La depressione: un disturbo che va oltre qualsiasi metafora

· 11 gennaio 2018

La depressione è uno dei disturbi mentali che più stimola l’elaborazione di metafore. Sembra che ci getti irrimediabilmente nella tristezza e questa, a sua volta, in un mare, o meglio in un pozzo profondo e scuro all’interno del quale l’uscita risulta lontana o addirittura inesistente. La depressione allude a delle catene invisibili che sono anche meschine.

Lo sono perché ci fanno soccombere sotto il loro peso più che per la tensione, lo sono perché si lubrificano con la malinconia e non con l’olio. Hanno il potere di farci credere di essere piccoli, goffi e incapaci. Perdenti in questo gioco, che alcuni per capriccio chiamano vita.

“Poiché non sono che una creatura atterrita

né altro mai sarò

salva un uccello, la cui ala spezzata

deve volare lontano da te.

Non posso darti l’amore

che ti davo molto tempo fa,

l’amore che si volse e mi uccise

tra la neve accecante”.

-Sfinita. Worn Out, Elizabeth Siddal (1829-1862)-

Donna che si copre il volto con entrambe le mani

La depressione dall’esterno

Coloro che vedono da fuori la persona affetta da depressione credono di comprenderla. Sì, sono convinti di farlo. Affermano che anche loro si sono sentiti tristi e hanno vissuto determinate circostanze e situazioni dalle quali non vedevano alcuna via d’uscita. Di quel ricordo gli è rimasta solo la sensazione che la pazienza sia un’arma della quale sottovalutiamo sempre il valore, che il tempo trascorso essendo tristi continui a scorrere anche se tutto intorno a noi sembra immobile e privo di importanza, affinché quando si riaprono gli occhi ci si schieri davanti e si mostri a noi tutto insieme, in una sola volta.

Per questo chi ritiene di comprendere la situazione non ci pensa due volte a incoraggiare la persona depressa, perché sul suo volto vede disegnato uno schema simile a quello che egli stesso ha vissuto. Tuttavia, la depressione è più di una settimana di tristezza o di un dolore che ci scava dentro, in profondità. La depressione è un disturbo del quale in realtà poche metafore riescono a riflettere la spietatezza e il fatto che necessiti l’intervento di un professionista.

Non è solo un tunnel buio e senza via d’uscita. È anche un buco nero nel quale manca l’aria e all’interno del quale non si può respirare. Uno spazio nel quale la persona non riesce a muoversi e si sente colpevole per questo. È una situazione nella quale regna l’impotenza di volere, ma non potere. Un luogo nel quale le domande ci assalgono e tutto ciò che ricade all’esterno dei nostri punti interrogativi costituisce una minaccia.

È un luogo nel quale il coraggio viene offuscato e gli occhi protetti da un vetro di lacrime che non sempre escono. Un vetro che enfatizza le cose negative e si fa opaco di fronte alle opportunità. Parliamo di un luogo nel quale l’incoraggiamento è necessario, ma gli strumenti e le abilità emotive lo sono ancora di più.

Un luogo nel quale le domande ci assalgono e tutto ciò che ricade all’esterno dei punti interrogativi si costituisce come una minaccia.

Occhi tristi con lacrime

La depressione rende colpevoli le vittime

Una persona affetta da depressione non è semplicemente una persona triste. O meglio, non sempre sembra triste e, nonostante sia questa l’emozione che ne è rappresenta lo stereotipo, non sempre è quella che predomina. Di fatto, molte volte e soprattutto nei bambini, questa tristezza si trasforma in rabbia. Anche nell’adulto accade perché, nonostante abbia maggiori risorse di gestione emotiva, in fondo vi è una lotta e una sensazione di frustrazione poiché non si ottengono i risultati sperati.

Sì, rabbia. Una rabbia che è solita trasferirsi alle persone che ci stanno intorno e che vogliono aiutarci, dispensandoci la loro empatia. Questa faccia della depressione, non molto riconoscibile, allontana coloro che vogliono supportarci, stanchi di offrire consigli, soluzioni semplici e utili per noi, ma che noi non seguiamo.

È allora che la persona affetta da depressione può smettere di essere vittima e passare a essere colpevole. Dunque, nonostante continui a soffrire, gli altri possono giungere alla conclusione che la posizione in cui si trova sia la più comoda: non lavora, non aiuta in casa e trascorre tutto il giorno a riposarsi. Riposarsi, ma di cosa? Se non fa niente…

Come abbiamo visto, la depressione è un disturbo molto più complesso di un’emozione. Si tratta di un dolore molto profondo per cui è necessario tutto il sostegno del mondo ma un sostegno ben diretto, intelligente. Altrimenti, la forza di tale supporto può finire per abbattere ancora di più la persona.

Da ciò deriva la necessità di un bravo professionista, poiché anche gli amici sono indispensabili, ma non bastano. È fondamentale acquisire la consapevolezza che la persona affetta da depressione sia come un sacco vuoto, pronto ad accogliere consigli. Se vogliamo aiutare, non dobbiamo sottovalutare questo disturbo, non formuliamo delle metafore perché corriamo il grande pericolo che possano risultare incomplete e questo si trasferisce anche al nostro modo di aiutare, a prescindere dal fatto che si agisca con le migliori intenzioni del mondo.