Fa’ qualcosa di buono ogni giorno: la bontà arricchisce più del denaro

· 15 maggio 2016

Bisognerebbe sempre tenere a mente una frase di questo tipo: “Fa’ qualcosa di buono ogni giorno per te e per gli altri”. La bontà è il miglior investimento che si possa fare, ripaga con le belle sensazioni, le esperienze significative e le conseguenze positive. Eppure, non sempre ce ne ricordiamo, forse perché abbiamo la mente offuscata da qualcosa di molto meno cruciale e trascendente nella vita: il denaro.

Poco tempo fa è apparsa sui giornali la notizia di un’anziana signora che ha mantenuto la curiosa promessa fatta al marito prima che questi morisse. L’uomo le aveva chiesto di essere sepolto insieme a tutto il denaro da lui accumulato in vita, e la devota moglie ha deciso di rispettare l’impegno preso.

Di fronte alle domande dei familiari, la donna ha affermato di aver depositato l’intera quantità di denaro su un conto, e di aver collocato all’interno della bara un assegno del medesimo importo, così che possa andare a riscuoterlo qualora si svegliasse.

La verità è che non sapremo mai se il ricco defunto si presenterà in banca intenzionato a recuperare i soldi; ciò che sappiamo, è che la metafora racchiusa in questa breve vicenda ci aiuta a guardare con occhi diversi il modo in cui gestiamo la nostra vita.

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C’è vita prima della morte

Durante un’intervista ad Eduardo Punset, importante divulgatore scientifico spagnolo, è stato domandato all’uomo quale fosse la sua frase o citazione preferita. Egli ha risposto che da scientifico, gli era rimasta impressa l’iscrizione di una stazione metro di New York.

La frase recitava: “C’è vita prima della morte”. Lineare, semplice e sconcertante. Un po’ come dire “vivere uccide”, ma attenzione, la parola vivere viene prima di uccidere. In fondo, si tratta forse di una delle poche massime che sarebbero sopravvissute al dubbio metodico e sistematico di uno dei grandi rappresentanti del razionalismo, Cartesio.

Sulla scia dei grandi pensatori è comune credere che la cultura occidentale – ormai onnipresente – risalga a determinati periodi storici. Fra di essi troviamo la Grecia con la sua filosofia classica oppure la nascita del cristianesimo e l’influenza che esso esercitò sul pensiero filosofico.

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Diversamente dalla maggior parte delle religioni e dalla loro smania di mantenere il controllo sulla società, emerse un Cristianesimo che guardava la vita come una fase di preparazione alla morte, all’incontro con Dio.

La vita era in qualche modo limitata, lo sguardo fisso sull’orizzonte e lontano dal fango che i piedi calpestavano. In altre parole, si trattava di sopravvivere per poter vivere poi, di andare avanti per ottenere una ricompensa ultima, finale ed eterna.

Cosa c’è rimasto del paradiso?

Durante il Ventesimo Secolo, la religione ha perso gran parte del suo potere e della capacità che aveva di mostrare il cammino alle persone attente ed ubbidienti. Tuttavia, ancora oggi l’uomo tende ad andare alla ricerca della sua assenza in un modo che ricorda i tempi antichi.

Continuiamo ad avere lo sguardo fisso sull’orizzonte, sull’educazione che diamo ai nostri figli affinché studino, si preparino, apprendano molto e guadagnino a volontà, prendendo il più possibile le distanze dalle cicale protagoniste della famosa favola infantile.

“In una calda estate, un’allegra cicala cantava sul ramo di un albero, mentre sotto di lei una lunga fila di formiche faticava per trasportare chicchi di grano. Fra una pausa e l’altra del canto, la cicala si rivolge alle formiche:

-Ma perché lavorate tanto, venite qui all’ombra a ripararvi dal sole, potremmo cantare insieme!-

Ma le formiche, instancabili, senza fermarsi continuavano il loro lavoro…

-Non possiamo! Dobbiamo preparare le provviste per l’inverno! Quando verrà il freddo e la neve coprirà la terra, non troveremo più niente da mangiare e potremo sopravvivere solo se avremo le dispense piene!-

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Una mattina la cicala si svegliò tutta infreddolita, mentre i campi erano coperti dalla prima brina. Il gelo bruciò il verde delle ultime foglie: era arrivato l’inverno. La cicala cominciò a vagare cibandosi di qualche gambo rinsecchito che spuntava ancora dal terreno duro e gelato. Venne la neve e la cicala non trovò più niente da mangiare: affamata e tremante di freddo, pensava con rimpianto al caldo e ai canti dell’estate.

Una sera vide una lucina lontana e si avvicinò affondando nella neve:

-Aprite! Sto morendo di fame!-

La finestra si aprì e la formica si affacciò: -Chi bussa?-

-Sono io, la cicala! Ho fame, freddo e sono senza casa!-

-La cicala?! Ah! Mi ricordo di te! Cosa hai fatto durante l’estate, mentre noi faticavamo per prepararci all’inverno?-

-Io? Cantavo e riempivo del mio canto cielo e terra!-

-Hai cantato?- replicò la formica -Adesso balla!-

Morale: chi nulla fa, mai nulla ottiene.

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C’è vita prima della vita

Esistono periodi particolari nella vita, corrispondenti a determinate fasce d’età, che ci generano un po’ di confusione: gli psicologi ne parlano come di crisi esistenziale. Sono quei momenti in cui guardiamo in basso e sentiamo le vertigini, perché non siamo abituati a considerare i nostri piedi come un mero riflesso del tempo: non si fermano mai.

“Essere l’uomo più ricco al cimitero non mi interessa. Andare a letto la notte sapendo che abbiamo fatto qualcosa di meraviglioso, quello mi interessa.”

-Steve Jobs-

“C’è vita prima di ciò che crediamo essere vita”. Forse è questa la frase più appropriata. Prima di acquisire grandi conoscenze, prima di guadagnare grandi somme di denaro, prima ancora di sposarci, di andare in pensione o di fare dei figli. C’è vita prima di ogni risveglio, e quella vita è fatta di momenti che non devono necessariamente seguire la concezione di strada stabilita dalla religione, concetto che tutt’oggi, senza saperlo, facciamo nostro.

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La cosa migliore, dunque, è realizzare ogni giorno qualcosa di buono: la bontà arricchisce molto più del denaro, sia nel corso della vita che nel suo limite. In fin dei conti, si tratta di seminare per poter raccogliere, e la domanda che sorge spontaneo porsi è: cosa c’è di meglio che seminare bontà per raccogliere ricchezza? La risposta è chiara: senza le buone azioni, al termine della nostra vita non ci rimarrà NULLA.

Per questo motivo, è fondamentale tenere a mente questi pensieri. Continuate a ripetervi in mente che bisogna fare del buono ogni giorno, che è la bontà la vera ricchezza della vita, non i soldi. Questa sarà la nostra vera ricompensa: una vita vissuta.