Insegnare a gestire lo stress ai bambini

5 Marzo 2019
Dobbiamo parlare di stress ai bambini, affinché sappiano come reagire ai segnali che ne indicano la presenza e acquisiscano gli strumenti necessari per gestirlo in modo efficace. Tutto questo è possibile se li aiutiamo...

Al giorno d’oggi lo stress fa parte della vita degli adulti e, purtroppo, è presente anche in quella di molti bambini. Il ritmo di vita è aumentano notevolmente negli ultimi anni. Se per gli adulti è indispensabile imparare a gestire questa condizione, risultato dell’insieme di bisogni e obblighi che devono affrontare, insegnare a gestire lo stress ai bambini è ancora più importante.

Saper stabilire le priorità, gestire il tempo o ritagliarsi dei momenti di riposo e calma sono aspetti fondamentali per impedire che lo stress diventi il protagonista principale della vita dei più piccoli. Per questo motivo, insegnare a gestire lo stress, ovvero preoccuparsi di inculcare in loro strategie per fronteggiare situazioni o epoche stressanti, li farà sentire meglio e affronteranno in modo più efficace le difficoltà giornaliere.

Determinare il problema alla base dello stress, cosa può causarlo e quali misure adottare è fondamentale per aiutare il bambino a stare meglio e sentirsi più rilassato.

Cosa causa stress ai bambini?

L’eccesso di lavoro, la fretta e il sovraccarico di responsabilità possono causare stress a grandi e piccoli. Tuttavia, molti altri elementi contribuiscono ad aumentare i livelli di stress, come il rumore, la saturazione ambientale (stimoli di ogni tipo che competono per attirare la nostra attenzione) o la luce dei dispositivi elettronici (computer, cellulari, televisori).

Bambino con mani sulle orecchie

Per i bambini con una maggiore tendenza alla suscettibilità al rumore e ad altri stimoli fisici, i fattori di stress quotidiani si amplificano, il che rende ancora più cruciale il bisogno di un tempo di inattività. Se a questo sommiamo la scuola e le attività extrascolastiche, la pressione per avere successo, i cambiamenti o i conflitti familiari e altri fattori che possono provocare stress, otteniamo la ricetta perfetta per un bambino stressato.

La minore attività fisica tipica dei nostri giorni, inoltre, non aiuta in tal senso. C’è di più: un bambino che non fa sport perde uno dei suoi principali strumenti per la gestione dello stress. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di far svolgere un’ora al giorno di attività fisica ai bambini. Ridurre questo tempo nuoce alla loro salute fisica e mentale.

Segnali di stress infantile

I segnali di stress nei bambini possono passare inosservati, e in alcuni casi persino confusi. Parliamo di mal di stomaco, mal di testa o cambiamenti relativi alla condotta. Possono notarsi anche sbalzi d’umore e difficoltà a dormire e a concentrarsi a scuola.

Se, inoltre, si verificano importanti cambiamenti nella vita del bambino, come un trasloco o l’arrivo di un nuovo membro nella famiglia, i genitori devono prestare particolare attenzione alle possibili conseguenze. In questo modo, sarà possibile rilevare per tempo gli eventuali segnali dello stress infantile. È altrettanto importante considerare che lo stress può derivare da eventi accaduti a scuola o in qualsiasi luogo nel quale il bambino trascorre diverso tempo.

Strategie per insegnare a gestire lo stress ai bambini

Un bambino di solito non capisce che quello che gli sta accadendo è relazionato con lo stress. Semplicemente, può sentirsi triste, sopraffatto, arrabbiato o ansioso. Accusare stress può essere una novità per lui e molto probabilmente non saprà come regolare le sue emozioni. Insegnare a gestire lo stress ai bambini risulta, pertanto, indispensabile; devono capire di cosa si tratta, quali sono le cause e come affrontarlo.

A tale scopo, i genitori dovranno:

  • Creare un clima di fiducia con i propri figli per trasmettere loro l’idea che possono parlare di qualsiasi cosa.
  • Ascoltare con attenzione e attivamente quello che desiderano comunicare, prima di offrire suggerimenti e consigli. Questo atteggiamento attribuirà più valore a qualsiasi parola che aggiungiamo al dialogo.
  • Per molti bambini è molto più facile parlare dei loro problemi in situazioni attive, soprattutto quelle che favoriscono il rilassamento, come il gioco non competitivo e le attività ricreative (una passeggiata in campagna o la preparazione di una ricetta facile). Indurli a partecipare a questo genere di attività li aiuterà a sfogarsi e a sentirsi meglio.
  • Incitarli a fare attività fisica di tipo aerobico, attività che favoriscono il rilassamento, così come a ritagliarsi dei momenti di pace, tranquillità e riposo.
Bambini che meditano

Yoga e meditazione per aiutare i bambini a gestire lo stress

Per concludere, ricordiamo i risultati di un recente studio pubblicato sul Psychology Research and Behavior Management che afferma che praticare yoga e meditazione dell’attenzione sin da tenera età può aiutare i bambini a gestire lo stress e l’ansia. Argomento, questo, oggetto di studio già da diversi anni.

Grazie a queste due attività, i bambini sperimentano un miglioramento della qualità di vita a livello emotivo e relazionale. Non è solo importante insegnare a gestire lo stress ai bambini attraverso attività che coinvolgano aspetti emotivi e creatività, ma anche lavorare la mente attraverso il corpo può favorire un aumento del loro benessere.

Lo yoga e l’attenzione piena possono facilitare la gestione dello stress ai bambini che vanno alle elementari e può costituire una pratica aggiuntiva alle attività di apprendimento sociale ed emotivo

  • Bazzano, A., Anderson, C., Hylton, C., & Gustat, J. (2018). Effect of mindfulness and yoga on quality of life for elementary school students and teachers: results of a randomized controlled school-based study. Psychology Research And Behavior Management, Volume 11, 81-89. doi: 10.2147/prbm.s157503
  • Jewett, J., & Peterson, K. (2002). Stress and young children. Champaign, IL: ERIC Clearinghouse on Elementary and Early Childhood Education.
  • Tufnell, G. (2005). Stress and reactions to stress in children. Psychiatry, 4(7), 69-72. doi: 10.1383/psyt.2005.4.7.69