La notte oscura dell’anima

· 21 giugno 2016

Una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò via. Era così felice di andarsene. Si allontanò molto e si perse. Si accorse allora di essere inseguita da un lupo. Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla e quasi l’aveva presa, se non che un attimo prima arrivò il pastore e la salvò riportandola all’ovile. E nonostante tutti l’incitassero a farlo, il pastore non volle riparare il buco nel recinto.
Favola

La notte oscura dell’anima

“La notte oscura dell’anima” è, per alcuni mistici, un periodo di tristezza, paura, angoscia, confusione e solitudine, necessario per potersi avvicinare a Dio.

In molti, quando provano ad abbandonare quello spazio denominato “identità propria, provano la sensazione di entrare in una nuova dimensione colma di dubbi, di ambiguità, di incertezze, un luogo in cui ci si sente persi e risulta quasi impossibile pensare con chiarezza.

La nostra mente vorrebbe che tornassimo nel recinto, che smettessimo di esplorare i dintorni per tornare al punto di partenza, dal quale forse non saremmo mai dovuti uscire. È questa la temuta rassegnazione, il conformismo che ci spinge a credere che la nostra trasformazione personale non possa essere altro che un’utopia.

Per evolvere e crescere come persone, abbiamo bisogno di vivere delle “notti oscure”, periodi in cui emozioni come l’ansia o la disperazione si impossessano di noi, perturbando la nostra mente ed il nostro ego. Sono le notti in cui bisogna saper aspettare, perché altrimenti, tentennando e rinunciando, correremo il rischio di imbatterci nelle conseguenze della perdita, direttamente legata all’aver abbandonato la nostra zona di comfort.

La ricerca di se stessi implica la capacità di continuare a camminare con fermezza, significa imparare a superare se stessi una volta ancora, facendo crescere lentamente i limiti della propria identità. Solo noi possiamo stabilire cosa vogliamo fare di noi stessi. Siamo gli unici ad avere una panoramica privilegiata sui fatti, a poter scorgere ciò che dal terreno non si può vedere.

Sicuramente ciascuno di noi prima o poi sente il bisogno di saltare, scappare, perdersi e disorientarsi, di certo altre e nuove dimensioni perturberanno il nostro concetto di “identità”, ed è allora che scappare dal recinto diventerà una valida alternativa. Non dimentichiamo, però, che non è detto che sia l’unica soluzione definitiva.