Il linguaggio corporeo della depressione

23 giugno, 2020
Nel linguaggio corporeo della depressione occupano una posizione speciale le micro-espressioni del viso. La persona depressa svela il proprio stato d'animo attraverso le palpebre, gli occhi e i muscoli della fronte. 

Il linguaggio corporeo della depressione comprende micro-espressioni, posture e movimenti che lasciano intravedere uno stato d’animo alterato. È importante conoscerlo: spesso, infatti, questi stati di tristezza nevrotica possono passare inosservati. Ciò che la bocca non dice, molte volte lo urla il corpo.

La depressione, come qualsiasi altro stato d’animo, ha un impatto sul corpo. Non solo lo modella dandogli una forma specifica, ma condiziona anche la nostra salute. Corpo e mente formano un’unità: ciò che accade in una dimensione ha effetti sull’altra.

Il linguaggio della depressione è inconscio. Tuttavia chi ci guarda può  leggerlo, anche se in modo intuitivo. Il corpo comunica e costruisce una percezione negli altri. In altre parole, chi ci sta vicino intuisce la nostra tristezza e ciò condiziona le relazioni sociali.

“La depressione è alimentata da ferite non curate.”

-Penelope Sweet-

Il volto, punto chiave del linguaggio corporeo della depressione

Le micro-espressioni facciali sono particolarmente indicative dello stato d’animo. Sono quei piccoli movimenti del viso che non mentono mai. Si tratta di risposte involontarie controllate dal cervello limbico prodotte senza che ce ne accorgiamo e senza possibilità di gestirle a piacere. Nel linguaggio corporeo della depressione, le micro-espressioni più indicative sono:

  • Palpebre superiori cadenti. La pelle appare leggermente flaccida, dando l’impressione che il muscolo sottostante sia cadente. La rima palpebrale – punto in cui le palpebre superiori si incontrano con quelle inferiori – crea una leggera curva verso il basso.
  • Mancanza di focalizzazione nello sguardo. Nella persona depressa gli occhi non si concentrano su un punto definito. È come se lo sguardo fosse perso, anche se gli occhi puntano sull’oggetto.
  • Linea delle labbra rivolta verso il basso. La forma della bocca è simile a un semicerchio aperto verso il basso. Le estremità delle labbra sono leggermente cadenti. Questa è forse la mimica più comune della depressione.
  • Sopracciglia. Le persone depresse in genere corrugano lievemente le sopracciglia. Non tanto come quando si è preoccupati o arrabbiati, solo leggermente. Il viso, nel suo complesso, sembra sorpreso e deluso.
Il linguaggio corporeo della depressione, donna triste

Postura della testa

Nel linguaggio corporeo della depressione la posizione che assume la testa rispetto al corpo è rivelatrice. Di solito il capo è piegato verso il basso. Mentre il corpo si inclina leggermente all’indietro, questo sporge un po’ in avanti.

Inoltre, spesso la testa è inclinata lateralmente, quasi sempre sul lato destro. Questo si verifica soprattutto quando la persona depressa presta ascolto a qualcuno a cui dà potere o autorità.

Tono della voce e modo di parlare

Anche nel tono della voce emergono tratti che esprimono lo stato d’animo. In genere la persona depressa adotta un tono di voce basso e il suo modo di parlare ricorda il pianto. La voce è leggermente incrinata o presenta una specie di raucedine appena percettibile.

Al tempo stesso, chi soffre di depressione è avaro di parole e trasmette poche emozioni. Fa fatica ad articolare le parole in modo chiaro, come se venisse colto da una certa pigrizia.

Psicologa e paziente

Il linguaggio corporeo della depressione: postura del corpo e altri dettagli

La postura del corpo è uno degli aspetti più visibili nel linguaggio della depressione. In genere il corpo è flaccido e la spina dorsale è incurvata a guscio. È come se la persona depressa si ritraesse in se stessa.

È molto comune che i movimenti siano lenti, a volte combinati con gesti aggressivi o bruschi. Quando cammina, inoltre, trascina i piedi lasciando trapelare la fatica del movimento.

Infine, si può riconoscere una persona depressa dalla frequenza con cui sospira. Lo fa in qualunque situazione e più volte al giorno. Questa abitudine potrebbe essere letta come un desiderio frustrato di sentirsi a proprio agio.

  • Rebel, G. (2002). El lenguaje corporal: lo que expresan las actitudes, las posturas, los gestos y su interpretación. Edaf.