La desensibilizzazione sistematica o l'esposizione?

29 febbraio, 2020
A volte considerate sinonimi, altre erroneamente distinte, la desensibilizzazione sistematica e l'esposizione sono tecniche molto valide in ambito psicologico al fine di trattare problemi associati all'ansia.
 

La desensibilizzazione sistematica e l’esposizione sono tecniche spesso utilizzate in psicologia. In genere vengono considerate utili per mettere il soggetto in contatto con lo stimolo che lo terrorizza o che provoca in lui ansia, allo scopo di ridurla.

Alla luce di ciò, può trattarsi di tecniche particolarmente utili per trattare i disturbi dell’ansia (sono molto efficaci nei casi di fobia), i disturbi dello stato d’animo o i disturbi ossessivo-compulsivi.

Visto che l’ansia è una costante di qualsiasi disturbo mentale, parliamo di due tecniche davvero polivalenti. Tuttavia, i limiti presentati dall’una sono colmabili dall’altra (come il problema dell’abbandono o della negazione in caso di esposizione con prevenzione di risposta).

Così, la desensibilizzazione sistematica e l’esposizione vengono ritenute le grandi tecniche per eliminare la paura attraverso la paura stessa.

Donna spaventata e desensibilizzazione sistematica

Cosa è la desensibilizzazione sistematica? Cosa è l’esposizione?

La desensibilizzazione sistematica (DS) e l’esposizione hanno l’obiettivo di annullare la paura del soggetto nei confronti di uno stimolo. Che si tratti di parlare in pubblico, dei serpenti o di aspettative ansiogene sul futuro, lo scopo è che questo stimolo non rappresenti più un pericolo per il paziente.

 

L’esposizione -o esposizione con prevenzione della risposta (ERP)- è volta a impedire che il soggetto eviti o fugga dinnanzi allo stimolo fobico o ansiogeno; e questo per far svanire i comportamenti che fungono da condotte rassicuranti. In tal modo, queste smetteranno di essere un sostegno per l’ansia prodotta dallo stimolo, favorendone la scomparsa.

Quali differenze tra DS ed ERP?

È opinione diffusa che la principale differenza tra la desensibilizzazione sistematica e l’esposizione con prevenzione di risposta risieda nelle modalità di somministrazione. Di certo esistono delle differenze.

Ad esempio, nella DS si punta a stimolare un meccanismo di controcondizionamento che preveda tecniche di rilassamento. Se il soggetto dimostra ansia dinnanzi a uno stimolo, si cerca di fermarlo e di calmarlo, per poi ripresentare lo stesso stimolo. Ma le tecniche non sono forse uguali? La DS è un’esposizione con tecniche di rilassamento?

A differenziare le due tecniche è il processo di apprendimento. Nel caso della DS ha luogo, come già detto, un processo di controcondizionamento; nel caso dell’ERP, invece, un processo di estinzione.

Il modello di Van Egeren ha la soluzione

Van Egeren (1970) presenta quattro fenomeni sulla base di due dimensioni: l’inibizione reciproca e il breve o lungo termine.

Nelle quattro modalità si riducono i livelli di ansia dinnanzi a uno stimolo ansiogeno, ma i processi di apprendimento inerenti a ciascuna sono diversi. In effetti, in due modalità avviene un processo di apprendimento (a lungo termine), mentre nelle restanti due sono coinvolti processi psicofisiologici (a breve termine).

 

L’inibizione reciproca si riferisce all’uso di un elemento incompatibile con la percezione dell’ansia. Ad esempio, una tecnica di rilassamento o di respirazione controllata. Presente nella DS, non lo è nella ERP. In tal senso, Van Egeren sosteneva che gli stimoli possono smettere di avere carattere ansiogeno o fobico attraverso processi di:

  • Adattamento: quando non si ha inibizione reciproca, ovvero quando non si attiva una strategia di rilassamento, può succedere che a breve termine il soggetto si abitui allo stimolo ansiogeno. Questo non significa che qualora dovesse ripresentarsi quel dato stimolo la risposta ansiogena non avrà luogo. L’adattamento si verifica a breve termine e per questo è un processo psicofisiologico, non di apprendimento.
  • Inibizione reciproca: a breve termine è possibile procedere con l’inibizione reciproca per abbassare i livelli di ansia. Tuttavia, così come succede nel caso dell’adattamento, non è detto che se si ripresentasse quel dato stimolo il soggetto non svilupperà una risposta ansiogena.
  • Estinzione: l’estinzione si verifica a lungo termine e in assenza di inibizione reciproca. In questo caso il soggetto è esposto allo stimolo ansiogeno senza poter portare a termine comportamenti di sicurezza o di inibizione reciproca. È il processo di apprendimento della ERP: esporre fino a estinguere.
  • Controcondizionamento: ha effetti a lungo termine e nel tempo. Si tratta del processo di apprendimento della DS, come già detto.
 

La DS è pavloviana e l’EPR operante?

Alcuni studiosi cercano inoltre di fare una distinzione tra la desensibilizzazione sistematica e l’esposizione sostenendo che la prima sia di tipo pavloviano e la seconda operante. 

Il termine pavloviano indica che la DS coinvolge gli stimoli condizionati. Un esempio potrebbe essere un’auto con risposta condizionata (RC) di ansia dinnanzi a un possibile incidente. In questo caso non ci sono né rinforzi né punizioni a sostegno di una condotta.

Eppure anche la ERP può farsi carico di stimoli pavloviani e non solo di quelli operanti. Inoltre, è utile per gli operanti perché si cerca di evitare qualsiasi comportamento da parte del soggetto che possa rinforzare l’ansia.

Ad esempio, quando una persona con fobia dell’autobus evita questo mezzo di trasporto, tale persona sta dando man forte all’ansia provocata dall’autobus. Nella ERP, in generale, si cerca di evitare che la persona rinunci a prendere l’autobus; la si sprona a prenderlo evitando così di rinforzare la condotta opposta.

Allo stesso modo, l’esposizione può presumere EC e RC. Ovvero -riprendendo l’esempio precedente- una persona può essere esposta allo stimolo dell’auto senza alcun tipo di inibizione reciproca o rilassamento, in modo da poter verificare da sé che l’incidente non avviene.

Esposizione all'ansia
 

Desensibilizzazione sistematica o esposizione: quale tecnica preferire?

La ERP viene impiegata in diversi disturbi dello spettro dell’ansia. Oggigiorno l’intervento comportamentale prediletto nel trattamento delle ossessioni e delle compulsioni del disturbo ossessivo-compulsivo. Inoltre, è stata applicata in fobie specifiche, come l’agorafobia o la fobia sociale.

La DS, d’altro canto, si è dimostrata valida nel trattamento di fobie o disturbi in cui l’ansia è un elemento importante, come i disturbi alimentari, le disfunzioni sessuali, l’insonnia, l’alcolismo. È consigliata per ridurre la paura e la tensione provata da alcuni pazienti asmatici in caso di crisi.

La sua applicazione è valida anche quando l’esposizione in vivo e l’ERP sono problematiche: un uomo che presenta livelli di ansia tali da impedirgli di sottoporsi a esposizione (nel cui caso le tecniche di rilassamento potrebbero risultare adatte) o per il quale l’esposizione sia difficilmente applicabile, come nel caso della fobia del volo.

Alcuni autori, d’altra parte, sostengono che la desensibilizzazione sistematica presenti processi di estinzione e non di controcondizionamento. Suggeriscono che qualunque tecnica che genera l’esposizione dei soggetti agli stimoli tanto temuti, in assenza di conseguenze avverse, sarebbe efficace come una DS per eliminare le risposte di paura.