Il mito di Dioniso: il dio allegro e fatale

28 gennaio, 2020
Il mito di Dioniso è diverso dagli altri, perché non mostra la sfaccettatura tragica dei personaggi della mitologia. Al contrario, parliamo di una divinità che rappresenta il divertimento, la vitalità e l'estasi, provocata dal vino o dalle passioni.

Il mito di Dioniso, chiamato Bacco nella mitologia romana, ci parla di un semidio pieno di vita, allegro e sempre ben disposto a festeggiare. È considerato il dio della fertilità e del vino, nonché ispirazione della follia rituale e dell’estasi. Sono due le versioni principali che spiegano le sue origini, entrambe molto belle.

La prima versione sulle origini del mito di Dioniso vuole che egli fosse figlio di Zeus, padre degli Dei, e di Persefone, regina del Mondo dei morti. Era, la gelosa sposa di Zeus, era determinata a uccidere il bambino. Si rivolse così ai titani, che attrassero il piccolo mostrandogli alcuni giocattoli. Questi si avvicinò, e quindi i Titani lo uccisero, lo squartarono, lo cossero e lo mangiarono.

Zeus, che amava profondamente questo suo figlio, lanciò i suoi fulmini contro i Titani. Tuttavia, si accorse che il cuore di Dioniso non era stato divorato, dunque riportò in vita il bambino proprio partendo da questo organo.

Dalle ceneri dei Titani nacque l’uomo. Visto che questi ultimi avevano divorato Dioniso solo in parte, gli umani portano dentro di sé sia il dionisiaco sia il titanico.

Il vino è l’amico del saggio e il nemico dell’ubriaco. È amaro ed è utile come il consiglio del filosofo; è concesso alla gente e proibito agli imbecilli. Spinge lo stupido verso le tenebre e guida il saggio verso Dio.

-Avicena-

La caduta dei Titani
La caduta dei titani di Rubens

Un’altra versione del mito di Dioniso

La seconda versione del mito di Dioniso, forse la più popolare, narra dell’esistenza di una principessa molto bella, di nome Semele.

Zeus se ne innamorò  non appena la vide e decise dunque di assumere sembianze umane per poterla incontrare. La conquistò per poi sedurla. A seguito di ciò, la giovane rimase incinta e Zeus confessò la sua vera identità.

Anche in questa versione fa la sua comparsa la gelosia di Era, moglie di Zeus. Quando venne a sapere dell’infedeltà del marito, assunse anche lei sembianze umane e si presentò al cospetto di Semele in veste di nutrice. Avvalendosi di stratagemmi, indusse la principessa a confermare la vera identità del padre del bambino. Era, allora, insinuò che Zeus non fosse chi diceva di essere seminando zizzania. 

Per liberarsi da ogni dubbio, Semele chiese a Zeus di presentarsi davanti a lei come divinità, non in veste di mortale. Il dio dell’Olimpo le aveva promesso che avrebbe sempre soddisfatto tutti i suoi desideri, pertanto non poté sottrarsi a questa richiesta. Si trasformò, dunque, in fulmine e saetta, per cui la principessa morì carbonizzata. Il bambino, che si trovava nel grembo materno, si salvò. Zeus lo posò sulla propria gamba e, dopo un po’, nacque Dioniso.

Un dio allegro

Il mito di Dioniso vuole che Zeus abbia affidato suo figlio alle cure di Ino, sorella della principessa defunta, e al suo sposo. Tuttavia Era, ancora gelosa, si avvalse della propria astuzia per cercare di portare alla follia i genitori adottivi. Zeus, allora, decise di trasformare Dioniso in un capretto per affidarlo alle cure di Hermes che, a sua volta, lo affidò alle ninfe, affinché gli dessero un’educazione.

Dioniso crebbe grazie alle cure delle ninfe e di Sileno, un anziano generoso che trascorreva buona parte del suo tempo in stato di ebrezza, ma che aveva il dono della profezia. In compagnia dell’anziano, delle ninfe, dei satiri e delle menadi, Dioniso si fece uomo.

Divenne un bel giovanotto, molto allegro e dinamico. Fu proprio lui a scoprire le coltivazioni della vite. Quindi, attraversò molte terre per insegnare i segreti dell’arte del vino.

Durante i suoi viaggi, Dioniso visse grandi avventure. La più famosa avvenne sulle coste, dove alcuni pirati lo rapirono pensando si trattasse di un principe. Volevano chiedere il riscatto per il suo rilascio, ma non potevano immaginare quello che stava per accadere.

Giardino Ninfe mito di Dioniso

Dioniso e il culto del divertimento

Quando i pirati provarono a legare Dioniso, nessuna corda sembrò funzionare. Il dio assunse le sembianze di un leone, e poi imitò il suono di molti flauti. Questo fece impazzire i suoi rapitori, i quali, in preda al panico, si lanciarono in mare. A quel punto, Dioniso li trasformò in delfini. Questi animali, dunque, sono in realtà dei pirati pentiti ed è per questo motivo che aiutano i naufraghi. 

Dioniso sposò Arianna, dopo che quest’ultima era stata abbandonata da Teseo su un’isola. Il dio provò compassione per lei e la sposò. Questa divinità compare anche in numerose storie mitologiche e fu molto apprezzata dai greci. Quando terminò il suo compito, cioè quello di insegnare agli uomini a preparare il vino, chiese di poter vivere nell’Olimpo.

Il desiderio fu accolto, ma prima di riunirsi agli altri dei, il mito vuole che Dioniso scendesse nell’oltretomba per portare con sé ls madre, Semele, che venne trasformata in una costellazione del firmamento. Dioniso viene associato alla festa, al divertimento, agli stati di estasi, al teatro e ai piaceri.

Detienne, M. (2009). Dioniso a cielo abierto. Un itinerario antropológico en los rostros y las moradas del dios del vino. Lingua, 16, 00.