Impotenza appresa: un pozzo profondo e senza speranza

· 31 dicembre 2017

La impotenza appresa è uno degli stati più terribili in cui una persona possa cadere. È la condizione perfetta per sviluppare i sintomi di ansia e depressione. È la conseguenza, e allo stesso tempo la causa, della mancanza di assertività (perché causare un conflitto esprimendo la nostra opinione o i nostri gusti se non servirà a niente?) e ci trasforma in un corpo vuoto, con un’anima troppo spenta per lottare.

È una condizione che si potrebbe riassumere con un “qualsiasi cosa faccio, sbaglio” oppure “qualsiasi cosa faccio non importa”, perché non risolverà nulla. Il risultato sarà sempre lo stesso. È a questo punto che insorge la impotenza appresa. Si tratta di uno stato di profonda indifferenza che abbiamo appreso dopo aver provato ad agire in diversi modi e aver verificato che nessuno porta a risultati concreti. In questo modo, non solo iniziamo a perdere certe risposte, ma sparisce persino l’iniziativa stessa alla risposta.

Forse vi sarà capitato di trovarvi in questa situazione. Al lavoro, in una relazione di coppia o in un contesto che frequentate. Vi è sempre qualcuno incaricato di giudicare se ciò che fate è giusto oppure no. Non esiste il buon senso. Non esiste la coerenza. Quello che fate è quasi sempre sbagliato. E, quando è giusto, non avete idea del perché lo sia. Per quanto vi sforziate, dunque non potete replicarlo.

La impotenza appresa ci fa perdere ogni tipo di controllo

In un certo senso dietro a quell’atteggiamento incongruente ci sembra di sentire la frase: “Sono io a giudicare ciò che fai. Sono io a dettare legge. Adesso sì, adesso no. Perché lo dico io”. Le persone che causano l’impotenza appresa sono coloro che sfruttano la loro influenza per dare un giudizio sulle azioni altrui (sono giuste o sbagliate), senza fornire spiegazioni logiche.

Donna in gabbia

Qual è, quindi, la lettura che la vittima fa di quel giudizio? Che non vale la pena di sforzarsi per ottenere un risultato, perché, ai suoi occhi, quest’ultimo è praticamente aleatorio. La sensazione è proprio quella di essere impotenti: a prescindere da quello che facciamo, non possiamo avere il controllo della situazione.

Questa mancanza di controllo su ciò che ci capita è angosciante e molto limitante. Apparentemente, infatti, non possiamo ribaltare la situazione. Per esempio, la impotenza appresa è la fonte di molti maltrattamenti emotivi. “Sono io a decidere come ti senti. Non decidi tu. Tu non hai il controllo, ce l’ho io.”

Anche se la soluzione sarebbe fuggire, la impotenza appresa ce lo impedisce

Martin Seligman analizzò a fondo questo fenomeno già negli anni ’70. In un esperimento che oggi non si potrebbe replicare per via delle sue implicazioni etiche, come molti altri nella storia della psicologia, dimostrò che i cani, quando vengono puniti con delle scosse elettriche e non hanno la possibilità di fermarle in alcun modo, finiscono con l’assumere un atteggiamento passivo e si “rassegnano” a patirle in silenzio anche quando, in realtà, potrebbero fuggire.

Questo fenomeno venne subito relazionato con le cause e l’atteggiamento assunto da molte delle persone che cadono nel pozzo della depressione. L’ansia, la depressione e l’assoluta mancanza di motivazione finiscono con il controllare l’atteggiamento e il comportamento della persona, fino a condurla verso la totale passività.

Quando la vittima ha la possibilità di cambiare la sua situazione, quindi, semplicemente non se ne rende conto o lo ignora. Ha ormai perso ogni speranza, perché ha imparato che non ha possibilità di fuga: a prescindere da dove decida di indirizzare la barca, continuerà a essere persa in alto mare, lontana dalla terraferma.

Questo fenomeno psicologico è molto potente, perché è in grado di distruggere completamente la nostra capacità di azione. Sequestra la capacità di ideare alternative e di risolvere i problemi. Ci rende incapaci di visualizzare delle soluzioni in presenza delle difficoltà. Anche quando si tratta di soluzioni evidenti, come quella di fuggire da un luogo in cui veniamo maltrattati.

Donna cerca di uscire da una gabbia

L’impotenza si impadronisce di pensieri, comportamenti ed emozioni

Questo è il motivo per cui molte persone si sentono incapaci di uscire da una situazione che sta facendo loro del male. Perché sono del tutto condizionate dal senso di impotenza che hanno appreso. Un’impotenza che s’impossessa dei loro pensieri, comportamenti ed emozioni.

Per spezzare questo ciclo negativo sempre più grande e profondo, la soluzione spesso è risalire alla radice del problema. Non possiamo rimanere in superficie e limare le piccole conseguenze di questo fenomeno. Dire a qualcuno di cercare delle alternative, di uscire da quella gabbia in cui lui stesso si è rinchiuso, chiedere “ma come fai a non vederlo?” non aiuta. Nulla di tutto ciò è d’aiuto.

La vittima, infatti, non vorrebbe sentirsi così. Non se l’è cercato lei. Per questo deve capire come mai si è ridotta così, in quale momento ha consegnato a un altro le redini della sua vita, il potere di controllare ciò che le accade. L’obiettivo è restituirle il potere, il controllo sulla propria vita.

Un controllo che ha perso da tempo. Che ha consegnato al destino o alla persona che l’ha maltrattata, con i suoi doppi messaggi carichi di incoerenza e insensatezza. Ma ognuno deve avere il controllo della propria vita e dobbiamo lavorare per restituirglielo. Capire che cosa le è successo e accettarlo è il primo passo di questo percorso. Un percorso in cui ognuno si riappropria del proprio destino, che un giorno ha lasciato nelle mani di qualcun altro.