Quando sono gli animali a salvarci la vita

· 28 marzo 2017

Ci sono animali che salvano le persone. Sono cani e gatti che, letteralmente, salvano la vita dei loro “umani” perché entrano a far parte della loro esistenza nel momento del bisogno. Con la loro vicinanza, regalano un affetto disinteressato in grado di risvegliare i loro padroni dalla tristezza, dalla paura, dalla solitudine.

Gli psicologi sociali rivelano che gli animali domestici sono figure naturali di attaccamento umano. Di fatto, lo sono sempre stati. Il nostro legame con i cani, ad esempio, ripercorre il nostro passato evolutivo, quando i primi gruppi sociali accoglievano la compagnia di un cane.

Sono la compassione e il rispetto per gli animali e per la natura a renderci davvero umani.
Albert Schweitzer

Edward Osborne Wilson, famoso biologo ed etologo, coniò il termine “biofilia”, una dimensione che gli animali stessi ci hanno trasmesso fin dai tempi più remoti per un motivo molto concreto. I gruppi di umani che avevano uno o più cani con loro avevano più probabilità di sopravvivere. L’intima unione tra uomo e cane ci ha aiutato a capire meglio i cicli della natura e a cercare risorse come acqua ed alimenti. I cani erano fedeli compagni nella caccia ed una grande compagnia nei momenti di solitudine.

Da allora, pur essendo consapevoli che gli animali non sono esseri umani, il nostro cervello è in grado di reagire allo stesso modo di fronte a loro: rilasciamo ossitocina quando li abbiamo accanto o li abbracciamo. L’ormone dell’affetto, la compassione e il bisogno di attenzione si attivano quando entriamo in contatto visivo con i nostri animali.

Una cosa magica, non c’è dubbio. Per questo motivo, possiamo dire con assoluta certezza che anche se siamo noi ad adottare gli animali, in realtà sono loro a salvarci.

Il cane afgano che “salvò” il suo amico umano

Potremmo raccontare mille storie su animali che hanno salvato persone. Tuttavia, vogliamo parlarvi di un cane speciale che ha emotivamente “salvato” un giovane soldato che doveva partire per l’Afghanistan. Il nostro protagonista si chiama Craig Grossi e quando l’elicottero lo lasciò nel distretto di Sangin, passò momenti molto difficili. La prima notte i talebani attaccarono la sua unità.

Il soldato pensò che la sua vita stesse per giungere al capolinea. Fu una notte lunghissima, ma alla fine arrivò la mattina. Gli attacchi erano cessati e Craig ebbe modo di guardarsi attorno. Era tutto distrutto, c’erano polvere, proiettili, pezzi di metallo bruciati, ma in mezzo a questa desolazione c’era anche un cane con la testa grande che riposava. Il primo istinto del soldato fu di chiamare il cane, ma poi si trattenne dal farlo perché aveva sentito storie di cani in apparenza buoni e silenziosi che attaccavano le persone.

Quel cane, però, era diverso. Non appena vide il soldato, si alzò e gli si avvicinò, semplicemente per fargli compagnia. Craig Grossi non morì quel giorno, di fatto trovò un amico che non voleva separarsi da lui, che entrò a far parte della sua unità e che gli diede forza nei momenti più angosciosi. Lo chiamò Fred. Quella complicità era talmente forte che Craig e i compagni nascondevano il cane nell’elicottero quando dovevano cambiare zona, così la “squadra” non si sarebbe separata.

Poco a poco Craig Grossi diventò consapevole della paura che provava al pensiero che il suo amico a quattro zampe potesse rimanere ferito in un contesto del genere. Strinse, quindi, un accordo con i corrieri di DHL, in modo che di nascosto facessero arrivare il cane negli Stati Uniti dove abitavano i suoi genitori. Tuttavia, solo qualche giorno dopo la partenza dell’amico, Craig rimase coinvolto in un attacco che gli procurò una lesione cerebrale.

Durante tutto il periodo in cui rimase in coma, questo giovane soldato non smise mai di sognare il suo compagno a quattro zampe. In qualche modo, non si separarono mai. Quando finalmente Craig guarì e poté tornare a casa dalla sua famiglia e da Fred, pensò che quello che aveva vissuto sarebbe servire a qualcosa. Per 2 mesi viaggiò negli Stati Uniti raccontando la sua storia. Ancora oggi questi due amici formano una squadra favolosa, un esempio del forte legame che può esistere tra persone e animali.

Animali che curano, animali terapeutici

Attualmente, le terapie con gli animali sono sempre più diffuse e non smettono di garantire importanti risultati. I cani guida sono uno stimolo per i bambini con autismo. Anche le case di riposo per anziani ricevono regolarmente la visita di cani addestrati che offrono un affetto incondizionato e una grande interazione con le persone affette da demenza.

Rispettare gli animali è un dovere, amarli è un privilegio

Non possiamo dimenticare che in un ambito più vicino a noi e meno clinico, gli animali domestici continuano ad essere una figura di attaccamento indispensabile. Di fatto, secondo uno studio condotto nel 2011 e pubblicato sulla rivista Journal of Research in Personality, questo genere di attaccamento è uno dei legami più sani e positivi a tutti i livelli: fisico, emotivo e cognitivo.

Un animale, come un gatto o un cane, sa bene come entrare in connessione con il suo “umano” attraverso lo sguardo. Quel tocco magico ed inaspettato è davvero sorprendente per chi non ha mai avuto un animale domestico. Viene subito da dire la classica frase: “sembra che mi capisca davvero!”.

Un animale non conoscerà l’origine dei nostri problemi o delle nostre delusioni o frustrazioni. Non potrà nemmeno dare una soluzione ai nostri dubbi esistenziali. Si lascia semplicemente guidare dalle nostre emozioni, dal “qui ed ora”, identificando all’istante le nostre gioie o la nostra tristezza. Per gli animali, non conta nient’altro, vogliono solo che siamo recettivi ai loro stimoli, ai loro gesti, ai loro bisogni, ai loro giochi, al loro affetto.

Perché, alla fine quello che conta davvero nella vita è proprio questo, stare bene, vivere tranquilli con dei buoni amici accanto. A due o a quattro zampe.