La realtà è frutto della nostra mente?

La fisica quantistica suggerisce che la realtà così come la avvertiamo non è altro che una costruzione delle nostre menti. Scopriamo di più su questa interessante ipotesi.
La realtà è frutto della nostra mente?

Ultimo aggiornamento: 26 febbraio, 2021

Fino a non molto tempo fa, l’idea che la coscienza potesse derivare dalla confluenza di componenti della realtà fisica è stata associata più alla magia medievale che alla scienza rigorosa. Ma la scienza quantistica, attraverso i suoi esperimenti, ci rivela che la realtà che avvertiamo dipende da come la osserviamo.

Tale ipotesi sembra mettere in discussione la natura della realtà in cui crediamo di muoverci, e suggerisce che la coscienza influenza la materia. È infatti possibile che la stessa coscienza determini per noi gli elementi fisici della nostra realtà e non il contrario, come era concepito tradizionalmente.

Ipotesi della fisica quantistica

Uno degli aspetti più curiosi e affascinanti messi in luce dalla fisica quantistica è la possibilità che la realtà che avvertiamo sia il prodotto della nostra personale percezione. In altre parole, è possibile che la realtà non esista finché non si osserva.

Si potrebbe dunque dire che l’osservatore influenza ciò che osserva. Quando si misura il comportamento di una particella tramite la sua osservazione, si sta influenzando il suo stato naturale e la misurazione potrebbe non essere accurata.

Ne consegue che osservando il comportamento della luce, verificheremo che si comporterà come una particella fisica o fotone se si smette di osservarlo, oppure come un’onda che viaggia nello spazio se tale osservazione non avviene in un momento discreto del tempo. Questa dualità onda-corpuscolo costituisce una delle basi della nostra conoscenza quantistica.

I salti quantici, i cambiamenti improvvisi dello stato fisico di un sistema praticamente istantanei sono fenomeni che possono essere riscontrati anche in posti comuni come il nostro bar preferito e il supermercato di quartiere.

Uomo con gli occhiali che pensa.

La realtà che avvertiamo è il prodotto della nostra percezione?

La possibilità che il mondo che vediamo e sentiamo sia prodotto dalla nostra percezione di esso è, per molti, un dibattito tanto complicato quanto interessante. Sono in gioco molte credenze e postulati scientifici classici.

Si cela una filosofia sorprendente dietro queste osservazioni scientifiche: i fenomeni fisici si manifestano in diversi modi a seconda dell’atto del misurare tramite cui si osservano. E fino a quando questi fenomeni non vengono misurati, finché non li osserviamo, sembrano rimanere in una sorta di stato di indefinitezza che sfida la logica così come gli esseri umani la concepiscono.

In questo stato di indefinitezza quantistica, i fenomeni fisici sono e non sono, sono vivi e morti, sono onde e particelle. In altre parole: non esistono e sono tutto allo stesso tempo.

Questa nozione così tipica della fisica quantistica ha avuto dimostrazione sperimentale in più di un’occasione. Il principio rivoluzionario della concezione della realtà corrisponderebbe, in altre parole, col fatto che in qualche modo la realtà non esiste finché non la misuriamo. Almeno non la realtà su scala quantistica che, sebbene minuscola, è il livello minimo a cui si riduce la materia che compone tutte le cose nell’universo.

Esperimenti

A livello sperimentale si è cercato di dimostrare che quando la nostra mente percepisce un oggetto, potrebbe comportarsi come un’onda o come una particella simultaneamente, indipendentemente da come viene misurato.

Tuttavia, come risulta dagli esperimenti pubblicati, la fisica quantistica prevede che nell’ambito di questa percezione la materia possa comportarsi come onda o come particella senza che questo fatto influisca su di essa; tutto dipenderà da come, nell’atto percettivo finale, è stata effettuata la misurazione o registrazione della realtà da percepire.

Grazie alla fisica quantistica si è potuta realizzare una fotografia di un’incisione a forma di gatto su cui la luce non ha mai interagito direttamente.

La coscienza è una proprietà costitutiva dell’universo?

La strana natura della realtà, che cambia concettualmente con il progresso della scienza, può indurci a mettere in discussione molte delle nostre convinzioni sull’universo. Spiegare questo funzionamento sembra estremamente complesso e al momento altamente speculativo.

Tuttavia, una delle spiegazioni più coinvolgenti è la possibilità che la coscienza sia una proprietà costitutiva dell’universo. Cioè, che la coscienza esista da sola nell’universo e che esista per il semplice fatto che l’universo stesso esiste.

Questo postulato implicherebbe che la coscienza esiste anche a livello quantistico. E questo, a sua volta, sosterrebbe la narrazione che è la mente che crea un effetto sulla materia, a livello percettivo, e non viceversa. Tuttavia, l’idea che la coscienza possa essere correlata alla formazione della realtà fisica è stata associata più alle idee new age, che godevano di poca credibilità, che alla scienza rigorosa.

Poiché non sono tanti gli esperimenti che esplorano queste tematiche nel campo della fisica, l’impressione è che a uno scienziato convenga evitare di occuparsi nella sua carriera di argomenti di studio così apparentemente controversi.

Mente umana illuminata.

Progressi scientifici

Questo argomento rappresenta un tale tabù che fino a poco tempo fa era esteso a tutti i trattati sui fondamenti della teoria quantistica. Per oltre 50 anni, di fatto, si è ritenuto inappropriato per un ricercatore condurre simili esperimenti.

Nonostante tutto, sembra che la fisica quantistica, già supportata dalla verifica e validazione delle sue ipotesi in laboratorio, stia finalmente aprendo la porta a un nuovo modo di intendere la nostra coscienza, la realtà e il mondo.

Almeno, e per ora, la scienza sembra smantellare il pregiudizio secondo il quale vi sarebbe una realtà oggettiva preesistente. E se pensiamo di essere una creatura qualsiasi, un’entità qualsiasi, siamo in realtà tutte le creature, tutte le cose. Siamo l’universo.

“In questo mondo traditore

non c’è né verità né menzogna,

tutto dipende dal colore

del vetro attraverso cui si guarda”.

-Ramón de Campoamor-

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