I mostri della ragione: psicologia delle pitture nere di Goya

23 agosto, 2020
Saturno che divora i suoi figli, Il sabba delle streghe, Duello rusticano... il ciclo delle pitture nere di Goya ci lascia ancora oggi a bocca aperta. Cosa lo portò a creare dei dipinti così truculenti e misteriosi al tempo stesso? Cosa si celava nella mente del pittore aragonese?
 

La psicologia delle pitture nere di Goya continua ad essere un enigma. L’insieme di quadri misteriosi e truculenti che arredarono le pareti della Quinta del Sordo furono con una cosmogonia unica, prodotto di una mente afflitta, a tratti disperata ma determinata in un contesto storico segnato dalla repressione.

Il tormento che afflisse Francisco Goya era forse dato da un disturbo psicologico? O era invece il risultato dell’aurea disperata sopraggiunta con l’età, la sordità e la violenza immanente in una Spagna scossa dagli avvenimenti storici?

Forse si trattò di una combinazione di tutti questi fattori. Non possiamo non pensare a come funziona il processo creativo di un artista: i dispiaceri della vita si plasmano sulla tela trapelando persino dalla gamma cromatica.

Le quattordici opere che fanno parte del ciclo delle pitture nere di Goya rappresentarono un cambio radicale nella sua traiettoria. Nato come il maestro del colore e della luce, finì la sua carriera nel buio e nell’ombra. Colui che era stato il ritrattista più rinomato della società illuminista spagnola finì per decorare la sua casa con volti deformi, burleschi e demoniaci.

Può darsi che tali figure gli siano servite a tirar fuori tutte le sensazioni, i pensieri e gli orrori visti nel suo passato. Quasi senza saperlo, Goya anticipò la pittura contemporanea con le sue figure intenzionalmente malformate e le tonalità scure e vibranti di un’anima in pena, aprendo il cammino all’espressionismo.

 
Ritratto del pittore Francisco de Goya de Vicente López Portaña.
Il pittore Francisco de Goya de Vicente López Portaña

Psicologia delle pitture nere di Goya

Vermiglione, orpimento, bianco di piombo, nero di carbone, blu di Prussia e diversi tipi di ocra. Questi erano i pigmenti preparati dallo stesso Francisco Goya e utilizzati per creare le opere che adornarono le pareti della Quinta del Sordo. Grazie a diversi documenti storici e testimonianze dell’epoca, sappiamo persino dove erano situati i dipinti.

Al piano superiore della casa si trovavano Duello rusticano, Pellegrinaggio alla fontana di San Isidro, Visione fantastica, Atropo, e Due donne e un uomo. Le pitture più scure e spaventose furono stranamente dedicate alla sala da pranzo, situata al piano terra e destinata agli incontri sociali.

Lì si trovavano Saturno che divora i suoi figli, Il pellegrinaggio a Sant’Isidro, Il sabba delle streghe, Leocadia, Due uomini anziani, Giuditta e Oloferne.

Il pittore non si preoccupò del turbamento che causava nei suoi ospiti, né del fatto che potesse essere denunciato; non dimentichiamo che Goya fu da sempre un personaggio scomodo per l’Inquisizione e l’istituzione ecclesiastica in generale, che vedevano in lui un artista dedicato a ritrarre le perversioni di chi era al potere.

 

La psicologia delle pitture nere di Goya ha come principale obiettivo quello di comprendere cosa lo portò a realizzarle. Cosa lo spinse a creare dipinti tanto cupi?

Emergono i dubbi sul suo stato di salute e se soffrisse per qualche disturbo mentale, se fu spinto da un’ondata di cupa emotività o se semplicemente volesse lasciare un marchio ai posteri (in concreto a suo nipote, a cui lasciò la Quinta del Sordo). Analizziamo alcuni aspetti legati alla sua opera per comprendere il suo mondo interiore.

Il sonno della ragione produce mostri: la sindrome di Susac

Per comprendere il Goya delle pitture nere, è interessante soffermarsi prima di tutto sul ciclo di 80 opere dei Caprichos, che anticiparono un cambiamento nella vita dell’artista aragonese. All’epoca, il pittore già soffriva per una rara malattia di origine autoimmunitaria: la sindrome di Susac.

La sindrome si presentò all’età di 46 anni, debilitando rapidamente la sua salute fisica e psicologica. Emicrania costante, nausea e alterazioni visive…tutti fattori che favorirono lo sviluppo di una nuova gamma cromatica nella vita del maestro aragonese: quella dell’oscurità e dell’angoscia.

Una delle conseguenze neurologiche di questa rara malattia fu senza dubbio la sordità. Le facoltà sensoriali di Goya si deteriorarono, perdendo brio, luce, suono, speranza…

Proprio come la società in cui era immerso. I Caprichos furono il primo passo verso il mondo dell’inconscio che lo portò a plasmare come mai prima elementi grotteschi, mostruosi e fantastici.

 

In queste stampe Goya manifesta il riflesso delle superstizioni delle persone semplici dell’epoca, quelle che credevano ai demoni, alle streghe e ai fantasmi. Creature notturne che invadevano il sonno dei personaggi illustrati.

Dettaglio del quadro Saturno che divora i suoi figli di Francisco de Goya.
Saturno che divora i suoi figli.

Il delirium tremens di una mente brillante, ma malata

L’opera di Francisco Goya (1746-1828) fu in gran parte abitata da personaggi inquietanti. Si trattò forse del riflesso di un disturbo mentale? Assolutamente no. Fu l’eccezionale creazione di un artista capace come nessuno di riflettere le ingiustizie della società volta al degrado in cui lui stesso viveva. Una società che lo disperava.

Pochi maestri d’arte sono stati in grado di trasmettere lo stesso tormento interiore, la solitudine, il senso di paura e disperazione. Quando Goya arrivò nella sua casa di campagna della Quinta del Sordo, nella sua mente brulicavano ancora i ricordi, il suono delle fucilazioni, il dolore dell’esilio, la scottatura di una società vile e sleale.

La psicologia delle pitture nere di Goya rivelano la sua sofferenza per la vita e la sua malattia.

Proprio come ci spiega la dottoressa Ronna Hertzano dell’Università del Maryland, la sindrome di Susac deriva da un’infiammazione cerebrale. Questo causa allucinazioni e un afflusso ridotto di sangue agli occhi e alle orecchie. Da lì la sordità, i problemi alla vista e la sofferenza del pittore.

 

Nel ciclo delle pitture nere non c’è luce perché non c’era più speranza per Francisco Goya. Era un uomo disperato che soffriva per un mondo altrettanto caotico. Il suo Saturno che divora i suoi figli o Giuditta e Oloferne furono le figure mitologiche utilizzate più avanti da Freud per le sue teorie.

Il registro simbolico di tali opere è una vera rappresentazione del lato più sinistro e atavico dell’essere umano. Delle nostre più oscure pulsioni.

Goya fu in grado di dar forma al suo mondo interiore grazie alle sue tele, aiutandoci a scoprire il lato più ombroso della nostra natura, quello che non sempre amiamo vedere.