I benefici di assistere ad atti di bontà

· 24 gennaio 2016

Assistere ad atti di bontà ha un grande potere sulle persone. Le azioni del tutto altruiste e disinteressate scatenano in chi le vede, sentimenti di pace e tranquillità che, poiché arrivano del tutto inaspettati, rimangono impressi nella mente e durano a lungo.

Tuttavia, come mai assistere ad atti di bontà apporta tanti benefici? Cos’è che ci fa sentire bene quando vediamo le persone agire in modo altruista per aiutare gli altri?

“Tutti gli atti di bontà sono una dimostrazione di potere”

-Miguel de Unamuno-

giovane cuore anziano

Assistere ad atti di bontà ci riempie di pace e gratitudine

Assistere ad un atto di bontà autentica ci trasmette una sensazione di pace e allegria che dura a lungo. Alcune di queste azioni, anche se possono sembrare insignificanti, restano nella nostra memoria e ci sono d’ispirazione nei momenti difficili.

Quando siamo testimoni di un atto di bontà, è possibile trovarsi in presenza di ciò che Abraham Maslow definì come “esperienze di confine”, quei momenti di sorpresa, meraviglia e ricche di senso di giustizia che ci fanno sentire immensamente grati per essere vivi.

Rinnovo della fiducia nella natura umana

Jonathan Haidt ha dato a queste esperienze il nome di “euforia” e le ha descritte come una sensazione di calore nel petto, come se il cuore si stesse espandendo, un desiderio maggiore di essere d’aiuto e una sensazione di legame maggiore con gli altri.

Secondo Haidt, un atto di bontà è una manifestazione di una natura umana superiore o migliore. Questo potrebbe essere uno dei motivi per i quali si vive questa esperienza:

Un atto di bontà che rinnova la fiducia nella natura umana offre un raggio di speranza in mezzo al caos e al conflitto della vita quotidiana.

L’altruismo ci rende più umani

Il legame di cui parlava Haidt è importante. L’altruismo va oltre la separazione che spesso viviamo come esseri umani. Ci connette gli uni agli altri.

L’altruismo puro è l’unico possibile poiché, a livello più profondo, tutti gli esseri umani fanno parte della stessa rete di coscienza.

Le persone che compiono un atto d’altruismo di sicuro saranno i destinatari di un altro atto di bontà, e quando siamo testimoni di quelle azioni, entriamo a far parte della rete.

Ciò significa che gli atti di bontà hanno effetti positivi su tre persone diverse: chi li compie, chi li riceve e chi li vede accadere.

“Le anime belle sono le uniche che sanno tutto ciò che di grande esiste nella bontà”

-François Fénelon-

bambina molto bella

La bontà migliora il sistema immunitario

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che gli atti di bontà hanno effetti positivi sul sistema immunitario e, inoltre, aumentano la produzione di serotonina nel cervello.

La serotonina è un neurotrasmettitore naturale che si occupa di regolare l’umore e che aiuta a controllare l’ansia. La serotonina è considerata una sostanza utile per “sentirsi bene”, perché serve per produrre una sensazione di piacere nel cervello.

Secondo una delle ricerche più affascinanti degli ultimi anni, ogni volta che un semplice atto di bontà si manifesta tra due persone, ciò migliora in modo significativo il funzionamento del loro sistema immunitario e aumenta la produzione di serotonina sia nella persona che offre l’azione, sia nella persona che la riceve.

L’aspetto più sorprendente della ricerca è stato dimostrare che anche le persone che osservano l’atto di bontà sperimentano un miglioramento simile del sistema immunitario e un aumento della produzione della serotonina.

Essere buoni per sentirsi meglio

I benefici della bontà non si limitano a un sistema immunitario più forte e a una maggiore produzione di serotonina. Lo studio ha dimostrato che coloro che si dedicano regolarmente a fare del bene sperimentano una riduzione della tensione, dei dolori cronici e persino dei problemi d’insonnia.

Christine Carter spiega che le persone che lavorano come volontari tendono ad avere meno dolori e fastidi.

Di media, aiutare gli altri protegge la salute dalle malattie cardiache due volte meglio rispetto all’aspirina.