Vivere per gli altri, senza smettere di pensare a se stessi

16 gennaio 2016 in Psicologia 251 Condivisi

Sarebbe molto complicato se provassimo a contare tutti i pensieri che attraversano la nostra mente durante una giornata. Ebbene, tra i 70.000 pensieri che formuliamo ogni giorno, la maggior parte riguarda le nostre necessità.

Le nostre gioie, i nostri gusti, i nostri problemi … Insomma, pensiamo più a noi stessi che a qualsiasi altra cosa. In effetti, sembra logico.

Dopodiché, è possibile che una parte consistente dei nostri pensieri si diriga ai nostri cari: il nostro partner, i familiari, i figli, gli amici. Pensiamo agli impegni in sospeso con loro e ai conflitti; per ognuno di loro elaboriamo elucubrazioni esclusive.

Infine, resta senza dubbio una piccola parte di pensieri rivolta a temi futili, mondani e quotidiani come “che brutti capelli che ha quella ragazza”, “questo programma tv non mi piace per nulla, cambia canale”, ecc.

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Quando dedichiamo più tempo agli altri che a noi

È stato provato che, spesso, la nostra mente dedica troppo tempo agli altri rispetto a quello che avremmo bisogno di dedicare a noi stessi.

Diciamo che, a volte, il nostro cervello, la nostra mente o la nostra stessa volontà si ritrovano prive di spazio, poiché questo è occupato da cose esterne, che possono persino sfuggire al nostro controllo.

“L’avrò ferito con le mie parole?”, “è colpa mia, dovrei essermi comportato diversamente”, “sono un vero egoista, per una volta che mi hanno chiesto aiuto …”.

Si tratta di frasi totalmente negative che ci fanno stare male dato che ci mostrano che non siamo stati sufficientemente buoni con gli altri. Sono pensieri non dedicati a noi, alla nostra difesa, bensì agli altri.

È incredibile la capacità che hanno gli esseri umani di formulare pensieri come quelli appena espressi, i quali hanno ripercussioni a livello emotivo. Pensare troppo agli altri, infatti, ha conseguenze sull’emotività.

Forse pensate che questi pensieri siano inevitabili. Ci sono milioni di ragioni per cui ci sentiamo così, ma quante ce ne sono a difenderci?

I messaggi educativi dell’infanzia

Nel corso della vita, veniamo continuamente esposti a messaggi educativi come “bisogna condividere le cose”, “devi pensare al bene degli altri”, “fai tutto il possibile affinché gli altri siano felici”, ecc.

Sono questi i messaggi che ci alimentano durante l’infanzia. La società è convinta che i bambini abbiano bisogno di ricevere idee del genere, perché poi possano costruire i loro valori nel futuro. In realtà, questi concetti costituiscono dei limiti per le persone adulte:

  • In primo luogo, non sono semplici frasi, né suggerimenti: si tratta di ordini. È come se ci obbligassero ad essere in un determinato modo. Educate i vostri figli con i suggerimenti. Ormai non siamo più bambini: possiamo cambiare, riflettere e dibattere su tali ordini. Siamo noi a dover decidere se fare del bene, siamo noi a dover decidere se condividere i nostri averi.
  • In secondo luogo, si tratta di ordini dicotomici: “devi condividere, altrimenti vuol dire che non sei buono”, “fai del bene per gli altri, altrimenti significa che sei cattivo”, “fai sì che gli altri siano felici, altrimenti sei un egoista”. Queste indicazioni non contemplano la possibilità di essere “un po’ egoisti”, tutto o niente; buoni o cattivi. La vita non è forse composta di sfumature?
  • Infine, vi è il tema della soggettività. Nessuno ha mai definito con esattezza l’essere “buoni”, “egoisti” o “altruisti”.

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Dove sta scritta l’esatta descrizione di un egoista? Quante volte bisogna pensare a se stessi invece che agli altri per esserlo? È negativo essere egoisti?

Una nota interessante è che i romani usavano la parola “egoismo” per intendere “la pratica dell’io”.

Pensate a voi stessi, siate la vostra priorità

Siete voi i protagonisti delle vostre storie, a volte fate in modo di vedervi come “i buoni”, e altre volte interpretate il ruolo dei “cattivi”, poi vi castigate e fate penitenza per quell’enorme errore commesso.

Capita che vi troviate intrappolati in una logica che vi danneggia. E allora regalate il vostro tempo, le vostre risorse e le vostre forze a persone che non sembrano aver altro scopo nella vita che quello di farvi soffrire.

E non riuscite a smettere, perché temete le conseguenze negative. Il fatto di allontanarvi dal cammino che vi hanno tracciato vi terrorizza.

Riflettete con tranquillità e calma e razionalizzate questi pensieri, la cosa può esservi di grande aiuto.

Vedrete che, dopo aver riflettuto per un po’, direte: “Forse non sono una persona così cattiva. Forse ho bisogno di tempo per me adesso. Forse in questo momento non voglio condividere le mie cose con nessuno. Forse dovrei essere un po’ più egoista.”

Forse, l’egoismo è giustificato. Forse, essere egoisti significa solo volersi bene.

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