Il pensiero impulsivo e le sue trappole

Il mondo della tecnologia e dei social media incoraggia sempre più il pensiero impulsivo. Lo scopo di buona parte della nostra società digitale è non pensare troppo e semplicemente lasciarsi andare.
Il pensiero impulsivo e le sue trappole

Ultimo aggiornamento: 31 maggio, 2022

Il pensiero impulsivo è alla base di gran parte del comportamento degli utenti sui social network. In questo scenario digitale, la stragrande maggioranza diventa ragionatore emotivo, dominato da una mente che analizza a malapena ciò che le viene presentato. Si decide se qualcosa piace o meno in un secondo e i dati vengono condivisi in un lasso di tempo persino inferiore.

Trarre conclusioni affrettate, fornire informazioni e verità errate, così come credere nelle teorie del complotto è una diretta conseguenza di questo approccio cognitivo. Si può essere una persona serena, calma e rilassata, eppure il cervello ospita una mente impulsiva, nervosa e poco riflessiva.

L’impulsività non riguarda esclusivamente il comportamento, quel bambino o adulto iperattivo e poco paziente. Dietro alla persona che tollera poco la frustrazione e che rimpiange sempre le sue decisioni, c’è un approccio cognitivo poco o affatto riflessivo. L’aspetto curioso è che negli ultimi decenni questo schema appare sempre più spesso.

Dietro il pensiero impulsivo c’è la mancanza di autocontrollo, regolazione emotiva e anche alterazioni in alcuni neurotrasmettitori.

Testa con tuono che simboleggia il pensiero impulsivo.
Le persone con comportamenti impulsivi mostrano alcune peculiarità cerebrali.

Che cos’è il pensiero impulsivo?

Quando acquistiamo un prodotto su una delle tante piattaforme online che esistono oggi, non esitiamo a leggere le valutazioni degli altri utenti. Così facendo, abbiamo la sensazione che l’acquisto sia stato ben ponderato e analizzato. Raramente, però, ci poniamo la domanda più importante di tutte: abbiamo davvero bisogno di quel prodotto?

Il pensiero impulsivo è traditore ed è sempre guidato da ricompense immediate. Decidiamo velocemente perché vogliamo risultati automatici. Lasciamo a malapena spazio alla riflessione o all’analisi, perché ciò richiede del tempo e il tempo è proprio ciò che non abbiamo. Questo spiega perché sempre più persone sentono di non avere il controllo della propria vita.

Il ragionamento cognitivo basato sull’impulsività ci fa agire e decidere senza tenere conto delle conseguenze di determinati atti. Prendere la maggior parte delle decisioni al volo, come si suol dire, provoca continui rimpianti. Rafforza anche una visione negativa di se stessi. Prima o poi la persona finisce per chiedersi perché le va tutto storto.

La nostra cultura e il mondo dei social network ci incoraggiano a essere sempre più impulsivi e meno riflessivi.

Impulsività cerebrale

L’impulsività non è sempre un tratto di personalità, ma compare anche come una particolarità cerebrale. È quanto spiega un lavoro di ricerca dell’Università della California. In seguito a studi in laboratorio su cavie si è scoperta l’esistenza di un peptide che potrebbe spiegare questo approccio mentale.

Si tratta dell’ormone concentrante della melanina (MCH ), secreto nell’ipotalamo e la cui alterazione aumenta sia il pensiero impulsivo sia il comportamento impulsivo. Ciò spiega, dunque, una base neurologica per l’impulsività.

Ciò che ci induce a credere il pensiero impulsivo

Non siamo consapevoli di come agiscono i nostri pensieri, ci lasciamo travolgere da essi. Permettiamo semplicemente alla mente di controllare le redini senza fare grande uso del filtro della ragione, della misura e della riflessione.

  • Una delle trappole del pensiero impulsivo è farci credere di essere pensatori efficienti e solvibili. Raramente controlleremo come decidiamo determinate cose.
  • Ci lasciamo trasportare dai rinforzi e dai benefici immediati. È importante per la mente cosa puoi ottenere qui e ora. Sforzarsi per risultati migliori a lungo termine non interessa.
  • Hanno la meglio le emozioni, mai elementi oggettivi, razionali o addirittura logici.
  • Il pensiero impulsivo è definito dalla legge del minimo sforzo. Sarà sempre meglio risparmiare risorse e ciò implica non analizzare le cose in dettaglio.

Obiettivo delle nuove tecnologie: pensare per noi

Sembra che negli ultimi decenni ci siano sempre più pensatori impulsivi. il motivo di ciò potrebbe risiedere nel modo in cui le nuove tecnologie, che cercano di semplificarci la vita, ci hanno abituato a pensare. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno ci viene offerto in pochi secondi.

Gli algoritmi sono i nostri neuroni esterni, predicono quello che ci piace e ce lo mostrano non appena apriamo i vari social network. Perché fare uno sforzo? Notizie, dati, percorsi migliori per raggiungere i siti… È tutto a portata di mano.

Non c’è bisogno di analizzare, cercare o conservare le informazioni. Ci viene offerto tutto e noi lo accettiamo senza soppesare le conseguenze.

Nel mondo digitale tutto è facile e veloce, ma nel mondo reale le cose devono essere valutate con più attenzione. E ciò risulta difficile perché ci siamo abituati a pensare in modo rapido e impulsivo. Fare uso di un pensiero più critico, analitico e lento richiede uno sforzo a cui non siamo abituati.

Donna imbronciata pensiero mobile che controlla il pensiero impulsivo.
Dobbiamo sviluppare un approccio cognitivo più paziente, critico e riflessivo.

Pensare e formulare giudizi rapidi ci rende infelici

Le persone che saltano alle conclusioni sono più inclini a errori, fallimenti e rimpianti. Ragionare in maniera automatica e decidere alla velocità della luce non è un superpotere, bensì uno svantaggio. E finiamo per scoprirlo nel tempo. Prima o poi ci sentiremo frustrati, ansiosi e infelici.

Nel caso in cui la nostra vita sia dominata da un pattern cognitivo orchestrato dall’impulsività, rallentiamo. Acquisiamo un controllo più consapevole del nostro pensiero e smettiamo di guardare la vita reale e digitale in modo superficiale.

Approfondiamo quello che ci viene incontro, siamo critici, curiosi e prudenti. Sarà un cambiamento estremamente vantaggioso.

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  • Diniz, G. B., & Bittencourt, J. C. (2017). The Melanin-Concentrating Hormone as an Integrative Peptide Driving Motivated Behaviors. Frontiers in systems neuroscience11, 32. https://doi.org/10.3389/fnsys.2017.00032
  • Noble, E.E., Wang, Z., Liu, C.M. et al. Hypothalamus-hippocampus circuitry regulates impulsivity via melanin-concentrating hormone. Nat Commun 10, 4923 (2019). https://doi.org/10.1038/s41467-019-12895-y