Hervey Cleckley, padre della psicopatia

30 Agosto 2019
Hervey Cleckey, psichiatra statunitense non troppo conosciuto, aprì le porte agli studi che oggi definiscono e tracciano il profilo dello psicopatico. Se non ne avete mai sentito parlare o se credete di non conoscere appieno il significato del termine psicopatia, continuate a leggere per saperne di più.

Lo psichiatra statunitene Hervey Cleckley (1903-1984) fu un brillante professionista capace di osservare nel dettaglio gli aspetti clinici degli psicopatici. Il suo libro più importante, The Mask of Sanity (1941), descrive il caso di sedici psicopatici ricoverati nei centri in cui lavorò come psichiatra.

Vi siete mai domandati cosa è esattamente la psicopatia? Come potremmo definirla? Hervey Cleckley rivoluzionò gli studi nel suo campo e, soprattutto, approfondì e anticipò quelli della psicopatia.

Criteri base per poter definire la psicopatia

A partire dalle osservazioni realizzate sui suoi pazienti, Hervey Cleckley enunciò l’ipotesi che gli psicopatici presentano un deficit emotivo e di insight che impedisce loro di sperimentare la vita alla pari delle altre persone.

Uomo incappucciato nel buio

Si tratta dunque di persone che provano una certa difficoltà ad accettare e integrarsi nelle norme sociali, etiche, legali e morali di una società. Cleckley definì anche i principali tratti degli psicopatici e li raggruppò in un totale di sedici criteri di base, ulteriormente classificati nei seguenti tre gruppi:

  • Aggiustamento positivo: superficialità ed elevata intelligenza, assenza di segnali di pensiero irrazionale, assenza di nervosismo” o di manifestazioni psiconevrotiche, tendenza al suicidio molto bassa.
  • Deviazione comportamentale cronica: mancanza di rimorso o vergogna, falsità e insincerità, egocentrismo patologico e incapacità di amare, povertà generalizzata nelle principali relazioni affettive, mancanza di insight.
  • Deficit emotivi-interpersonali: mancanza di affidabilità, comportamento “grottesco” con il consumo di alcol e no; vita sessuale impersonale, triviale e poco integrata; incapacità di seguire qualsiasi piano di vita; povertà di giudizio e incapacità nell’apprendere dalle esperienze passate; condotta antisociale e inadeguatamente motivata.

Come definì Hervey Cleckley la psicopatia?

Hervey Cleckley sviluppò i suoi studi a partire dai punti precedenti, ampliando il campo e definendo in termini più ampi le principali caratteristiche della psicopatia.

Aggiustamento positivo

Cleckley descrisse lo psicopatico come un individuo carismatico, sincero e gradevole per la maggior parte del tempo. Tende a dare l’impressione di essere una persona dotata di intelligenza superiore, con perfette capacità di ragionamento ed elevate abilità. Comprende, capisce e discute con perfetta logica sulle norme sociali, così come del rapporto azione-conseguenza delle sue azioni. Al tempo stesso, Cleckley rivelò che nelle situazioni in cui una persona dovrebbe sentirsi nervosa, tesa o stressata, lo psicopatico rimane calmo e privo di sintomatologia ansiosa.

D’altra parte, nella maggior parte dei casi studiati dall’autore la psicopatia si rivelava un fattore di protezione di fronte all’idea e ai tentativi di suicidio. Nonostante la vita di questi individui fosse caotica e autodistruttiva, gli unici tentativi di suicidio erano scarsi e poco determinanti. Si trattava più che altro di stratagemmi premeditati per ottenere attenzioni e i favori della famiglia.

Deviazione comportamentale cronica

Di fronte alle proprie azioni, spesso dannose per la famiglia, per gli amici e per se stessi, questi pazienti rispondevano mentendo, nascondendo e dando la colpa agli altri, mostrandosi dunque privi di qualsiasi rimorso o vergogna. Per questo motivo, Cleckley giunse alla conclusione che lo psicopatico prova una notevole indifferenza verso la verità.

Questo fatto, insieme alla sua superficialità e al suo alto potere di convincimento e manipolazione, rendono difficile stabilirne la sincerità. Ma anche quando si hanno prove del contrario, diventa difficile non credere alle sue argomentazioni.

“Pur avendo chiaro in mente nel dettaglio il passato di Anna, è stato difficile non lasciarsi convincere che tutti i fatti mostrati dalla sua cartella potevano essere ignorati, grazie all’incredibile capacità confutatoria di questa attraente donna.” (The mask of sanity, p.103).

-Hervey Cleckley-

Per quanto riguarda la capacità affettiva dei suoi pazienti, nonostante spergiurassero con assoluta credibilità di provare amore verso familiari, consorti o figli, le loro azioni dimostravano il contrario. I sentimenti di questi individui sembravano essere meramente superficiali, e le loro emozioni, sebbene a prima vista apparissero del tutto convincenti, erano motivate non tanto dalla forza dell’emozione in sé, bensì da motivi più logici che viscerali, come ad esempio evitare una punizione oppure ottenere qualcosa.

In questo modo, per quanti sacrifici si facciano per loro, per quante dimostrazioni di amore o apprezzamento vengano loro dimostrate, gli psicopatici non sono capaci di rispondere con lo stesso grado di intensità. L’assioma umano per cui un’opera buona porta a un’altra ha qui validità soltanto quando c’è un secondo fine.

Deficit emotivi-interpersonali

Sempre all’interno della sfera emotiva occorre evidenziare la promiscuità mostrata da tutti i casi analizzati da Cleckley. Nel suo libro riflette sulla condotta promiscua e i molteplici rapporti sessuali.

In alcuni casi si ricorre alle prostitute e altre forme di infedeltà verso il partner. Tali condotte sono dovute, secondo l’autore, alla mancanza di restrizioni e all’impulsività presentate dagli psicopatici, oltre all’indifferenza verso i loro obblighi e le conseguenze delle loro azioni, alla mancanza di colpa, rimorso o vergogna.

Lo psicopatico descritto da Hervey Cleckley fa uso e abuso di alcol, fallisce nella realizzazione di un qualsivoglia progetto di vita e non è capace di preservare lo sforzo verso una meta. Di conseguenza, non è affidabile.

Il suo giudizio, inoltre, è praticamente immutabile con l’esperienza, poiché non impara dai suoi errori e tende a commetterli di continuo. Questo fatto è accentuato dal mancato rimorso, dalla vergogna e dall’indifferenza delle sue azioni e dalla mancanza di insightQuesto problema di giudizio si palesa quando se ne osservano le azioni e il passato. Al contrario, nella situazione ipotetica in cui lo psicopatico debba affrontare un dilemma morale, il suo giudizio è ottimo.

La delinquenza nei pazienti di Hervey Cleckley

Come ultima caratteristica, sottolineiamo che i delitti legati agli psicopatici descritti nel libro di Cleckley erano minori. Si fa riferimento a piccoli furti, fomento o partecipazione a risse, scandali pubblici, emissione di assegni falsi, ecc. Soltanto tre dei sedici casi descritti dall’autore furono descritti come seriamente e serialmente aggressivi.

Ciò nonostante, la caratteristica principale per cui viene messo in risalto questo criterio è la mancanza di motivazione nei comportamenti antisociali. La maggior parte, infatti, vengono adottati senza un proposito specifico o a un costo che ne supera enormemente i benefici.

Per quanto riguarda i delinquenti o criminali ordinari, la differenza tra questi e gli psicopatici si basa, secondo l’autore, sulla mancanza di insight e di intenzionalità degli atti. Il criminale ordinario, dunque, riconosce che le sue azioni (delitti) sono un mezzo per ottenere un fine determinato. Di norma, i suoi propositi sono compresi – ma non condivisi – dal pubblico ordinario.

Ciò non accade nel caso degli psicopatici. Questi non hanno un fine specifico né un motivo comprensibile per cui realizzare queste azioni. Per questo motivo possono rubare una quantità minima di denaro, rischiando di venire scoperti ma senza averne davvero bisogno, e magari senza mai usufruirne. In aggiunta alla mancanza di insight, Cleckley afferma:

“(Gli altri criminali) non sembrano avere quella strana convinzione di essere, o di dover essere, in qualche modo esenti dalle prigioni fatte per controllare coloro che hanno commesso gli stessi crimini per i quali loro stessi sono stati condannati.” (The mask of sanity, p.172).

-Hervey Cleckley-

Uomo preoccupato con sigaretta in mano

L’eredità di Hervey Cleckley

La descrizione del profilo psicopatico realizzata in questo articolo si basa su un caposaldo della psicopatia, fondamentale per lo studio di questa disciplina. Tuttavia, è giusto tener conto dell’epoca, del contesto e della scarsa letteratura scientifica che esisteva al riguardo quando Hervey Cleckley pubblicò The mask of sanity, più di 70 anni fa.

Non bisogna dimenticare, dunque, che i progressi scientifici e gli studi postumi hanno ritoccato, perfezionato e ampliato tutte le risposte originali di Cleckley, il cui contribuito continua a essere di valore inestimabile.

Il nome di Hervey Cleckley rimarrà per sempre vincolato alla psichiatria e, nello specifico, allo studio della psicopatia. Probabilmente, senza i suoi studi e senza la sua opera non si sarebbero sviluppate molte delle ricerche posteriori. L’eredità di Cleckley resta dunque un punto di partenza, una porta che si è aperta su futuri studi nel campo della psicopatia.

  • Cleckley, H. (1988). The mask of sanity: An attempt to clarify some issues about the so-called psychopathic personality (5º Ed.). Augusta, Georgia: E. S. Cleckley
  • Hervey M. Cleckley. (n.d.) Recuperado el 31 de Mayo, 2014, de la web Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Hervey_M._Cleckley
  • Patrick, C. J. (2006) Back to the future: Cleckley as a guide to the next generation of psychopathy research. In C. J. (Ed.), Handbook of psychopathy (pp. 605-617). New York, NY, US.: Guilford Press