersi in contesti che non ci aiutano. Ci sono famiglie, amicizie e anche determinati contesti sociali che distruggono in parte o completamente ogni nostra aspettativa. 

Le persone docili, che incassano i colpi e stanno zitte sono destinate a passare gran parte delle loro vite aspettando qualcosa, sperando e desiderano che qualcosa accada e che questo possa portar via la sensazione di frustrazione e profondo vuoto esistenziale che sentono. I contesti oppressivi danno origine ad animi che sognano di fuggire, perché niente cresce in questo substrato, perché non si può raggiungere niente in uno scenario delimitato da forbici che fanno a pezzi le nostre speranze.

Emergere da queste superfici non è solo una necessità, ma un obbligo. Perché il nostro vero destino non si realizzerà mai se non aggiungeremo noi l’ingrediente segreto: la volontà.
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volare

 Un giorno forse troveremo ciò che stiamo cercando…o forse no

A volte crediamo di aver trovato ciò che tanto desideravamo: il grande amore, un buon lavoro, il desiderio di tutta una vita. Tuttavia, ci rendiamo poi conto che quell’amore non era poi così vero, quel lavoro non così buono e quell’obbiettivo non ha dato i risultati sperati.

Prima di cadere nella trappola del pentimento, bisogna ricordare una cosa: la vita è movimento e la ricerca non si ferma mai, perché l’essere umano è avventuriero per natura, ha fame di emozioni, sete di conoscenza e ansia di esperienza mediante la quale crescere.

Per mettere in marcia l’ingranaggio di questa ricerca vitale, vi proponiamo di riflettere sui seguenti concetti:

desideri

Punti chiave per avviare il cambiamento e realizzare i nostri obbiettivi

Kark Pillemer è uno scienziato ed etologo dell’Università di Cornell che, tramite il libro 30 lessons for living, ci spiega che uno dei maggiori problemi è che non siamo connessi con il nostro “io futuro”. Non si tratta di fare un viaggio nel futuro, come Spock nel film Star Trek per ottenere la saggezza comunicando con il suo io futuro e passato.

Si tratta di vincolarci a quel futuro nel quale ci immaginiamo, esattamente come lo vorremmo. Un futuro sereno, una vita tranquilla, circondati da persone che amiamo davvero. Senza artifici, senza niente in eccesso, senza nessuna mancanza. Quell’aspirazione deve essere la nostra motivazione presente.

  • Dobbiamo imparare a guardare ciò che ci circonda connettendoci sempre con ciò che abbiamo dentro, con la nostra essenza. Si tratta di essere ricettivi e di andare avanti nella vita in accordo con i nostri valori e sentimenti. In questo modo, tutto ciò che troveremo sarà soddisfacente.
  • Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta della legge dell’attrazione. La teoria che l’universo orchestra le sue parti in accordo ai desideri di ognuno di noi ha notevoli sfumature. L’ideale è seguire un consiglio ancor più semplice: attrazione e intenzione devono sempre andare di pari passo. Se cercate qualcosa, agite. Se desiderate qualcosa in concreto, abbandonate la vostra zona di comfort: siate architetti della vostra vita.   

Prima o poi ci riusciremo: troveremo ciò che cerchiamo, o forse no, forse troveremo qualcosa di meglio. Tuttavia, durante questo viaggio, non dimenticate mai di portare sempre con voi il miglior equipaggiamento: spirito di dedizione, compromesso, lotta e amore per ogni cosa che fate, offrite o costruite.

Immagini per genitle concessione di Hayao Miyazaki

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