La solitudine si apprezza con gli anni

· 23 dicembre 2016

Con gli anni la solitudine ha tutto un altro sapore. Perché? Perché man mano che accumuliamo esperienza, ad un certo punto diventa sinonimo di spazio personale, intimo ed emotivo.

E sì, la solitudine crea dipendenza. Una volta scoperta la pace della solitudine, finiamo per averne bisogno periodicamente. Non sopportiamo più il rumore del mondo esterno e preferiamo conoscere il nostro mondo interiore.

Con il passare del tempo, cominciamo a relazionarci con la società senza paura, a stare bene con noi stessi, a contemplarci e a recuperare un equilibrio che si fa fatica a raggiungere in giovane età. A 20 anni la società non consente di vedere la solitudine come positiva, come invece si fa a 30 anni o più quando le esperienze di vita ci costringono a fermarci e a trovare un po’ di tempo per noi stessi.

La solitudine è la nostra proprietà più privata,
vecchio spettacolo di sputafuoco,
in essa ci muoviamo e inventiamo pareti
con specchi da cui scappiamo continuamente.

Mario Benedetti

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Che cosa avrà la solitudine per farci sentire liberi?

La solitudine è così affascinante perché ci aiuta a conservare una piccola parte della nostra anima per noi stessi. Grazie alla solitudine, possiamo ascoltarci, gestire i nostri timori, guardare in faccia i nostri demoni e manifestare i nostri desideri.

I nostri momenti in solitudine diventano un punto di incontro che ci arricchisce e che non ci fa del male.

Attenzione, però! Non dobbiamo confondere la solitudine per scelta con l’isolamento sociale. Dobbiamo considerarla come un posto dove ci rifugiamo per nostra scelta e con il bisogno di costruire la nostra personalità attraverso la piena osservazione.

Quando una persona sceglie di stare sola, non è isolata. Anzi, la solitudine per scelta aiuta a sviluppare una sensazione di controllo che la vita adulta, così frenetica e piena di impegni, non consente di coltivare.

Una persona, nei suoi momenti di solitudine, è responsabile di costruire la sua immagine allo specchio e di sapere cosa succede dietro quello sguardo. Possiamo entrare in connessione con la nostra capacità di introspezione e analizzare gli antecedenti e le conseguenze dei nostri conflitti, dei nostri traguardi e delle nostre esperienze.

scala verso la luna

La solitudine regala momenti di deliziosa intimità

Attraverso l’incontro intimo con noi stessi, diciamo addio alla dipendenza emotiva e agli attaccamenti tossici. Lavoriamo sul bisogno che abbiamo di noi stessi, coltiviamo la nostra interiorità esplicitando le nostre necessità e vincendo le nostre paure.

Così, il timore di non trovare il senso della vita diminuisce, infatti quando una persona comincia ad apprezzare i suoi momenti di solitudine, capisce che il senso della vita è quello che ognuno le attribuisce. Né più né meno.

Le persone che amano passare del tempo da sole vedono le cose in un altro modo. Sanno bene cosa significhi godersi una giornata senza programmi, trovare del tempo per se stessi, essere indipendenti, considerare un caffè da soli come uno dei più bei piaceri della vita.

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Questo rafforza il potere di decisione e di auto-analisi. Ma c’è di più, la necessità di stare da soli e il fatto di apprezzarla sono due aspetti legati alla creatività e all’originalità. Questo trasforma i piccoli dettagli in sfumature che fanno la differenza.

Scopriamo noi stessi attraverso i momenti in cui entriamo in contatto con il nostro IO più profondo. Questo è ciò che rende la solitudine sinonimo di spazio personale e intimo. Questo è ciò che tante volte ci spinge a trovare e collezionare motivi per continuare a crescere.

La solitudine è sempre utile per ricomporci, per farci entrare in connessione con noi stessi e riflettere sugli aspetti della nostra vita che abbiamo trascurato. L’essenzialità di questo stato emotivo ci insegna a condividere con noi stessi il nostro modo di essere, a riservarci uno spazio e a coltivarlo per alimentare ciò che ci sostiene nel profondo: l’amor proprio verso noi stessi.