Il nome della rosa

3 ottobre 2017 in Libri 0 Condivisi
Il nome della rosa

L’ambientazione de Il nome della rosa, pubblicato nel 1980 e da cui è stato anche tratto un film, è singolare. Ci troviamo in un’abbazia benedettina situata negli Appennini, nel 1327. Verso di essa si dirigono il francescano Guglielmo da Baskerville e il suo fedele accompagnatore Adso da Melk, senza conoscere l’inquietante mistero che li aspetta al loro arrivo. A Guglielmo, che ha un oscuro passato di inquisitore, sarà affidata la missione di partecipare ad una riunione in cui si discuterà sulla presunta eresia di un ramo dei francescani: gli spirituali.

Una volta elaborata una buona ambientazione, Umberto Eco crea un giallo che permette al lettore di vagare per usi e costumi del Medioevo più oscuro e crudele. Un’ambientazione storica in cui la religione dava e toglieva il potere, concedeva capricci o rovinava vite in nome di un Dio che, oltre ad essere onnipotente, era ritratto come un castigatore e contrario a ogni divertimento mondano e alla sua manifestazione più naturale: la risata.

Il nome della rosa

Il mistero della rosa

Il nome del monaco protagonista, Guglielmo da Baskerville, non è per niente casuale: Umberto Eco scelse Guglielmo in onore al rinomato filosofo Guglielmo da Occam, famoso soprattutto per il celebre principio metodologio “Rasoio di Occam”. Questo particolare rasoio stipula che, quando si hanno due ipotesi che spiegano dei fatti con la stessa esattezza, dovrà prevalere quella più semplice. Non è cosa da poco, dato che è seguendo quest’idea che la scienza si evolve. La formulazione moderna di questo requisito è il “principio di parsimonia o di semplicità”.

Un principio che è molto presente anche nella maniera di operare di uno dei detective più famosi della storia. Parliamo di Sherlock Holmes. Il cognome di Guglielmo, Baskerville, si riferisce proprio a uno dei casi che ha dato fama e gloria al nome di Sir Arthur Conan Doyle: il Mastino dei Baskerville.

Fin qui la spiegazione dell’origine del nome del frate sarebbe semplicemente aneddotica, se non fosse che si tratta di una dichiarazione sulle intenzioni del modus operandi di Guglielmo, che dedicherà gran parte della sua permanenza nell’abbazia a cercare di risolvere i crimini che stanno cominciando a consumarsi, in un disegno che ricorda un altro tra i gialli più famosi: “Dieci Piccoli Indiani” di Agatha Christie.

Un’altra strizzatina d’occhio narrativa che appare ne Il nome della rosa proviene dal custode della grande biblioteca del convento. Si tratta di Jorge da Burgos e del riferimento letterario a Jorge Luis Borges. Come dice l’autore, “biblioteca più cieco non può che dare Borges, anche perché i debiti si pagano”.

Le spine della rosa

Proprio questo personaggio si cela dietro gli omicidi che si succedono uno dietro  l’altro nell’abbazia. Tutto per la brama di impedire che il secondo libro sulla poetica di Aristotele venga allo scoperto. Un libro dedicato all’umorismo e di cui il frate ha timore, convinto che la risata non sia altro che un vento diabolico che deforma le fattezze e fa sì che gli uomini sembrino scimmie.

Jorge, come molti religiosi dell’epoca, pensava che la risata fosse distintiva del popolo incolto e selvaggio, e che dovesse essere tenuta lontano dalla Chiesa perché l’intellighenzia, che in quegli oscuri momenti si basava su di essa, non la adottasse anche come strumento per la verità. La Chiesa temeva che la commedia spogliasse l’uomo del timor di Dio, spingendolo a smettere di seguirne i precetti.
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Frate Jorge pensava che la risata fosse l’antidoto al timore. Al timore verso il Diavolo che spingeva gli uomini ad abbracciare Dio. Senza questo timore, credeva, non ci sarebbe stata ragione per la quale gli uomini non dovessero ridere di Dio analogamente a come facevano con il resto degli elementi. Tuttavia, nell’operato di Jorge risiede anche la sua condanna poiché, in quanto amante dei libri, preferisce controllare la conoscenza piuttosto che distruggerla. Così, intraprenderà questo cammino solo quando si renderà conto di essere in trappola, di essere stato scoperto da Guglielmo e che non sono rimaste più possibilità.

Nel film è inoltre possibile apprezzare un altro classico scontro medievale tra la ragione e la fede. È più precisamente lo scontro che nell’opera si consuma tra l’inquisitore Bernardo Gui e Guglielmo, e che farà sprofondare le basi della Chiesa con la nascita della Riforma Protestante e l’apice dell’Illuminismo.

Libro o film, Il nome della rosa offre un momento di piacere a chi apprezza la buona letteratura, oltre a una tematica misteriosa che parla della nostra condizione, la condizione umana.
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