Anche l’irritabilità indica depressione

· 8 aprile 2016

Indicativa di depressione non è solo la tristezza continua e intensa o, piuttosto, lo stato d’animo senza speranza, scoraggiato o “come dentro a un pozzo”. La tristezza è un sintomo che può anche non manifestarsi in una persona depressa: suo parente stretto è l’irritabilità.

Sì. Per quanto possa sembrare strano, una persona depressa può non apparire triste, ma mostrare irritabilità, instabilità o frustrazione. Problemi somatici, malumore, disturbi, dolori fisici, montagne russe emotive, ecc. Tutto ciò può rimpiazzare la tristezza come sintomo di un problema emotivo come la depressione.

Potremmo quindi dire che manifestazioni di rabbia come l’insensibilità, l’irritabilità, l’aggressività e l’atteggiamento “autoritario” sono a volte grida invocanti aiuto dall’oscuro pozzo in cui ci affoga la depressione.

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L’irritabilità come criterio diagnostico di depressione

Secondo i criteri dell’ultima versione (DSM-5) del Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali e della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10), si può realizzare una diagnosi clinica di depressione se la persona, fra altre condizioni, fa mostra d’irritabilità invece che di tristezza.

Ciò significa che se una persona è costantemente di malumore, mostra una rabbia persistente, una tendenza ad affrontare gli eventi con scatti d’ira o insultando gli altri, oppure un esagerato sentimento di frustrazione per cose prive di importanza, allora può essere caduta in uno stato d’animo depressivo patologico.

In bambini e adolescenti può presentarsi come uno stato d’animo irritabile o instabile, più che di tristezza e sconforto. Bisogna differenziarlo da quello che si considera il modello del “bambino viziato” con irritabilità dinanzi alle frustrazioni.

Ciò nonostante si deve sottolineare che, come la tristezza da sola non è criterio sufficiente a indicare depressione e necessita di ulteriori connotazioni per essere considerata patologica, lo stesso accade con l’irritabilità.

In concreto, per realizzare una diagnosi di depressione secondo i sistemi di classificazione citati, queste due condizioni, anche quando molto intense, se considerate singolarmente, sono necessarie, ma non sufficienti. Questo è quanto, non si vada a pensare che basta essere tristi o irritati per essere depressi.

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Tristezza e irritabilità sono emozioni trattate ingiustamente

La tristezza e l’irritabilità di per sé sono condizioni emotive sane: hanno infatti la funzione di avvertirci di qualcosa che ci disturba e che ci danneggia. Diventano patologiche solo quando distorcono la nostra vita e deteriorano enormemente la nostra sfera personale, sociale e lavorativa durante lungo tempo.

Con l’irritabilità, di solito bisogna fare attenzione, perché sotto i suoi effetti, possiamo fare di tutto, noncuranti che possa accadere qualcosa di negativo. Così, una persistente condizione intrisa di questa classica instabilità può portare a qualcosa di distruttivo.

Perdere le staffe con facilità, fare commenti sgradevoli, essere poco tolleranti, mostrare impazienza, provare nervosismo, manifestare agitazione, avere rapporti sconvenienti, iniziare ad allontanarsi da certe persone per essere spiacevole, ecc. Tutto ciò è indicativo di qualcosa nella nostra vita che non funziona e a cui dobbiamo trovare soluzione.

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La rabbia o irritabilità che si manifesta quando soffriamo di depressione è un modo di esternare ciò che si prova e non si esprime. Diciamo che la persona depressa ha la sensazione di essere oppressa, di portare attorno al collo una sciarpa che pesa tonnellate.

Ciò la fa sentire a terra, sentire che la sua vitalità svanisce e che quella sciarpa non la lascia camminare, intorpidendo la sua vita e squilibrando il suo animo. Questo aiuta a rendersi conto dell’instabilità e della difficoltà che queste persone hanno nel realizzare le attività nel proprio quotidiano.

In tal modo, con le poche forze che quest’oscura sciarpa lascia loro, riescono a malapena a mangiare qualcosa e dormire. Questo è il peso dell’angoscia, la quale si traduce in un’asfissiante realtà di tristezza o irritazione, a seconda della persona e, certamente, del momento.