Mai competere o paragonarsi agli altri

17, aprile 2016 in Emozioni 1230 Condivisi

Non bisogna mai competere con nessuno, ammirate gli altri e imparate da loro, questo è il mio consiglio. Si dice che, nell’anno 1709, nel palazzo del cardinale Ottoboni, si svolse un torneo musicale tra Georg Friedrich Haendel e Domenico Scarlatti. Avevano 24 anni e delle armi molto singolari: un clavicembalo e un organo.

I due contendenti erano pari, finché l’organo non inclinò la bilancia a favore di Haendel. La rivalità continuò, ma l’ammirazione che l’uno provava per l’altro non morì mai. Scarlatti si faceva sempre il segno della croce quando sentiva il nome di Haendel, in segno di rispetto.

Questo aneddoto su Haendel e Scarlatti ci dimostra che, nonostante esistesse una rivalità tra i due musicisti, questo non impedì loro di eccellere nel proprio campo e di ammirarsi a vicenda. Bisogna amare se stessi ed essere sufficientemente umili da ammirare coloro che hanno le stesse abilità straordinarie e che sono degni di riconoscimento.

Mai competere con nessuno, non è necessario

Nella società di oggi, ci insegnano a gareggiare sin da piccoli. Sembra quasi che l’importante sia superare gli altri invece di fare le cose per bene. La competitività è presente in molti ambiti della vita e non solo negli sport: si è in competizione con gli altri per un posto di lavoro, per ottenere una promozione, per avere più amici o per essere tra i migliori nel fare un’attività. Vi sono sempre nuovi concorsi e gare per trovare il migliore in qualcosa.

Bambini che gareggiano

Tuttavia, già da tempo, esistono studi che sostengono che la collaborazione ottiene migliori risultati rispetto alla competizione, perché un gruppo di persone che lavora insieme e unito può raggiungere mete migliori rispetto a una persona da sola. Tuttavia, per riuscire a lavorare in un gruppo di persone, è necessario controllare il proprio ego e ciò richiede uno sforzo e un grande esercizio di umiltà.

La competitività può esistere persino con se stessi, ovvero è possibile essere competitivi per cercare di superarsi e di raggiungere i propri obiettivi. Tuttavia, anche in questo senso è necessario agire con cautela, perché un eccesso di competitività può sfociare in un senso di frustrazione.

Crediamo, erroneamente, di avere la necessità di essere riconosciuti per essere amati e pensiamo che se siamo i migliori in qualcosa, otterremo quel riconoscimento e quell’amore. Nonostante ciò, questa convinzione è sbagliata, perché vincere non significa essere amati. Vincere è effimero, mentre porteremo sempre con noi quello che abbiamo imparato nel processo e una volta raggiunto il nostro obiettivo.

Per questo motivo, vi consigliamo di non competere mai con gli altri, ma di collaborare con loro. Inoltre, fate attenzione alla competizione con voi stessi, perché farlo in eccesso porta alla perdita di fiducia e alla frustrazione.

Il paragone e l’autostima

In un momento preciso, il paragone può aumentare la propria autostima, anche se di solito è il modo di migliorarla che implica più effetti indesiderati. Adottare questa abitudine ci distrae dai nostri compiti, minimizzando la motivazione interiore che può darci.

Cuore verde fatto di erba

Per esempio, se ci concentriamo su leggere più libri rispetto ai nostri colleghi di lavoro e ci piace leggere, probabilmente il fatto di essere in competizione e di iniziare a leggere quasi per obbligo, ci farà odiare la lettura. Ricordate sempre: non gareggiate con nessuno, persino in ciò che vi piace, perché potreste finire per odiarlo.

Per evitare la competizione nociva, l’importante è continuare ad aumentare la propria autostima e capire che tutti siamo unici e diversi, perché nemmeno le circostanze in cui viviamo sono le stesse. Demoralizzarsi perché un’altra persona ha comprato una casa più bella della nostra o perché ha ottenuto un lavoro migliore del nostro, ci fa perdere la nostra prospettiva. La nostra vita ha obiettivi diversi rispetto a quella degli altri, che si basano su ciò che noi desideriamo e non su ciò che gli altri hanno ottenuto.

Se siamo in grado di gestire nel modo giusto la nostra autostima, riusciremo a vedere il lato positivo dei paragoni e a usarli come motivazione in quei compiti che dobbiamo portare a termine e che non ci piacciono per niente. Nonostante ciò, bisogna stare attenti, perché la linea che divide il paragone positivo da quello negativo è molto sottile ed è fondamentale non superarla per evitare un perfezionismo estremo.

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