Jerome Bruner: postulati per migliorare l’educazione

18 aprile 2018 in Psicologia 50 Condivisi
Bambini a lezione

Jerome Bruner è stato uno degli artefici della rivoluzione che investì la psicologia cognitiva e i suoi paradigmi computazionali classici. Secondo il suo punto di vista, la psicologia era caduta in un paradigma troppo computazionale e meccanicista. Al contrario, Bruner si schierò a favore di una disciplina basata sulla psicologia culturale, sostenendo che nessuna attività mentale fosse indipendente dal contesto sociale. Per lui, dunque, era impossibile capire quello che succede nelle nostre menti senza tener conto del contesto culturale.

Quest’autore è noti per il suo grande contributo alla psicologia educativa partendo dalla psicologia cognitiva e dalle teorie dell’apprendimento. Jerome Bruner analizzò le importanti implicazioni della psicologia culturale sull’educazione nel tentativo di indirizzare un cambiamento in un sistema educativo basato su paradigmi riduzionisti e sull’apprendimento nozionistico; scommetteva, invece, su un’educazione costruttivista e centrata sulla persona.

Per riuscirci, Jerome Bruner prospettò 9 postulati che la psicologia educativa doveva adottare per migliorare il sistema educativo. Analizziamoli insieme.

Jerome Bruner

Postulati di Jerome Bruner sull’educazione

Postulato prospettivista

Una delle principali idee su cui si basa il pensiero di Bruner è che la costruzione della conoscenza è sempre relativa alla prospettiva su cui si costruisce. I significati non sono assoluti e oggettivi, ma dipendono in gran misura dal punto di vista adottato. Comprendere il “significato” implica vagliarlo alla luce delle sue altre possibilità, che saranno corrette o sbagliate a seconda della prospettiva del contesto.

Le interpretazioni del significato ci mostrano le forme canoniche di costruzione della realtà in una cultura attraverso il filtro cognitivo di ciascun individuo; ognuno di noi finisce così per generare costruzioni simili e al tempo stesso uniche.

Testa e pezzo di puzzle

Il postulato dei limiti

Il secondo postulato riguarda i limiti legati alla creazione di significato. Jerome Bruner specificò due grandi limiti che agiscono sulla costruzione della realtà. Il primo riguarda la natura dell’essere umano: il nostro processo evolutivo ci ha specializzati per conoscere, pensare, sentire e percepire in un determinato modo.

Il secondo limite allude alle costrizioni imposte dal sistema simbolico attraverso cui realizziamo le operazioni mentali. Questo limite si basa sull’Ipotesi di Sapir-Whorf, la quale afferma che il pensiero prende forma a seconda del linguaggio nel quale è formulato o espresso.

Il postulato del costruttivismo

Quando parliamo di costruzione della conoscenza e di creazione di significato, è necessario partire da un paradigma costruttivista. Questo stabilisce che la realtà in cui viviamo è costruita. Con le parole di Nelson Goodman, “la realtà si fa, non si trova”.

L’educazione deve essere volta ad aiutare i bambini a ottenere le risorse culturali necessarie per la creazione del significato in maniera critica e adattativa. In questo senso si può far riferimento alla metafora che indica che lo scopo del sistema educativo dovrebbe essere quello di creare bravi architetti e costruttori di conoscenza, non impartire la conoscenza in sé.

Bambini in classe

Il postulato interrazionale

Il mutuo scambio di conoscenze, come qualsiasi altro scambio tra uomini, suppone l’esistenza di una comunità che interagisce. Per esempio, i bambini sfruttano la rete di interazione con gli altri per scoprire cos’è la cultura e come è concepito il mondo. Si tende a credere che la comunità inter-relazionata nasca grazie al dono del linguaggio, ma in realtà è dovuta alla forte inter-soggettività tra gli individui. Un’inter-soggettività che si basa sull’abilità umana di comprendere la mente altrui (teoria della mente).

Il postulato dell’esternalizzazione

Questo postulato si basa sull’idea che la missione di ogni attività culturale collettiva sia quella di creare “opere” o prodotti tangibili. Il beneficio di esternare la cultura è che aiuta la creazione di un’identità sociale, la quale favorisce il funzionamento e la solidarietà collettiva.

Queste opere esternalizzate creano una serie di forme di pensiero condivise e negoziabili, il che semplifica il funzionamento cooperativo verso uno stesso obiettivo. Il sistema educativo si basa in gran misura sull’usoo di queste esteriorizzazioni (come i libri) per trasmettere un modo di agire concorde alla cultura nella quale l’educazione è impartita.

Il postulato dello strumentalismo

L’educazione, in ogni sua forma e in qualsiasi cultura, ha sempre delle conseguenze sulla vita futura di chi la riceve. Sappiamo anche che queste conseguenze sono strumentali per la persona e, su un piano meno personale, diventano uno strumento per la cultura e per le sue diverse istituzioni.

Questo postulato vuole evidenziare il fatto che l’educazione non è mai neutrale perché comporta sempre delle conseguenze sociali ed economiche, che saranno di utilità strumentale per una faccia del potere o per l’altra. Nella sua più ampia concezione, dunque, l’educazione assume un’accezione politica.

Alunni e docente

Il postulato istituzionale

Il settimo postulato di Jerome Bruner sostiene che, nel caso in cui l’educazione sia istituzionalizzata in un mondo sviluppato, essa si comporta come fanno – e a volte devono fare – le istituzioni. A distinguerla dalle altre istituzioni è il ruolo che svolge: preparare i bambini ad assumere un ruolo più attivo nel resto delle istituzioni legate alla cultura.

L’istituzionalizzazione dell’educazione comporta una serie di implicazioni su quest’ultima. Così, la natura della stessa determina quali funzioni ha ciascuno degli attori e quale status e rispetto si attribuisce loro.

Il postulato dell’identità e dell’autostima

Forse l’elemento più universale sull’esperienza umana è il fenomeno dell’Io o autoconcetto. Conosciamo il nostro Io attraverso la nostra esperienza interiore e riconosciamo l’esistenza di altri Io nella mente altrui. Alcuni movimenti nati dalla psicologia sociale affermano persino che l’autoconcetto ha senso soltanto partendo dall’esistenza di un’identità nelle altre persone.

L’educazione ha un ruolo centrale nella formazione dell’autoconcetto e dell’autostima. Per questa ragione, è essenziale condurre l’educazione tenendo  conto delle conseguenze dell’istruzione formale nella formazione dell’identità personale.

Bambini a scuola

Il postulato narrativo

L’ultimo postulato di Jerome Bruner riguarda il modo di pensare e sentire su cui si sostengono gli individui per creare il proprio mondo personale in cui vivere. Secondo l’autore, una parte essenziale di questo processo è la capacità narrativa nella creazione di storie. Ecco che viene a galla uno dei grandi concetti di Bruner, ovvero l’influenza della narrazione nella psicologia culturale.

Da sempre viene dato per scontato che le abilità narrative siano un dono naturale, che non debbano essere insegnate. Ad uno sguardo più esaustivo, quest’idea apparirà sbagliata. L’educazione può modificare in grande misura la capacità e la qualità narrativa delle persone. Pertanto, è importante vigilare l’influenza del sistema educativo sulla narrazione.

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