La filantropia non è esclusiva dei ricchi

23 maggio 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Due figure umane la filantropia

Filantropia è il termine che si utilizza per descrivere l’aiuto offerto al prossimo in maniera disinteressata, dunque senza chiedere nulla in cambio né aspettarsi un favore in futuro. La filantropia è amore incondizionato, senza scopo di lucro. La parola proviene dal greco e significa “amore per l’umanità”. Possiamo, quindi, comprendere che questo sentimento altruista non è esclusivo di pochi fortunati, bensì è un atteggiamento che qualsiasi persona può adottare.

Numerose personalità di rilievo sono ambasciatrici di opere sociali o ONG. Portano avanti progetti solidali o stanziano fondi per la costruzione di edifici sanitari ed educativi per i bambini meno fortunati. La filantropia, tuttavia, non è esclusiva dei ricchi. Non si tratta tanto di una questione di soldi, quanto di generosità, volontà, cure e misericordia.

L’empatia rende caritatevoli

La filantropia è un sentimento basato sull’onesto volontariato. Consiste nel realizzare azioni sociali, donazioni o offerte che favoriscono il miglioramento delle condizioni di vita degli altri. E, come abbiamo già detto, senza aspettarsi nulla in cambio.

Per aiutare il prossimo, c’è bisogno di meno di quanto crediamo. A livello elementare, ognuno di noi può contribuire, in maggiore o minor misura, a creare una società più giusta ed equa. Ad esempio, semplici azioni come fare un uso coscienzioso dell’acqua, riciclare la spazzatura o donare indumenti vecchi, cibo o soldi. Tutto si ripercuote in maniera positiva sulle persone bisognose. Goccia dopo goccia, si forma un oceano.

Volontari raccolgono provviste

Profilo psicologico dei filantropi

I professionisti insistono sul fatto che esistono due situazioni personali che incrementano la possibilità che una persona senta il bisogno di essere empatica con gli altri. A partire da queste due circostanze, si sviluppano due tipi di profili filantropici.

  • Una situazione emotiva complicata. Si verifica quando la persona diventa generosa perché soffre di alterazioni psicologiche o psichiche che la spingono ad aiutare gli altri in modo disinteressato. Queste difficoltà sono spesso frutto di una bassa autostima. In tal modo, il filantropo cerca di sentirsi meglio con se stesso, facendo del suo meglio per una causa benefica.
  • Empatia per affinità. Si tratta di persone in grado di percepire e sentire come le altre. Permettono alle storie degli altri di toccare il loro animo. Sentono il dolore altrui come proprio e per questo vogliono aiutare chi si trova in difficoltà a essere più felici.

Consapevolezza di poter dare

Se non siamo in grado di dare a noi stessi quello di cui abbiamo bisogno, difficilmente potremo aiutare gli atri. Per questo, è di fondamentale importanza sapere se siamo capaci di aiutare. Questo equivale a domandarsi se abbiamo gli strumenti necessari, le capacità richieste e sufficiente forza mentale per collaborare positivamente con la causa.

La ragion d’essere della filantropia è la consapevolezza che ognuno ha di sé. Se non siamo sicuri di voler incrementare l’equilibrio sociale, è meglio non intervenire. Perché potremmo ottenere tutto il contrario, rallentare o addirittura peggiorare la situazione.

È indispensabile essere mossi dalle migliori intenzioni. Ma è altrettanto necessario contare sui mezzi necessari a ogni caso, su una preparazione adeguata e un gruppo di professionisti preparati per agire.

Persona porge mano aperta

Cosa non è la filantropia?

Molte persone definiscono erroneamente le loro azioni di responsabilità sociale come filantropia aziendale. Qualsiasi azienda ha degli interessi, sopratutto economici, per cui è ovvio che non possiamo considerarli come gesti disinteressati. Il concetto di filantropia riguarda le attività che si reggono sul volontariato e non sono lucrative né governative.

D’altro canto, esiste anche il falso altruismo. È una forma di bontà interessata, esercitata da una posizione autoritaria e discriminatoria. Si basa su un’idea corrotta di superiorità: “poiché sono più ricco e potente, ti faccio la carità”. “Dovresti ringraziarmi, perché senza il mio aiuto, non saresti niente”. Fate attenzione, perché la filantropia non è affatto questo, bensì si tratta di un atteggiamento altezzoso, dispotico e tirannico.  

Suscitò grande scalpore la polemica che interessò l’uomo più ricco del mondo: il proprietario della Microsoft, Bill Gates. Molte persone iniziarono a dubitare della sua politica solidale, considerando che il suo unico obbiettivo fosse quello di migliorare l’immagine della sua azienda.

Non tutta la carità è filantropia, né ogni atto filantropico è caritatevole. La differenza risiede nel fatto che, mentre la prima cerca di donare sollievo, la filantropia cerca di risolvere i problemi sociali in maniera definitiva.

“Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.”

-Proverbio cinese-

due braccia che si afferrano

La misantropia: il passaggio precedente?

Il contrario di filantropia è misantropia. Vale a dire, la tendenza a provare antipatia verso tutto quello che riguarda l’essere umano. I misantropi rifiutano non solo una o varie persone, ma la specie umana in generale. La loro avversione è universale, poiché provano odio verso chiunque.

Tuttavia, sono molte le persone che considerano che la misantropia sia il passaggio precedente alla filantropia. Questa idea parte dalla convinzione che, per poter aiutare gli altri, è necessario riconoscere l’ingiustizia del mondo, così come l’incapacità umanitaria delle persone. Vale a dire che esistono individui che non cercano di fare del bene e, anche quando provano a farlo, lo fanno male.

Solo dopo aver preso coscienza dell’egoismo e dell’avidità altrui, potremo raggiungere un vero compromesso con la società e lottare contro ogni tipo di disuguaglianza. 

Guarda anche