Ascoltare ciò che non viene detto (il contagio emotivo)

· 15 ottobre 2015

“Erano gli inizi della Guerra del Vietnam, quando i soldati di un plotone americano stavano occupando una risaia, nel pieno delle sparatorie contro i Vietcong.

Improvvisamente, una fila di sei monaci cominciò a camminare lungo le piccole montagnole che separavano una risaia dall’altra. Con serenità e un portamento perfetto, si dirigevano direttamente verso la linea del fuoco.

Non guardavano né a destra né a sinistra. Camminavano in linea retta – ricorda uno dei soldati statunitensi. Era davvero strano perché nessuno sparò loro.

Dopo averli visti camminare per le montagnole, il desiderio di lotta mi abbandonò improvvisamente. Non avevo più voglia di combattere, almeno non quel giorno. Devono aver avvertito tutti la stessa sensazione, perché tutti smisero. Ognuno di noi cessò il fuoco.

Il potere del sereno coraggio dei monaci per riappacificare i soldati nel fragore della battaglia illustra un principio basico della vita sociale: le emozioni sono contagiose.”

Immaginatevi di bere un caffè con degli amici e che, all’improvviso, uno di loro cominci a ridere in modo tale da non riuscire più a smettere. La sua risata aumenta e ognuno dei presenti comincia a ridere, senza sapere esattamente il perché. Questa è la risata contagiosa.

Ecco un altro esempio curioso: in una scuola materna piena di bambini, uno di loro si mette a piangere disperatamente. Immediatamente, gli altri bambini lo guardano e cominciano a piangere a loro volta, come se fosse stato rivolto loro un invito a un festival del pianto.

Trasmettiamo e captiamo gli stati d’animo in maniera davvero incredibile. Le emozioni sono contagiose, tant’è che il nostro stato emotivo può cambiare molto rapidamente. Questi scambi emotivi si svolgono continuamente, di solito in modo sottile, con più o meno intensità e in maniera consapevole o inconsapevole.

Le persone che hanno la capacità di modulare le loro emozioni sono quelle che piacciono di più, quelle che ci fanno sentire più a nostro agio, anche se non hanno fatto altro che dirci “buongiorno” con un bel sorriso.

Ogni volta che ci relazioniamo con qualcuno, oltre a percepire il suo stato emotivo, la nostra muscolatura tende a collocarsi in modo simile a quella del nostro interlocutore. Ovvero, se, in una conversazione normale, la persona che ci sta di fronte sorride leggermente, anche noi avremo la tendenza a sorridere.

Non si tratta semplicemente dell’imitazione di un gesto, bensì di un avvicinamento emotivo che attueremo a seconda della nostra sensibilità.

Secondo lo psicologo John Cacioppo, anche se non comprendiamo la mimica del nostro accompagnatore, evocheremo il suo stato d’animo cercando, inconsciamente, un avvicinamento, e provando a sincronizzare nostri stati d’animo.

capacità di udire 2

È come la composizione di una melodia che crea la sua armonia in base a come adattiamo i nostri movimenti, a come ci avviciniamo o ci allontaniamo e a come modelliamo la nostra postura.

In sostanza, quanta più sintonia c’è, più si è uniti nell’espressione e nella ricezione di stati d’animo positivi o negativi. Se, ad esempio, il nostro partner è triste o irritabile da qualche settimana, sicuramente finiremo per sentirci a nostra volta tristi ed irritabili, perché il nostro stato d’animo tende ad assimilarsi a quello del nostro compagno.

Inoltre, quanto più è stretto il legame tra due persone, maggiore è la sintonia. I ricercatori, tra cui Cacioppo, sono convinti che uno dei fattori che più determinano l’efficacia e il successo delle nostre relazioni sia la destrezza che mostriamo quando ci compenetriamo.

Difatti, le persone che consideriamo “forti” sono quelle in grado di identificare gli stati d’animo degli altri e di imporre i loro. Se un individuo è capace di motivare qualcun altro, è perché è riuscito ad adeguare il tono da usare per comunicare.

Il fatto di essere così invisibilmente connessi è sorprendente. La scienza sta raccogliendo sempre più dati al riguardo e, da qualche anno a questa parte, le spiegazioni a questo fenomeno si concentrano per lo più sui neuroni-specchio. Tali neuroni sono cellule cerebrali la cui missione è riflettere l’attività che stiamo osservando e sono le responsabili, ad esempio, di farci sbadigliare quando qualcuno lo fa davanti a noi.

Per concludere, citiamo Peter F. Drunker: “I veri ascoltatori empatici possono udire persino ciò che viene detto in silenzio. Nella comunicazione, la cosa più importante è udire ciò che non viene detto”.

Immagine per gentile concessione di Ellerslie