Infedeltà: siamo infedeli per natura?

· 1 luglio 2016

La natura non contempla l’idea di animali fedeli o infedeli, piuttosto è interessata al perpetuare la specie attraverso il maggior numero di combinazioni possibili di buon DNA. Così, la vita si assicura diversità genetica e successo.

Tuttavia, cosa succede agli esseri umani che hanno deciso nel corso dei millenni di sacrificare la diversità sessuale e di coppia per forgiare relazioni monogame? La risposta, in realtà, non è per nulla complessa e sottostà al senso comune di contrarre un matrimonio, la ragione del clan e, infine, la ragione della monogamia.

Per interesse, non sarò infedele

L’infedeltà non è una condizione in sé né una predisposizione di mascalzoni e delinquenti. Sicuramente l’infedeltà è un meccanismo comunemente associato alla biologia e, contrariamente a quanto si pensa, non solo alla biologia maschile. Sia le donne sia gli uomini sono programmate per procreare, ma anche per provare piacere con le loro relazioni sessuali. Per questo motivo, è giusto che entrambi siano stati dotati di centri del piacere; da una parte, perché le relazioni avessero una ricompensa immediata, dall’altra, per ripetere l’esperienza di un mezzo naturale per stare bene e liberare endorfine, gli ormoni della felicità.

Senza dubbio, la creazione delle società complesse ha portato con sé un cambiamento rivoluzionario che è venuto tracciandosi fin dall’antichità, derivato dai numerosi problemi che esistevano a conseguenza della poligamia, come la gelosia (vincolata al possesso del sesso femminile da parte del sesso maschile), rivalità e diversi problemi tra clan.

Dicendo addio all’incertezza di una società in cui i vincoli si formano in modo naturale, senza compromessi che legassero i suoi membri in modo legittimo. Tutto questo, come già sappiamo, è cambiato nel corso della storia, ma il ruolo della famiglia e il legame del matrimonio “fedele” è sopravvissuto fino ai giorni nostri.

infedeltà

Infedeltà fisica: quasi naturale

Che il sesso sia ancora un tema tabù pera molte persone, in quanto controverso, non è un segreto. Non fa eccezione nell’aspetto delle relazioni umane sul quale, in pieno XXI secolo, si mantiene un velo di pudicizia su determinati argomenti come il poliamore. I così detti poliromantici si vantano di poter condividere numerose relazioni emotive ed erotiche senza troppe complicazioni.

Si tratta, comunque, di una tendenza minore, visto che termini come”infedeltà” sono ancora ristretti al piano fisico. Di fatto, una persona può non considerarsi infedele al partner pur avendo intrattenuto per decenni una relazione nella quale i sentimenti non erano fedeli alla persona con cui ha condiviso la vita.

È possibile che il nostro trascorso socio culturale sia stato marchiato a fuoco nella mente collettiva con la connotazione diabolica della poligamia, poliandria e poliamore?

E, inoltre, è possibile che i responsabili della repulsione attuale della propria natura umana siano quegli strati sociali dominanti che vedevano nell’amore libero la distruzione del nucleo familiare? Quel nucleo familiare per il quale gli uomini tolleravano lunghe giornate lavorative in situazione di schiavitù e le donne sopportavano decenni dedicati all’allevamento dei figli e a servire i loro mariti?