Innamorarsi dello psicoterapeuta?

In terapia non solo si condividono sentimenti ed emozioni molto profondi, ma si tende spesso a idealizzare il rapporto professionale con lo psicoterapeuta. Può capitare che sia visto come una persona integra, comprensiva, come guida e portatore di buoni sentimenti e speranze
Innamorarsi dello psicoterapeuta?

Ultimo aggiornamento: 14 giugno, 2022

A volte lo psicoterapeuta è la prima persona che tratta il paziente con rispetto e considerazione. Molte persone presentano carenze emotive e non hanno mai ricevuto amore da coloro i quali le circondano. In questi casi capita di innamorarsi dello psicoterapeuta?

Alcune persona sono state vittime di maltrattamento, rifiuto, indifferenza o abbandono. Questo vale non solo per coloro i quali hanno trascorso i primi anni lontani da una famiglia, ma anche per coloro i quali hanno avuto una casa o sono stati presumibilmente accuditi.

L’adulto con simili esperienze pregresse instaura un legame complesso con lo psicoterapeuta. Questi può diventare la persona di cui si fida di più, che la conosce, capisce e accetta meglio di chiunque altro.

Non fa, tuttavia, parte della propria vita. Oltre a ciò, gli incontri si basano sul bisogno di un trattamento professionale per il disagio o sofferenza provati.

“Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno.”

-Erich Fromm-

In questi casi di solito lo psicoterapeuta suscita nel paziente forti emozioni. Tra questi, ovviamente, un apparente innamoramento. Secondo alcuni approcci, si tratta persino di una parte importante della cura.

Si verifica anche il contrario, soprattutto tra gli psicologi poco preparati o alle prime armi: si innamorano o sviluppano sentimenti nei confronti dei loro pazienti.

Lo psicoterapeuta, una figura enigmatica

Lo psicologo spiega al paziente cosa le succede.

Il legame del paziente con il suo psicoterapeuta non è simmetrico, ovvero non è dato in proporzioni uguali. Lo consulta perché ha bisogno di mettere sul tavolo le proprie sofferenze e i propri disagi più intimi.

Il professionista, d’altro canto, dovrà limitare le informazioni che fornisce su se stesso e mantenere una posizione di neutralità di fronte alle confidenze del paziente.

Questa asimmetria garantisce il mantenimento del legame terapeutico, ma al tempo stesso può provocare una serie di fantasie nel paziente. Non si conosce a fondo lo psicoterapeuta, quindi è facile attribuire alla sua persona le migliori doti del mondo.

Durante la seduta il paziente è in compagnia del professionista, non della persona, ma questo aspetto viene facilmente ignorato. Può dunque apparire la persona più competente sul pianeta Terra e soddisfare perfettamente le proprie aspettative.

Si dimentica che il successo della terapia dipende in larga misura dal fatto che lo psicoterapeuta non reagisca alle parole o alle condotte del paziente. Forse nella vita ordinaria lo farebbe, ma nello spazio terapeutico assume una posizione diversa, ascolta o guida, ma cercando di agire come un professionista, non come un pari.

Lo psicoterapeuta può anche ispirare odio, pietà, paura, rifiuto, sfiducia, sorpresa… Insomma, ogni tipo di sensazione o emozione. Ma ciò dipende più da quello che prova il paziente piuttosto che da quello che fa o dice il professionista.

Innamorarsi dello psicoterapeuta, sensazione diffusa

Psicologo che fa terapia cognitiva e innamorarsi dello psicoterapeuta.

Uno dei primi a rilevare l’infatuazione dei pazienti verso lo psicoterapeuta fu Sigmund Freud. Il padre della psicoanalisi notò che dopo un certo lasso di tempo, i suoi pazienti iniziavano a mostrare segni di attrazione romantica nei suoi confronti.

Capì anche che questo non era vero solo per la sua esperienza, ma anche per i suoi colleghi. Decise dunque di approfondire il fenomeno e coniò il termine “transfert”.

Fenomeno attraverso il quale il paziente trasferisce gli affetti che prova per gli altri nella figura dello psicoterapeuta.

In parole più semplici, il paziente rivive gli affetti che la madre, il padre o altre figure rilevanti hanno suscitato o risvegliato in lui, ma questa volta li concentra sullo psicoterapeuta. Ne è inconsapevole, succede e basta.

L’atteggiamento del professionista e la risposta del paziente

Prendiamo il caso di un professionista molto tranquillo; un paziente lo accuserà di indolenza, mentre un altro apprezzerà il suo silenzio. Al primo la passività del professionista ricorderà la madre lontana e nel processo terapeutico questo conflitto sarà presente.

Il secondo, invece, trasferisce inconsciamente sullo psicoterapeuta l’angoscia generata dal genitore che non lo lascia mai parlare.

Psicologo con paziente.

Sono solo due esempi, ma hanno in comune il fatto che la figura dello psicoterapeuta diventa un oggetto verso il quale il paziente dirige i suoi conflitti irrisolti. In linea di massima, questo è il motivo per cui spesso si verifica un’idealizzazione e il presunto innamoramento del paziente.

Una questione che dovrebbe essere affrontata durante le sessioni in modo chiaro e diretto. Allo stesso modo, ogni paziente dovrebbe sapere che innamorarsi dello psicoterapeuta è possibile e se questi ricambia, probabilmente non ha trionfato la forza dell’amore, ma la malattia o il disagio che li ha portati a incontrarsi.

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