Gli schemi: la parte sommersa dell'iceberg

Gli schemi sono la parte più sommersa dell'iceberg, la ferita lasciata da bisogni insoddisfatti. Si attivano per concludere quanto rimasto incompiuto. Come possiamo superarli?
Gli schemi: la parte sommersa dell'iceberg

Ultimo aggiornamento: 19 luglio, 2021

Gli schemi sono impiegati in molte aree di studio. In genere, per schema si intende una struttura, un quadro di riferimento o un profilo. In psicologia, questo concetto ha una storia particolarmente ricca, soprattutto per l’area evolutiva.

Uno schema sarebbe un modello dato alla realtà o all’esperienza per aiutare gli individui a spiegarla, per mediare la sua percezione e per orientare le loro risposte.

A partire dalla terapia degli schemi (o Schema Therapy) sviluppata da Jeffrey E. Young, con questo termine si fa riferimento a diverse esperienze infantili che potremmo classificare come tossiche. Si usa per definire una serie di schemi che l’autore ha chiamato “schemi precoci disadattivi”.

Avremo, quindi, uno schema o un tema ampio e generalizzato fatto di ricordi, emozioni, cognizioni e sensazioni corporee. Lo schema sarebbe relativo a se stessi e al rapporto con l’ambiente circostante. Si svilupperebbe durante l’infanzia o l’adolescenza e durerebbe per tutta la vita. Inoltre, sarebbe altamente disfunzionale per la persona.

Gli schemi precoci sono quindi modelli cognitivi controproducenti che si adottano precocemente e si ripetono più volte nell’arco della vita. In questo senso, possiamo usare per lo schema la metafora dell’iceberg in cui vi è una parte sommersa e inconscia nascosta alla vista.

Lo schema si attiverebbe nel momento in cui si verifica un evento simile a quello vissuto nell’infanzia. Quindi, quando uno dei nostri schemi si attiva, si prova un’intensa emozione negativa come il dolore per una perdita, la vergogna, la paura o la rabbia.

Donna timida che si copre il volto con le mani.

L’origine dello schema

Da bambini si nutrono bisogni emotivi che devono essere soddisfatti. Nessuno può negare che un bambino abbia bisogno d’affetto, di cibo o di vestiti, sono necessari per la sua sopravvivenza. Le cinque esigenze fondamentali contemplate dalla Schema Therapy sono:

  • Il legame sicuro con gli altri, soprattutto con i genitori.
  • Autonomia, competenza e senso di identità.
  • La libertà di esprimere bisogni e emozioni valide.
  • La spontaneità ed il gioco.
  • Limiti reali e autocontrollo.

Si tratterebbe di bisogni universali che tutti noi dobbiamo soddisfare. Il problema è che a volte per alcuni bambini è impossibile. Le esperienze infantili tossiche sono la principale fonte dei modelli precoci disadattivi.

Pertanto, quando una persona si trova da adulto ad affrontare dinamiche che attivano i suoi schemi infantili, ciò che sperimenta è il dramma vissuto durante l’infanzia, che di solito ha anche a che fare con uno dei genitori.

Altre influenze, come quelle degli amici, della scuola, del vicinato o della cultura in cui il bambino è cresciuto, acquistano più importanza man mano che il bambino cresce e possono anche influenzare lo sviluppo di questi schemi.

Queste influenze, tuttavia, non sono così potenti o intense come quelle vissute durante l’infanzia e che hanno a che fare con il nucleo familiare.

Gli schemi nell’età adulta

Come abbiamo detto in precedenza, gli schemi si formano durante l’infanzia a causa di bisogni insoddisfatti o di carenze emotive che lasciano delle ferite. Quelle ferite non rimarginate continuano a far male anche se l’individuo è cresciuto e maturato.

Appartengono alla parte sommersa dell’iceberg e rimangono latenti senza degli effetti apparenti. Tuttavia, nel momento in cui un evento ci risulta familiare, lo schema prende forma e si attiva.

Quando diciamo che uno schema si attiva, ci riferiamo al fatto che la nostra parte infantile si mette in moto per soddisfare quel bisogno rimasto insoddisfatto. Il problema è che, da un punto di vista razionale, l’adulto non ha più bisogno di quello che desiderava.

Tuttavia, il bambino del passato è in qualche modo nascosto nel corpo maturo dell’adulto di oggi. Questo bambino nascosto, la parte sommersa dell’iceberg, attiva nell’adulto determinate emozioni che gli fanno rivivere più volte il passato.

Uomo pensieroso che guarda dalla finestra.

L’obiettivo, pertanto, è curare il bambino e rompere gli schemi. L’adulto deve rendersi conto che i bisogni non soddisfatti del passato non possono più essere soddisfatti e che deve accettare questa realtà.

Quando l’adulto accetta che il passato non può essere modificato, può iniziare ad intraprendere delle azioni per contrastare quello schema che lo intrappola nell’infanzia. Uno dei modi per farlo è quello di utilizzare le procedure comportamentali.

Ad esempio, se un bambino è stato “abbandonato” dai suoi genitori e di lui si è occupato un caregiver, è possibile che da adulto abbia timore che il partner lo abbandoni. Ciò può limitarlo nell’avere delle relazioni affettive di questo tipo.

In questo caso, un obiettivo terapeutico potrebbe essere esporsi all’incontro di potenziali partner e di rischiare un nuovo “abbandono”. Questo “abbandono”, tuttavia, non supporrebbe un bisogno insoddisfatto, come è avvenuto durante l’infanzia, dato che nessun adulto ha bisogno di un altro adulto.

È auspicabile che l’adulto inizi a proteggere quel bambino che aveva delle carenze. Deve amarsi, prendersi cura di sé e accettarsi. L’idea è smettere di ferire il bambino interiore e di aiutarlo a superare le lacune e le ferite con i mezzi che ha a disposizione un adulto.

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  • Young, J. (2013). Terapia de esquemas. Guía práctica. Descree de Brouwer.