Il sorriso di chi non c’è più sarà il nostro ricordo migliore

5 aprile 2016 in Psicologia 58 Condivisi

Il segreto per conservare vivido il ricordo di chi non c’è più sta nell’evocarne il sorriso. Ciò permetterà di generare sentimenti positivi che, seppur punteggiati di tristezza e malinconia, ci aiuteranno a non rendere soffuso il suo ricordo.

In ogni caso, esistono fasi del dolore del tutto necessarie al fine di gestire i pensieri, i sentimenti, i comportamenti e le emozioni legati alla perdita delle persone che amiamo e che sono state importanti per noi.

Per questo motivo, è bene tenere in considerazione l’impossibilità di abituarsi alla morte delle persone a noi care. Ogni perdita ci metterà a dura prova, costringendoci a ricorrere alle nostre risorse personali per riuscire a sopportare la situazione.

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Il dolore, l’addio a chi non c’è più

Congedarsi da chi non c’è più è un processo che non termina mai con un addio. Si tratta di un concetto non facile da comprendere, poiché spesso affrontiamo una perdita con la convinzione di dover arrivare a smettere di pensare, provare sentimenti o comportarci come faremmo se quella persona fosse ancora in vita. In realtà, bisogna affrontare la mancanza come fosse un processo continuo basato su cinque fasi.

La negazione

Secondo la psichiatra Elisabeth Klüber-Ross, ricercatrice nell’ambito della sofferenza psichica, la prima fase del dolore consiste nella negazione della realtà, oltre che nel tentativo di convincersi che “stiamo bene” o che “la morte della persona X è un errore”. Quando si perde qualcuno, questa fase è considerata tanto normale quanto passeggera, poiché indica la necessità di attenuare la forza dell’impatto.

In altre parole, sentiamo il bisogno di dare una tregua alla nostra mente affinché metabolizzi una realtà estremamente dolorosa; si tratta di un meccanismo di difesa volto a generare una distanza emotiva fondamentale per creare, in modo sereno, uno schema mentale che ci consenta di accettare l’episodio.

L’ira

Per tutti arriva il momento, variabile nel tempo, in cui la realtà appare per quello che è: abbiamo perso una persona cara. Un simile avvenimento ci porta spesso a sentire la necessità di “vendicarci” per la sua perdita, al punto da provare la sensazione di avere un coltello inchiodato nel petto che ci impedisce di respirare. “Non è giusto”, “Perché lei/lui (e non io)?”, “Perché adesso?” sono alcune delle frasi che sorgono spontanee quando si è arrabbiati con la vita, con Dio (per i credenti) o con il mondo intero.

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La negoziazione

Un altro momento tipico è quello in cui si affronta l’idea – consapevole o meno – di “provare a fare qualcosa per riconquistare una vita che valga la pena di essere vissuta in sua assenza”. È persino possibile pensare di riunirci ai nostri cari o un qualsiasi altro modo di posporre la morte. In questa fase cercheremo di negoziare con Dio o qualunque altra concezione di “potere superiore” abbiamo, allo scopo di chiedere più tempo e l’opportunità di dire gli ultimi ti voglio bene mai pronunciati.

La depressione

Infine, arriva il momento in cui si comprende la morte provando la sensazione di essere intrappolati o rallentati, così come tremendamente tristi. È questa la tappa in cui si piange in modo disperato, incapaci di prendere le redini della propria vita.

L’accettazione

Probabilmente, con il passare del tempo, si finisce per comprendere l’inevitabilità della morte, imparando che il modo migliore di ricordare chi non c’è più e che tanto si amava, è evocandone il sorriso.

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Portare nel proprio cuore il sorriso di chi non c’è più

Una perdita non può essere affrontata in termini di superamento o non superamento, poiché ciò vorrebbe dire rinunciare alla realtà che accompagna la persona assente, rassegnandosi all’idea di doverla dimenticare. Per riuscire ad “accettare la morte come una parte della vita”, è necessario costringersi a provare dei sentimenti, senza cercare di riprendersi dagli avvenimenti in modo rapido e forzato.

Prendersi del tempo, dare un senso alla perdita e ritualizzarla affinché acquisisca un significato è indispensabile per poter tornare a vivere la vita. Per affrontare ogni perdita della vita, sarà dunque bene onorare i ricordi e assimilarli in modo personale.

Prima o poi arriverà il momento in cui potremo ricordare con naturalezza il sorriso di chi non c’è più, senza che il suo ricordo offuschi la nostra mente, ma consentendoci di capire che nonostante una persona non sia più con noi fisicamente, resterà per sempre nel nostro cuore.

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