Idea irrazionale di Ellis: la cattiveria dell'uomo

03 febbraio, 2020
Le idee irrazionali di Ellis e la spiegazione della loro irrazionalità sono state ampiamente utilizzate nelle terapie psicologiche per smantellare un pensiero tossico e controproducente. In questo articolo, vi parleremo della terza idea, quella relativa alla cattiveria dell'uomo e alla punizione che merita.

Vi sono alcune idee irrazionali alla base della società e, quindi, dei rapporti tra gli uomini. Albert Ellis le chiama “aberrazioni”. In effetti, molte di queste idee irrazionali sono la base di partenza dei pensieri irrazionali che oscurano il nostro umore, frenano i nostri comportamenti o annebbiano le nostre capacità cognitive. In questo articolo, vi parleremo della terza idea irrazionale di Ellis.

Le idee irrazionali formulate da Ellis sono accettazioni irrazionali di come dovrebbe essere il mondo e le persone che lo abitano.

Molte di queste idee sono un’eredità del processo storico di ogni cultura e, nel nostro caso, provengono dalla tradizione e dalla morale religiosa che fino a poco tempo fa permeavano ogni angolo della nostra società.

In questo articolo ci concentreremo sulla terza idea irrazionale di Albert Ellis. Nonostante la sua denominazione, irrazionale, in molti credono ancora in essa e vi basano le loro cognizioni e azioni.

Primo piano di Albert Ellis
Albert Ellis

La terza idea irrazionale di Ellis: le persone sono cattive?

La terza idea irrazionale presentata da Ellis è: “Certe persone sono cattive, perfide o infami e devono essere condannate e punite per la loro malvagità”.

In molti possono discutere su questo argomento ed essere d’accordo con questa idea. In effetti, c’è una tendenza a etichettare le persone come “buone” o “cattive” a seconda delle azioni che compiono.

Se una persona sceglie di commettere un’azione riprovevole, di solito le affibbiamo un’etichetta negativa. Riteniamo giusto, inoltre, che le persone cattive soffrano a causa delle loro brutte azioni e della loro natura malvagia. Concordiamo tutti, pertanto, sul fatto che debbano essere punite.

Sebbene a priori, e qui ritorna l’eredità socio-culturale di appartenenza, questa non sia un’idea completamente folle, Ellis sostiene che si trovi alla base di un pensiero irrazionale che non è fondato su delle prove e che abusa delle certezze. Sostiene che si tratti di uno schema mentale tossico che non sembra farci bene.

Ma perché, non è forse così? Non esistono persone cattive che compiono azioni sbagliate? Non dovrebbero meritare una punizione?

La cattiveria non dimostrabile dell’uomo

Nel libro Ragione ed emozione in psicoterapia, Ellis cerca di spiegare perché la cattiveria non sia un fatto in quanto tale. Sostiene, tra le altre cose, che l’idea che le persone possano essere buone o cattive derivi dal vecchio concetto teologico del libero arbitrio.

Molti sono stati i filosofi (Cartesio, Hume e persino Kant) che hanno parlato del libero arbitrio e, soprattutto, dell’etica basata sul libero arbitrio. Se ci sono persone buone o cattive ed esiste il libero arbitrio, significa che le persone sono libere di fare del bene o del male.

In qualche modo, questa premessa può anche riferirsi all’esistenza di una verità assoluta, dettata da un “Dio” o da una “legge naturale”, che determina ciò che riguarda il bene e ciò che riguarda il male.

Questa dottrina non ha basi scientifiche e le sue parole chiave (Dio, verità assoluta, libero arbitrio…) non possono essere né dimostrate né smentite. Alla luce di ciò, affermare preventivamente che ci sono persone cattive (o buone) non avrebbe senso.

Donna che pensa seduta di spalle sul letto

Una cattiva azione non rende cattiva una persona

Una cattiva azione o un’azione sbagliata non definisce la persona che la esegue come “cattiva”. In effetti, anche se a volte deduciamo che questi impulsi provengono da una natura chiaramente malvagia, il più delle volte queste azioni vengono compiute per ignoranza, ingenuità o a causa di una particolare patologia.

Indipendentemente dal fatto che le cattive azioni di queste persone causino danni a terzi, non significa che meritano una punizione umiliante o letale a causa della loro ingenuità, ignoranza o qualunque sia la loro patologia. In molte occasioni, quando si puniscono le persone che hanno compiuto una cattiva azione, si vuole condannare una presunta cattiveria.

Ha senso punire l’ignoranza, l’ingenuità o una patologia? Non avrebbe più senso assicurarsi che la prossima volta quella persona non sia così ignorante e ingenua? Allo stesso modo, l’idea che una persona che fa qualcosa di male sia cattiva è presente in molti sermoni delle varie chiese: molte religioni pensano di essere i custodi della morale.

Nonostante questo, la realtà ha dimostrato di essere più complessa. Una persona può donare dei soldi a un senzatetto la mattina e tornare a casa la sera e picchiare il proprio figlio. Oppure, si può non cedere il posto a un anziano in metropolitana e lavorare quattordici ore al giorno per pagare le cure mediche dei genitori.

Un’azione “cattiva” non determina nulla e finché la definizione di cattiveria è soggettiva, ci sarà sempre qualcuno che troverà il bene nel male e il male nel bene.

La fallibilità della natura umana

Nei suoi libri, Ellis sostiene che non è realistico pensare che faremo sempre tutto bene. La fallibilità fa parte della natura umana. Gran parte del processo di apprendimento degli esseri umani avviene attraverso tentativi ed errori.

Dire dunque che una persona “debba” fare qualcosa o “dovrebbe” averla fatta in un altro modo è sbagliato. L’uso di termini assoluti e dei “dovrebbe” è alla base di ogni pensiero irrazionale. Proprio perché l’uomo è fallibile e può commettere degli errori non è corretto dire che le persone “dovrebbero” fare le cose in un certo modo.

La terza idea irrazionale di Ellis: l’utilità di punire la cattiveria

La punizione, in molte occasioni, ha effetti negativi sul processo di apprendimento. Se una persona commette un errore o un’azione “cattiva”, arrabbiarsi e incolparla in modo vendicativo è controproducente.

Quando una persona commette un errore per ingenuità o ignoranza, punire le sue azioni non la renderà meno ignorante o meno ingenua. Pertanto, aspettarsi che dopo la punizione la persona agisca diversamente, non ha molto senso. Ellis spiega questa situazione attraverso un esempio:

“Mi aspettavo da lui che fosse un angelo più che un essere umano e che non commettesse errori. Ora che ha dimostrato di essere un persona fallibile, pretendo in modo meno realistico (dopo una punizione) che sia in futuro un angelo perfetto.”

Se inoltre una persona commette un errore a causa di una condizione psicologica, incolparla può alimentare tale condizione. D’altra parte, il senso di colpa, la rabbia e l’ostilità sono alla base di molti disturbi psicologici.

Poiché esiste una filosofia della colpevolizzazione, nella quale i bambini sono immersi sin dalla tenerà età, si sostiene che bisogna colpevolizzare per gli errori passati, presenti e futuri. Probabilmente, senza questa colpevolizzazione, i sentimenti di ansia, depressione e più in generale i sensi di colpa sarebbero più difficili da provare.

Educati con la terza idea irrazionale di Ellis

Molti di noi sono stati educati seguendo le premesse alla base della terza idea irrazionale di Ellis. Questo ci ha reso indotti a sentirci in colpa, ad avere paura di commettere errori, paura delle punizioni e con una vaga idea di ciò che è “buono” o “cattivo”. Questa situazione determina il nostro umore, il nostro modo di essere e i nostri comportamenti.

Prima di dare un giudizio sulla cattiveria di una persona, bisognerebbe pensarci più volte. Se una persona giudica le nostre azioni e ci rimprovera, dobbiamo pensare alla terza idea irrazionale di Ellis e decidere se il giudizio sulla nostra colpevolezza sia lecito o meno.

  • Ellis, A. (2009). Razón y Emoción en Psicoterapia. Ed: Desclée de Brouwer.