I disturbi dell’umore: oltre la depressione

15 Novembre 2019
Esistono diversi disturbi depressivi raccolti sotto la dicitura disturbi dell'umore. Così come esistono varie forme depressive come la distimia o il disturbo disforico premestruale. La diagnosi differenziale è il primo passo per delineare un intervento adeguato.

Anche se la maggior parte di noi pensa solo alla depressione, la verità è che esistono diversi disturbi dell’umore. In questo articolo, cercheremo di individuare e approfondire quelli che differiscono dalla più comune depressione maggiore.

Secondo i dati, una persona su cinque – dal 10 al 16% della popolazione – soffrirà durante la sua vita di disturbi dell’umore o depressivi. Quasi il 4% di loro conviverà con questi disturbi per tutta la vita. In questo caso si parla di distimia, che descriviamo qui di seguito.

Si individuano delle differenze anche in base al sesso: ogni uomo su due donne soffre di un disturbo depressivo. Tra i soggetti più a rischio troviamo gli operatori sanitari e le vittime di maltrattamenti.

I disturbi depressivi possono comparire in qualsiasi momento delle vita, persino durante l’infanzia. Nonostante ciò, compaiono in prevalenza nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 45 anni. Nella maggior parte dei casi, si manifestano intorno ai 20-25 anni nella popolazione giovane adulta.

La durata di un disturbo depressivo varia a seconda della persona e dell’ambiente in cui si vive. Alcuni disturbi dell’umore durano anni, mentre altri scompaiono spontaneamente in poco tempo.

Donna depressa con gli occhi chiusi

Disturbi dell’umore: episodi di depressione maggiore

Il primo disturbo dell’umore che si presenta è la depressione maggiore. Questo, insieme al disturbo depressivo maggiore, è la forma depressiva più nota. Il mezzo diagnostico per comprendere se ci troviamo di fronte a un disturbo dell’umore è verificare se i criteri di un episodio di depressione maggiore vengono soddisfatti e per quanto tempo.

Un criterio base è una sensazione di sconforto che dura per un periodo di almeno due settimane consecutive. Bisogna verificare anche la mancanza di interesse o piacere nello svolgere le attività quotidiane. Questo disturbo può manifestarsi attraverso sentimenti di tristezza, irritabilità, rabbia, ecc. Per poter diagnosticare un episodio di depressione maggiore, devono presentarsi cinque o più sintomi del seguente elenco:

  • Sconforto.
  • Diminuzione dell’interesse per le attività svolte.
  • Perdita o aumento di peso.
  • Insonnia o ipersonnia.
  • Agitazione o ritardo psicomotorio.
  • Mancanza di energia.
  • Sensazione di inutilità.
  • Diminuzione della capacità di pensiero.
  • Idee suicide.

Questi sono i criteri diagnostici indicati dal DSM-5. L’ICG-11 aggiunge la perdita dell’autostima e la presenza di due dei tre sintomi della depressione: sconforto, perdita di interesse e mancanza di energia. Se la persona ne presenta solo due, verrà diagnosticato un episodio di depressione lieve. Se dovesse presentare tutti e tre i sintomi, saremmo di fronte a un episodio depressivo grave.

Disturbo depressivo maggiore: episodi depressivi ricorrenti

Il disturbo depressivo maggiore è uno dei disturbi dell’umore più diffusi. Questo tipo di depressione presenta quasi tutti i sintomi dell’episodio di depressione maggiore, cambiano solo i tempi. La durata di alcuni sintomi e le caratteristiche del disturbo hanno un ruolo rilevante in psicologia. Questo perché, in base alla loro durata si può formulare una diagnosi o un’altra.

Si parla di disturbo depressivo maggiore quando la storia clinica del soggetto presenta due degli episodi depressivi maggiori. Tra questi, devono essere passati almeno due mesi consecutivi senza che il soggetto abbia risposto ai criteri di un episodio di depressione maggiore. Nell’ICG-11, per esempio, si stabilisce che in quei due mesi il paziente non deve presentare sintomi depressivi. Se così fosse, la diagnosi cambierebbe.

Una persona che soffre di disturbo depressivo maggiore non mostra i sintomi depressivi 365 giorni l’anno. Vi sono degli intervalli di tempo in cui questi sintomi non si presentano: non è un continuum. Questa forma depressiva può avere uno schema stagionale, noto come disturbo affettivo stagionale. Ciò significa che possono verificarsi delle gravi crisi depressive associate al cambio stagione. In questi casi, i mesi autunnali e invernali possono avere un impatto maggiore sull’umore della persona.

Disturbi dell’umore: la distimia, una depressione che persiste

La distimia o disturbo depressivo persistente è definita come un modello cronico di disturbi comportamentali caratterizzato da sconforto. Si vive questa condizione ogni giorno e ha una durata minima di due anni.

Per diagnosticare la distimia, la persona deve vivere la maggior parte dei giorni sconfortata o depressa e aver presentato questi sintomi per più di un mese. Questo significa che i sintomi depressivi menzionati sopra e lo sconforto non hanno gli stessi tempi del disturbo da depressione maggiore.

Il DSM-5 associa in qualche modo la distimia alla depressione maggiore, indicando che è possibile soffrire di entrambi i disturbi. La depressione maggiore, infatti, può precedere la distimia.

Donna seduta con testa tra le braccia e disturbi dello umore

Disturbo da disregolazione dell’umore dirompente

Questa condizione è inclusa nei disturbi dell’umore a causa del pericolo di una diagnosi errata. Il motivo di questa inclusione è evitare di diagnosticare e trattare erroneamente i bambini come se fossero affetti da disturbo bipolare. Questo disturbo dell’umore deve essere diagnosticato tra i sei e i diciotto anni, né prima né dopo. I sintomi iniziano a presentarsi prima dei dieci anni.

Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente riguarda gli episodi di collera gravi e ricorrenti che si manifestano verbalmente o attraverso comportamenti specifici. L’intensità e la durata di questi scatti di rabbia non sono proporzionali alla situazione o alla provocazione e non corrispondono al grado di sviluppo della persona. I soggetti agiscono come se fossero più piccoli, con livelli più bassi di gestione emotiva.

Il problema principale è legato alla formulazione di una chiara diagnosi differenziale. Condivide i sintomi con molti disturbi e questo crea confusione.

Disturbi dell’umore: il disturbo disforico premestruale

Riguarda una vasta gamma di alterazioni emotive e comportamentali che possono manifestarsi in alcune donne quando si avvicinano le mestruazioni. I sintomi del disturbo disforico premestruale sono:

  • Intensa abilità emotiva (maggiore sensibilità, sbalzi di umore, ecc.)
  • Irritabilità e rabbia.
  • Stato d’animo profondamente depresso, disprezzo di sé, ecc.
  • Ansia.

A questi, si aggiungono sintomi secondari come la letargia, la diminuzione dell’interesse, l’ipersonnia o l’insonnia. Questi sintomi devono comparire nella quasi totalità dei cicli mestruali e scomparire una settimana dopo le mestruazioni. In genere, si manifestano pochi giorni dopo l’inizio del ciclo mestruale.

Conclusioni

I disturbi dell’umore sono eterogenei e non riguardano solo le persone “tristi”. Sebbene siano presenti in persone che provano sconforto, si manifestano in modi diversi, causando vari tipi di sofferenza e devono essere trattati in modo diverso.

È di vitale importanza distinguerli per individuare l’intervento specifico da effettuare ed evitarne il decorso. Grazie a una corretta diagnosi che tenga conto delle esigenze e del disagio del paziente, è possibile impedire che un episodio di depressione maggiore si trasformi in distimia.