Juan Ladrillero, biografia di un avventuriero

Juan Ladrillero prese appunti dettagliati sul suo viaggio in Patagonia, senza cenni di malessere e senza lamentarsi. Eppure, la sua traversata -che rese possibile tracciare le prime mappe di questa area geografica- fu davvero fuori dal comune.
Juan Ladrillero, biografia di un avventuriero

Ultimo aggiornamento: 17 settembre, 2021

Juan Ladrillero è stato il protagonista di una delle avventure nautiche più straordinarie della storia. Fu il primo navigatore a superare lo Stretto di Magellano in entrambe le direzioni, fondamentale per la geografia e la navigazione dell’epoca. Inoltre, sfatò il mito secondo cui in quelle zone c’erano ricchezze fuori dal comune.

La traversata portata a termine dallo spagnolo Juan Ladrillero non fu esente da ostacoli, momenti di angoscia, perdita dell’orientamento, ma fu anche ricca di coraggio. Si avventurò alla scoperta di una regione inospitale, di cui si sapeva davvero poco. Si mosse quasi alla cieca, in un territorio che mette ancora oggi alla prova i limiti di qualsiasi essere umano.

Il viaggiatore ha una propria filosofia sul viaggio, pensa che tutto ciò che arriva sia sempre il meglio che possa succedere.

-Camilo José Cela-

Ciò che sorprende di più di quest’uomo di mare è la decisione di affrontare il viaggio, oltre al coraggio che dimostrò in innumerevoli occasioni. Per tanti secoli i suoi diari di viaggio sono stati l’unico punto di riferimento per chiunque si addentrasse nella Patagonia, il territorio più a sud del mondo.

Juan Ladrillo e la spedizione.

Alcune informazioni sulla vita di Juan Ladrillero

Non sappiamo molto sulla vita di Juan Ladrillero prima della sua famosa traversata. Si tratta di un eroe caduto nell’oblio in Spagna, sua terra natale. Al contrario, in Cile il suo ricordo è vivo. Sappiamo che questo avventuriero nacque a Moguer, in Spagna, in una data non meglio identificata, tra il 1490 e il 1505.

Sin da giovanissimo si dedicò agli studi di cosmografia, astrologia e all’arte della navigazione. Ben presto diede mostra delle sue doti di abile navigatore, grazie alle quali si guadagnò il titolo di pilota.

Finì per trasferirsi in una terra che oggi corrisponde al Nicaragua, dopo aver attraversato l’oceano dalla Spagna in 22 occasioni.

Successivamente, si trasferì in Perù, dove prese parte alla guerra civile guidata da Francisco Pizarro. Poco tempo dopo sposò Francisca de Cabrera e si trasferì in quella che oggi è la città La Paz, in Bolivia.

Una volta lì, fu chiamato dal Viceré peruviano, che lo invitò a capeggiare una spedizione la cui meta sarebbe stata lo Stretto di Magellano.

Si trattava di un punto strategico, visto che all’epoca era l’unico punto del pianeta dal quale era possibile fare la traversata dell’Oceano, dall’Atlantico al Pacifico (e viceversa). Chiunque fosse riuscito a conquistare quel territorio avrebbe gestito le rotte di navigazione del pianeta.

Una traversata fuori dal comune

A quel tempo l’area della Patagonia era ancora sconosciuta agli europei. Le si attribuiva il nome di terra sconosciuta e si immaginava custodisse immense ricchezze. In pochi avevano osato esplorare questi luoghi, perché si sapeva che si trattava di una regione colpita da uragani, tempeste traditrici e da un clima gelido, che non perdonava nessuno.

Si pensa che Juan Ladrillero fosse un uomo estremamente riservato e leale alla corona. Ecco perché accettò l’incarico senza remore. La spedizione ebbe inizio con due imbarcazioni, San Luis e San Sebastian e con un brigantino.

In totale furono 60 gli uomini che si avventurano in queste terre sconosciute. All’epoca non si disponeva né di una mappa né di una cartina nautica che rappresentasse quei luoghi.

Osservando la mappa del Sudamerica è facile vedere che nella zona più a sud c’è un complesso sistema di fiordi. Si tratta di canali naturali, ricchi di insenature e baie che ricordano un labirinto.

Poco dopo la partenza, il brigantino sparì e poco dopo, i temporali separarono la San Luis e la San Sebastian. Juan Ladrillero si trovava su quest’ultima imbarcazione. Le due non si sarebbero ritrovate mai più.

Juan Ladrillo lapide commemorativa.

Un epilogo crudele

I temporali distrussero buona parte della San Sebastian. I navigatori raggiunsero un’isola sconosciuta, e qui, con i resti dell’imbarcazione costruirono un altra imbarcazione più piccola e artigianale.

Il clima era gelido al punto che avevano bisogno di bruciare costantemente la legna per riscaldarsi, ma a sua volta, questo irritava gli occhi esageratamente.

Con questa nave, la San Salvador, si avvicinarono fino all’estremo sud del pianeta. Juan Ladrillero e il suo equipaggio su persero diverse volte attraversando i fiordi del sud. I diari di viaggio sono molto  concisi, ma i nomi con cui vennero battezzate le varie regioni danno un’idea dell’esperienza. Il Golfo di Penas, per esempio, oppure il capo di Ultima Esperanza.

Quest’ultimo non venne più visitato per i tre secoli successivi al passaggio di Juan Ladrillo. Infine, i navigatori riuscirono a trovare lo Stretto di Magellano e ad attraversarlo in entrambe le direzioni. Ladrillero prese possesso di quelle terre, in nome della Corona spagnola.

Gli spagnoli non erano gli unici a cercare quel punto del pianeta. Anche i pirati si erano messi in cammino. Quando Ladrillero fece ritorno, gli si chiese di ufficializzare una leggenda secondo cui lo stretto si era aperto al suo passaggio, per poi richiudersi per volere della natura.

Juan Ladrillero obbedì, come era solito fare. Forse per questo il suo nome è caduto nell’oblio per buona parte della storia.

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  • De Cortés Hojea, F. (1879). Viaje del capitán Juan Ladrillero al descubrimiento del Estrecho de Magallanes. Anuario hidrográfico de la Marina de Chile.