La ragazza dei bracciali al polso

· 6 luglio 2018

Da dove posso iniziare a raccontare questa storia, la mia storia. Come dirvi che avevo tutto e l’ho perso senza sapere come. Come farvi capire che non ho colpe per quanto successo, che è stata una questione di tutto o niente, di voler essere amata ed evitare il vuoto che sento tutti i giorni. Perché sì, avevo tutto, ma qualcosa che si chiama disturbo borderline di personalità me lo ha fatto perdere a poco a poco e mi ha reso la ragazza dei bracciali al polso.

Forse non riuscirete a capirmi, la maggior parte della gente non ne è capace. È molto difficile mettersi nei panni di qualcun altro quando questo qualcun altro non si comporta, non sente o non pensa come la maggioranza. Ma voglio raccontarvi un segreto: anche se non si pensa o non si agisce in modo diverso non significa che non si hanno sentimenti.

Vi chiedo di leggere, di ascoltare e di provare a mettervi nei miei panni. Voglio raccontarvi la mia storia, anche se non so quando è iniziata, né quando è giunta a termine. Vorrei che sapeste cosa si prova quando si soffre di una malattia mentale e nessuno vi capisce, ottenendo così in cambio proprio tutto quello che cercavate di evitare: solitudine e rifiuto.

Fra voi e noi, è solo una diagnosi a fare la differenza. Ma quest’etichetta serve a disumanizzarci e a farvi credere di essere migliori di noi.
La ragazza dei bracciali al polso

La ragazza dei bracciali al polso

Come ho già detto, non so esattamente quando ebbe tutto inizio, ma credo che potrebbe coincidere con il mio trasferimento per iniziare l’università. Mi ritrovai per la prima volta da sola in un posto nuovo, avevo sempre vissuto nella stessa città, con la medesima gente. Questo mi generava una grande ansia, perché l’idea di non integrarmi e di non avere amici mi spaventava sempre di più.

Per questo motivo decisi che sarei diventata “figa” del gruppo di compagni universitari. Questo implicava essere magra e sempre perfetta, o almeno così pensavo. Vomitavo quando ritenevo  di aver mangiato più del normale e saltavo addirittura i pasti, o facevo in modo di non mangiare davanti alle altre persone. Bevevo tantissimo, fino a perdere il controllo, perché pensavo che così mi avrebbero accettata e mi sarei liberata della mia timidezza.

E poi comparve lui. Il ragazzo dal sorriso perfetto. Il ragazzo dei miei sogni. E l’obiettivo di tutta la mia esistenza divenne che mi desiderasse come io desideravo lui. Per me non faceva alcuna differenza il fatto che fosse fidanzato, che non fosse interessato a me. Io lo volevo e avrei fatto qualsiasi cosa perché mi ricambiasse. Pensavo, o meglio non pensavo, ma ero convinta che nessuno avrebbe mai potuto dargli quello che gli avrei dato io.

Scoprii dove viveva e iniziai a lasciargli lettere d’amore nella cassetta della posta. Immaginavo entrambi eravamo protagonisti di una bella storia d’amore, che con il tempo finii per pensare fosse reale. Cercai di convincere il resto del mondo che la sua fidanzata era una pessima persona, affinché si lasciassero una volta per tutte. Mi ossessionai a tal punto che lui divenne il mio mondo, ma un mondo che non esisteva e questo non faceva che accrescere il vuoto dentro di me.

Ragazza che guarda lago

I bracciali per coprire la mia vergogna

Persi il controllo persino dei miei sentimenti. Divenne tutto bianco o nero, amarmi o odiarmi, “o sei con me o contro di me”. Perché ero la padrona degli estremi della realtà e mi rifiutavo di vedere i punti intermedi, le vie di mezzo. Divenni un uragano di sentimenti, amavo all’ennesima potenza e odiavo con tutte le mie forze. Ma, all’interno di questo uragano, c’era l’occhio del ciclone, un occhio che mostrava il vuoto che si faceva sempre più grande dentro di me.

Questo vuoto che si faceva sempre più forte e che dipingeva la mia realtà in modo da far uscire un’emozione turbolenta, anche se non provavo niente. Allora, cercando di lasciarmi alle spalle questo vuoto, cercando di provare qualcosa, cominciai a tagliarmi i polsi. E fu così che divenni la ragazzi dei bracciali al polso, perché grazie a essi potevo nascondere quello che non volevo mostrare.

Ma i bracciali non possono curare tutto, servono solo a nascondere quello che non si vuole dare a vedere. Nascondono quella parte di me che non controllo. Quella parte per cui sono lo zimbello di coloro che mi conoscono, dato che per loro sono la pazza furiosa, la matta da legare. Ma io… io… io voglio solo integrarmi e provare qualcosa di bello, per questo mi sono decisa a chiedere aiuto.

So che sarà un lungo percorso, molto lungo, ma adesso ho una speranza. Grazie alle mie sedute psicologiche e alla terapia stabilita dallo psichiatra, sto riuscendo a essere un po’ di più me stessa, a somigliare al mio Io precedente. Sono stata coraggiosa e ho cercato aiuto, per questo racconto la mia storia. Se vi sentite come me o se conoscete qualcuno che si sente così, non limitatevi a ridere o a sbeffeggiarlo; dietro vi è un essere umano che si sente perso e che forse, proprio come me, sotto a quei bracciali cela quello che gli provoca dolore e vergogna.