Il nostro rumore mentale

· 5 maggio 2015

Non poter mai smettere di pensare è davvero terribile: il rumore mentale ci accompagna costantemente e ci impedisce di trovare la calma interiore e, soprattutto, di entrare in connessione profonda con noi stessi.

Non siete la vostra mente

Viviamo in un’era in cui dominano la velocità e l’indeterminatezza, circondati da mille impegni che a volte siamo costretti a rimandare a più tardi, perché adesso “non abbiamo tempo”. Mentre prendiamo questa decisione, però, la nostra mente si sta già riempiendo di nuove idee, e così il sovraccarico di pensieri aumenta… E alla fine della giornata abbiamo la sensazione di non aver fatto tutto ciò che avremmo dovuto oppure di averlo fatto e di essere sfiniti o di avere ancora mille cose da fare. Proprio così: viviamo con lo sguardo rivolto all’indietro e in avanti, mentre il tempo presente svanisce. E, soprattutto, viviamo circondati da un forte rumore: quello della strada e quello dentro di noi. Siamo diventati dipendenti dai nostri pensieri e, in questo modo, ci siamo distaccati da noi stessi.

Il rumore mentale che ci accompagna, oltre a impedirci di avere momenti di vera tranquillità, rischia anche di creare un falso “io” fabbricato dalla mente, che ci avvolge in una nube di sofferenza e timore.

Ma perché accade questo?

Perché spesso ci identifichiamo con i nostri pensieri, creandoci da soli un grande numero di etichette, concetti, parole, giudizi e immagini che offuscano la relazione genuina con noi stessi. Così siamo portati a credere che il nostro essere corrisponda alla voce dentro la nostra mente, e ai brutti scherzi che a volte ci gioca.

Non è insolito che la voce sia il nostro peggior nemico. Molte persone vivono con un torturatore nella testa che le attacca continuamente e le punisce sottraendo loro energia vitale“. (Eckhart Tolle)

Dobbiamo imparare a osservarci e a prendere le distanze dai pensieri e le emozioni che proviamo, in modo da riuscire a distinguere l’atto di pensare dal contenuto di questi pensieri, e dalla persona (noi) che ne sta prendendo atto. Per farlo, vi proponiamo la “metafora della scacchiera” (tratta da Wilson e Luciano, 2002), che vi dimostrerà l’importanza di osservare, per riconoscere e accettare.

La scacchiera

Immaginate una scacchiera. I pezzi bianchi e quelli neri sono in lotta gli uni con gli altri, mentre la scacchiera è semplicemente un osservatore. La scacchiera non perde mai, ma i pezzi sopra di essa combattono, e alle volte vengono anche mangiati e spariscono dalla partita.

Ora prendete il vostro caso: se stessimo lottando contro le nostre paure e preoccupazioni con i pezzi bianchi o quelli neri, il gioco non finirebbe mai. Finita una partita ne inizierebbe un’altra, ed entreremmo in un tunnel senza uscita. Il segreto è giocare come se fossimo la scacchiera, osservando la lotta senza partecipare allo scontro. Così riusciremo a identificare i vari pezzi, singolarmente: ognuno di essi corrisponde a qualcosa che pensiamo o proviamo. Ma dobbiamo ricordare che questi non corrispondono alla nostra identità, perché noi non siamo quei singoli pensieri, ma una scacchiera capace di contenerli tutti. Come vi abbiamo detto, infatti, quelle idee, parole e pensieri, per quanto ci possano sembrare veritieri, non rappresentano dei fatti concreti.

La mente è uno strumento superbo se usato correttamente. Usato scorrettamente, può diventare davvero distruttivo.” (Eckhart Tolle)

Immagine per gentile concessione di Lee Kyeong Hwan