Il modello di Barkley per spiegare l’ADHD

· 7 Marzo 2019
Che cos'è l'ADHD? Come sorge e perché? Ve lo spieghiamo attraverso il modello di Barkley.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD o DDAI) è un disturbo dell’età infantile. Sono diverse le teorie che ne spiegano causa ed evoluzione, ma una di queste risulta particolarmente interessante: il modello di Barkley.

L’ADHD ha un modello di comportamento caratterizzato da disattenzione, iperattività e difficoltà a controllare gli impulsi (impulsività). È uno dei disturbi più studiati in psicopatologia infantile e lo dimostrano le migliaia di articoli presenti sull’argomento.

All’inizio l’approccio era medico, in seguito sono sorti modelli comportamentali, neurocognitivi, genetici e sociali che ne hanno arricchito la comprensione.

Per tutta la prima metà del secolo scorso, l’impostazione puramente medica portò a ipotizzare che L’ADHD fosse l’effetto di un’alterazione neurologica. Una lesione cerebrale era la spiegazione più plausibile.

I sintomi principali del disturbo rilevati erano brevi momenti di attenzione, scarsa capacità di concentrazione, impulsività e incapacità di posticipare la gratificazione. Tutto questo si traduceva in difficoltà e problemi scolastici.

Bambino con ADHD

Dal modello medico al modello comportamentale

Le risposte insufficienti fornite dal modello medico portò a cercare una definizione più funzionale. L’ADHD, quindi, passò a essere considerato un disturbo del comportamento. Secondo questo approccio, l’iperattività era l’aspetto più saliente.

Nel 1972, tuttavia, venne stabilito che il deficit di base non era l’eccessivo grado di attività, quanto l’impulsività e l’incapacità di mantenere l’attenzione. La maggior parte delle difficoltà sperimentate dai bambini con ADHD sono legate a insufficienti capacità di controllo e autoregolazione.

Approccio attuale all’ADHD

L’attuale prospettiva si riflette nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) e nella classificazione internazionale dei disturbi mentali dell’OMS.

La caratteristica principale del disturbo è un modello persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività. Questi comportamenti sono più frequenti e accentuati rispetto ai coetanei.

Il bambino iperattivo ha difficoltà di adattamento e le ripercussioni sono negative per lo sviluppo cognitivo, personale e sociale. Ostacolano, inoltre, l’apprendimento scolastico e le attività quotidiane.

Il modello di Barkley

Le ricerche sull’origine dell’ADHD sono state per lo più ateoriche, esplorative e descrittive. Nonostante i progressi compiuti, esistono ancora importanti incoerenze riguardo i meccanismi che ne sono alla base.

Il modello di Barkley (modello di inibizione) sostiene che il problema di base dei bambini iperattivi è un deficit di inibizione comportamentale. Tale deficit influenzerebbe in modo negativo quattro funzioni neuropsicologiche che dipendono, appunto, dall’inibizione.

Le quattro funzioni esecutive del modello di Barkley

Le quattro funzioni sono la memoria di lavoro, il controllo della motivazione e degli affetti, l’interiorizzazione del linguaggio e i processi di analisi e sintesi. Queste funzioni, a loro volta, condizionano il sistema motorio che regola il comportamento in funzione degli obiettivi da raggiungere.

Le funzioni esecutive influenzano anche altri sistemi neuropsicologici come quello sensoriale, percettivo, linguistico, mnemonico ed emotivo.

  • La memoria di lavoro permette di conservare le informazioni mentre si è concentrati su un’attività, anche se lo stimolo è scomparso.
  • Il deficit di autoregolazione dell’affetto, della motivazione e dell’attivazione rende il bambino con ADHD incapace di controllare le risposte emotive di fronte a un evento specifico. Ciò lo porterebbe, secondo il modello di Barkley, a manifestare le proprie emozioni in pubblico.
  • Anche l’interiorizzazione del linguaggio tende a manifestare un ritardo. L’immaturità del linguaggio interiore potrebbe giustificare la difficoltà di adottare un comportamento governato da regole e un ritardo nello sviluppo morale.
Psicologa con bambina

Giochi meno maturi e meno creativi

Un deficit nell’analisi e nella sintesi del comportamento ostacolerebbe nel bambino iperattivo la capacità di analizzare il contesto e il comportamento, oltre che la capacità di problem solving. Il suo gioco, quindi, risulta meno maturo, simbolico o creativo. Si riscontra, inoltre, un’esecuzione peggiore dei compiti che richiedono fluidità verbale e soluzioni meno adeguate ai problemi.

Secondo il modello di Barkley, il disturbo si può manifestare anche nell’esecuzione dei compiti non verbali quando sono richieste sequenze motorie nuove o complesse. Come abbiamo detto, le quattro funzioni esecutive agiscono anche sul sistema motorio.

Altri modelli tentano di spiegare l’ADHD. Nonostante cambi la terminologia e l’enfasi data alle manifestazioni concrete del disturbo, i sintomi di base non hanno subito quasi alcun cambiamento. 

  • Dott. Dino Maschietto. ADHD - Diagnosi e diagnosi differenziale. http://www.abcdonlus.altervista.org/pdf/060609VR/maschietto.pdf
  • Gian Marco Marzocchi, Cesare Cornoldi, Una scala di facile uso per la rilevazione dei comportamenti problematici dei bambini con Deficit di Attenzione e Iperattività. Psicologia Clinica dello Sviluppo 2000 https://www.rivisteweb.it/doi/10.1449/584
  • AIDAI, Cos'è l'ADHD. http://www.aidaiassociazione.com/cose-ladhd/