La cerimonia del tè: un rito ricco di fascino

La cerimonia del tè nella cultura giapponese si basa su quattro principi fondamentali: 'wa' o armonia, 'sei' o purezza, 'kei' o rispetto e 'jaku', che significa tranquillità. Queste componenti della filosofia Zen vanno oltre il rituale: sono un vero e proprio stile di vita.
La cerimonia del tè: un rito ricco di fascino
Valeria Sabater

Scritto e verificato da la psicologa Valeria Sabater in 15 novembre, 2021.

Ultimo aggiornamento: 15 novembre, 2021

La cerimonia del tè, Cha no yu o chadō, è un rito antichissimo che va ben oltre versare l’acqua bollente sul tè. Nella cultura giapponese questa pratica viene studiata anche nelle università.

Attraverso questo rituale, infatti, vengono trasmessi valori come l’umiltà, il profondo legame che intercorre tra gli esseri umani, l’onestà e l’eleganza.

Per il mondo occidentale, la cultura giapponese emana sempre un’aura di fascino. Siamo inevitabilmente attratti dal suo misticismo, dai suoi costumi e da quei rituali che caratterizzano una società basata sul rispetto e sul senso di collaborazione e miglioramento. Una delle usanze più antiche e affascinanti è quella costruita intorno alla cerimonia del tè.

Sappiamo, ad esempio, che da quando il tè è stato introdotto in Giappone nel IX secolo dai monaci buddisti, il suo consumo è stato associato a una serie di pratiche rituali che sia gli anfitrioni che gli ospiti dovevano seguire. Tra questi c’erano la conoscenza di sé e la connessione spirituale seguendo i principi della filosofia Zen.

Nel XIII secolo anche i samurai facevano uso di questo cerimoniale nelle loro pratiche. Solo nel XVI secolo Sen no Rikyu, la figura storica più nota nella diffusione delle cerimonie del tè, introdusse un nuovo concetto, l’ichi-go ichi-e.

Si trattava di trasmettere l’importanza di vivere ogni momento come un bene prezioso, come un tesoro delicato e perfetto che non si ripeterà più. Vediamo quindi quali sono i principi filosofici e gli insegnamenti della cerimonia del tè.

“Bevi il tuo tè lentamente e con reverenza. Fallo come se fosse l’asse che fa girare il mondo. Fallo lentamente, serenamente, senza correre nel futuro”.

-Thich Nat Han-

I quattro principi della cerimonia del tè

La cerimonia del tè è soprattutto una pratica trasformativa. Cosa significa questo? Nelle sue opere Lo spirito dell’arte giapponese e Il libro del tè, lo storico e filosofo Okakura Kakuzō spiega che questa usanza ha lo scopo di migliorare la vita di chi la pratica.

Questo obiettivo di ottiene coltivando valori come la disciplina, l’onestà e la raffinatezza. Per i giapponesi prendersi cura delle buone maniere è sinonimo di rispetto.

Solo in questo modo è possibile realizzare quella squisita connessione con l’altro, espressa sempre attraverso l’umiltà. Tutto questo fa parte della cerimonia del tè.

Il chadō o cerimonia del tè di regge su quattro principi di base. Si tratta di una serie di dimensioni che partono dalla filosofia Zen e di cui bisogna tenere conto per svolgere adeguatamente questa pratica. Sono i seguenti:

Wa (armonia)

Prendere il tè con qualcuno secondo la cultura giapponese rappresenta anche l’equilibrio della natura. L’armonia che esiste nelle nostre foreste, nei nostri fiumi, montagne e oceani, dovrebbe essere rappresentata anche durante l’incontro attorno ad una tazza di tè.

Per questo motivo, deve esserci sempre un’interazione positiva e rispettosa tra l’anfitrione e i suoi ospiti.

Quella connessione attenta, piena di affetto, pace e gentilezza, deve rifarsi all’armonia che troviamo nel mondo naturale. In questo modo tutto è connesso, tutto finisce per essere la stessa cosa.

Servizio da tè.

Kei (rispetto) nella cerimonia del tè

Quando un gruppo di persone si riunisce per bere il tè, non ci sono gerarchie, status o differenze. La cerimonia del tè promuove il rispetto quando tutto scorre.

Nessuno dovrebbe imporre la propria opinione agli altri o cadere nell’eccesso che deriva dall’orgoglio. Il rispetto deve essere assoluto, curato nei minimi dettagli.

A fine giornata, tutto torna, poiché il rituale soddisfa anche gli altri principi: quello dell’armonia e quello della purezza.

Sei (purezza)

Il sei all’interno della cerimonia del tè si riferisce alla necessità di trattare se stessi e gli altri con un cuore puro. Apertura di carattere, onestà e trasparenza sono virtù di cui l’ospite deve prendersi cura in ogni momento.

Allo stesso modo, il concetto di purezza implica a sua volta saper ripulire la casa e il proprio essere, dalle negatività, dai risentimenti e dalle cattive energie.

Illustrazione giapponese.


Jaku (tranquillo)

Quando il buon ospite riesce a padroneggiare sia Kei, Sei e Wa, raggiunge il quarto livello essenziale, che è detto Jaku o tranquillità. A questo punto può trascendere oltre la cerimonia stessa.

Solo allora sarà possibile comprendere che bisogna applicare la filosofia della cerimonia del tè alla vita quotidiana.

Avere un atteggiamento rispettoso e probo, prendersi cura del benessere degli altri senza cadere nell’arroganza e praticare la purezza di cuore, rende più facile per i giapponesi prendersi cura dei propri valori culturali.

Conclusioni sulla cerimonia del tè

In Giappone, fin dall’antichità la filosofia Zen regola il comportamento della società. Quindi, la cerimonia del tè cerca in tutti i modi di prendersi cura di questi pilastri conservando il piccolo universo di questa pratica.

Il rituale costruito attorno a questa cerimonia è tanto vasto quanto affascinante. Il suo formalismo, gli oggetti, gli arredi e persino l’edificio in cui vengono custoditi (Sukiya) sono pietre preziose di una tradizione che sopravvive ancora oggi. Qualcosa che gli occidentali non possono far altro che osservare con curiosità.

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  • Kakuzō, Okakura (1996) El libro del té : la Ceremonia del Té japonesa (Cha no Yu). Madrid : Miraguano.